In 3 sorsi – Diverse vicende giudiziarie che coinvolgono il PSOE stanno determinando un calo
di consensi. Quali possibili ripercussioni per la leadership di Sánchez?
1. LA PERQUISIZIONE
Negli ultimi tempi, il PSOE, Partito Socialista Spagnolo, sembra attraversare non
pochi momenti difficili. L’ultimo risale allo scorso 27 maggio, quando gli agenti dell’UCO, ossia
l’unità investigativa della Guardia Civil spagnola, hanno perquisito la sede del PSOE a
Madrid, mentre il premier Pedro Sánchez si trovava al Vaticano in visita a Papa Leone. La
perquisizione è stata effettuata nell’ambito di un’indagine su un presunto finanziamento illecito e
in particolare si cercavano documenti che potessero provare l’esistenza di un’organizzazione
interna al partito, che sarebbe volta a influenzare le indagini di persone vicine all’attuale
Governo. Sánchez ha annunciato che si presenterà davanti al Parlamento nella seconda
metà di giugno. Per il premier spagnolo non sarà la prima volta a doversi confrontare col
Parlamento per vicende di questo tipo: già un anno fa si era ritrovato in una situazione
analoga in seguito al coinvolgimento di un dirigente del Partito Socialista in un caso di
corruzione. In quest’occasione, nello specifico, si accusa l’ex dirigente Santos Cerdan di aver
utilizzato soldi del partito per pagare una giornalista per ottenere informazioni volte a screditare
gli agenti e i magistrati coinvolti nelle indagini.
Fig. 1 – L’ex Primo Ministro spagnolo Zapatero
2. IL CASO ZAPATERO
Un altro caso che ha avuto una grande rilevanza politica e mediatica riguarda l’ex Primo
Ministro José Luis Rodríguez Zapatero, al Governo dal 2004 al 2011. Le accuse sono quelle
di associazione a delinquere, traffico di influenze e falso di documenti. Il suo interrogatorio,
previsto per il 2 giugno, è stato posticipato al 17 giugno su richiesta dei legali dell’ex
premier socialista. Secondo le accuse, nel 2021 Zapatero avrebbe fatto pressioni sul
Governo Sánchez per convincerlo a salvare la compagnia aerea Plus Ultra con dei soldi
pubblici. La compagnia, che ha ricevuto 53 milioni di euro, avrebbe dato 2 milioni di euro all’ex
premier tramite un giro di società di consulenze gestite da una persona molto vicina a lui.
Inoltre, secondo l’accusa, i soldi ricevuti dalla compagnia aerea sarebbero stati utilizzati in parte
per attività di riciclaggio di denaro in Venezuela, ai tempi del regime di Maduro, con il quale
Zapatero ha sempre cercato di mediare. Zapatero ha negato tutte le accuse, ma il fatto resta
eclatante, considerando che è la prima volta nella storia che un ex Primo Ministro spagnolo
viene indagato per corruzione. Inoltre, negli ultimi giorni in Spagna si sta discutendo molto delle
tempistiche della consegna delle prove. Effettivamente, i messaggi rinvenuti sul cellulare
dell’imprenditore venezuelano Reyes, che rappresentano il cuore dell’accusa, sono stati ottenuti
dalla polizia statunitense ben cinque anni fa, ma sono arrivati solo adesso in Spagna. L’idea che
si è fatta una parte della stampa spagnola è che la consegna di queste prove sia stata frutto di
una precisa scelta politica da parte degli Stati Uniti, che si colloca in un momento di piena crisi
diplomatica tra Madrid e Washington, dopo il mancato appoggio agli USA nel conflitto in Iran da
parte del Governo spagnolo.
Fig. 2 – Il Primo Ministro socialista Pedro Sanchez
3. LE CONSEGUENZE SUL GOVERNO
Il caso appena menzionato si colloca in una situazione già molto delicata. Infatti, per quanto Sánchez venga osannato al di fuori della Spagna come icona del progressismo europeo, soprattutto per i risultati economici che il suo Governo è riuscito a ottenere, la situazione all’interno del Paese sembra essere molto diversa. I vari scandali che hanno macchiato il suo mandato, compresi quelli riguardanti i suoi familiari, insieme al suo aperto sostegno nei confronti di Zapatero, hanno contribuito a un drastico calo nei consensi. A fine maggio a Madrid ci sono state delle mobilitazioni da parte della popolazione, che si è schierata contro il Governo, definendolo corrotto e chiedendo dimissioni ed elezioni anticipate. A marciare secondo gli organizzatori sono stati in 120mila, anche se altre fonti parlano di 40mila persone, con il sostegno del Partito Popolare e dell’estrema destra Vox. A prescindere dai numeri esatti, questa mobilitazione sicuramente è indice di un malcontento che si sta diffondendo rapidamente, che potrebbe favorire una ripresa di consensi nei confronti dei partiti di centro-destra in vista delle prossime elezioni, in programma nel 2027.
Caterina Marzano


