In 3 sorsi – A quasi cinque anni dall’assassinio di Jovenel Moïse, Haiti resta il simbolo del collasso istituzionale nei Caraibi. Mentre le gang controllano gran parte della capitale, il Paese mette alla prova i limiti delle strategie internazionali di stabilizzazione e della ricostruzione dello Stato.
1. QUANDO LO STATO PERDE IL CONTROLLO
Da oltre quattro anni Haiti vive una crisi che non ha precedenti nella sua storia recente, con il progressivo indebolimento delle istituzioni che apre la strada all’espansione delle attività criminali.
Dopo l’assassinio del Presidente Jovenel Moïse nel luglio 2021, il Paese non è più riuscito a ricostruire un’autorità politica legittima. L’assenza di Istituzioni funzionanti ha favorito una rapida ascesa delle organizzazioni criminali, che oggi controllano fino al 90% della capitale Port-au-Prince e continuano ad avanzare nelle province. Omicidi, sequestri, estorsioni e violenze sessuali sono diventati strumenti quotidiani di controllo territoriale, mentre oltre 6,4 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, un livello di emergenza paragonabile a quello registrato dopo il terremoto del 2010. In questo contesto, Haiti rappresenta oggi uno degli esempi più evidenti di Stato fragile (fragile state), nel quale il degrado delle Istituzioni ha permesso ad attori non statali di sostituirsi, in molte aree del Paese, alle funzioni fondamentali dello Stato. In termini di teoria dello Stato, il caso haitiano evidenzia la progressiva perdita del monopolio legittimo della forza, tradizionalmente considerato uno degli elementi essenziali della sovranità statale.
Foto 1 – un’auto danneggiata da colpi di arma da fuoco a Port-au-Prince, Haiti
2. I LIMITI DELLA RISPOSTA INTERNAZIONALE
Di fronte al progressivo deterioramento della situazione, la comunità internazionale ha cercato di sostenere le Istituzioni haitiane attraverso missioni di sicurezza e programmi di assistenza. Tuttavia, gli interventi si sono rivelati finora incapaci di invertire la tendenza. Il deterioramento della sicurezza è proseguito nonostante il susseguirsi delle iniziative internazionali. La nuova Gang Suppression Force (GSF), sostenuta dalle Nazioni Unite e concepita come evoluzione della precedente missione multinazionale, procede con lentezza e continua a scontare carenze di personale, risorse e coordinamento. Nel frattempo, le organizzazioni criminali hanno consolidato il proprio controllo territoriale, estendendo la loro presenza ben oltre la capitale. Molte gang, inoltre, esercitano un’influenza crescente sulle principali infrastrutture urbane, sulle reti logistiche e sulle attività economiche locali, consolidando forme di governance parallela che riducono ulteriormente la capacità operativa dello Stato. Come evidenziato da Chatham House, la crisi haitiana non può essere affrontata esclusivamente attraverso il rafforzamento delle operazioni di sicurezza, ma richiede una profonda riforma della governance, delle Istituzioni e del sistema giudiziario. La crisi haitiana è infatti il risultato dell’intreccio tra collasso istituzionale, debolezza del sistema giudiziario, corruzione, povertà estrema e frammentazione politica.
Foto 2 – polizia haitiana in assetto antisommossa durante una manifestazione
3. HAITI COME LABORATORIO DELLE NUOVE CRISI DI SICUREZZA
Il controllo esercitato dalle gang alimenta traffici di armi, droga ed esseri umani, rafforza la criminalità transnazionale e contribuisce alle pressioni migratorie verso i Caraibi e gli Stati Uniti. Più che un’emergenza temporanea, Haiti rappresenta oggi un caso emblematico di erosione della capacità statale, in cui organizzazioni criminali si sostituiscono progressivamente alle funzioni dello Stato.
Le elezioni previste per agosto 2026 rappresentano un passaggio cruciale. Il nuovo assetto istituzionale rappresenta un’opportunità, ma non costituisce di per sé una garanzia di stabilizzazione. Le elezioni difficilmente potranno produrre una stabilizzazione duratura senza adeguate condizioni di sicurezza e un credibile processo di ricostruzione istituzionale. Come evidenziato anche dagli analisti, la risposta non può limitarsi all’impiego della forza: senza Istituzioni legittime, Stato di diritto e governance efficace, le operazioni di sicurezza rischiano di produrre risultati soltanto temporanei.
Il caso haitiano dimostra come le nuove minacce alla sicurezza internazionale nascano sempre più dall’intreccio tra criminalità organizzata, fragilità istituzionale e vuoti di potere. In questo senso, Haiti non rappresenta soltanto una crisi regionale, ma un banco di prova per comprendere le sfide della sicurezza contemporanea.
Michele Prudente – Master in Intelligence UNICAL
“Haiti Earthquake” by United Nations Development Programme is licensed under CC BY-NC-ND


