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Haiti sull’orlo del collasso

In 3 sorsi Haiti sta affrontando una crisi che non sembra avere fine. Il Paese, caduto nelle mani delle gang, è teatro di violenze e disordini, che hanno portato il Primo Ministro Ariel Henry a dimettersi.

1. LA SPIRALE DI VIOLENZA

A partire dallo scorso 25 febbraio Haiti sta attraversando un’ondata di violenza, che rischia di portare il Paese al collasso. I disordini sono iniziati quando, approfittando dell’assenza del Primo Ministro Ariel Henry, i membri delle gang di tutto il territorio nazionale hanno unito le forze e hanno messo a ferro e fuoco la capitale Port-au-Prince per chiedere le dimissioni di Henry. Tali richieste sono state accompagnate da azioni feroci. Il 2 marzo le gang hanno preso il controllo del Penitenziario Nazionale situato a Port-au-Prince, favorendo la fuga di circa 3.800 prigionieri. Nei giorni successivi i gruppi armati hanno attaccato stazioni della polizia e hanno cercato di prendere il controllo dell’aeroporto internazionale Toussaint Louverture, il più grande del Paese. In risposta alla spirale di violenza, il Primo Ministro Henry ha imposto un coprifuoco in tutto il territorio. Inoltre, i diplomatici statunitensi ed europei sono stati fatti evacuare.

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Fig. 1 – Disordini nelle strade di Porto Principe, capitale di Haiti

2. LE QUESTIONI CHIAVE PER CAPIRE LA CRISI

La violenza dei gruppi armati non è una novità per il piccolo Paese caraibico. Il fenomeno ha origine durante le dittature di François Duvalier e del figlio Jean-Claude Duvalier, i quali dal 1957 al 1986 avevano sottomesso gli haitiani alle loro milizie personali. Successivamente, agli inizi del XXI secolo, le cosiddette “Quimeras” (Chimere), gruppi armati sotto il controllo dell’allora Presidente Jean Bertrand Aristide, avevano seminato il terrore nella popolazione. Secondo gli esperti dell’ONU, oggi “l’influenza dei politici e degli attori finanziari sulle attività delle bande è di natura sistemica”. Attualmente si stima che ad Haiti operino 200 bande, dotate di armi sofisticate e dedite al traffico di armi e droga, estorsioni, rapimenti e omicidi. Nella sola Port-au-Prince circa 23 bande controllano l’80% del territorio. Per trovare una spiegazione a tali dati, è importante rifarsi all’instabilità politica ed economica del Paese. Haiti è infatti lo Stato più povero di tutta l’America Latina e il Caribe e più di 4 milioni di haitiani soffrono di fame acuta. Dal punto di vista politico, Haiti non celebra elezioni dal 2016, anno in cui Jovenel Moïse è risultato essere il candidato eletto alla presidenza. Il politico è stato assassinato il 7 luglio del 2021 da alcuni mercenari colombiani, lasciando un vuoto di potere che ha permesso alle gang di affermare la propria influenza. In seguito all’uccisione di Moïse, Ariel Henry, allora Ministro della Salute, ha preso il suo posto. Tuttavia, dal momento del suo insediamento Henry non è stato riconosciuto dagli haitiani come un governante legittimo e ha sempre goduto di scarsa popolarità.

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Fig. 2 – Ariel Henry durante un incontro con l’Assemblea Generale dell’ONU per discutere circa il problema della sicurezza ad Haiti

3. UN FUTURO INCERTO

Di fronte alla crisi che sta attraversando Haiti, i leader della Comunità dei Caraibi (Caricom) si sono riuniti lo scorso 11 marzo a Kingston, Giamaica, per discutere delle sorti del Paese. Durante il vertice erano presenti anche il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, e i rappresentanti di Brasile, Francia, Messico, Canada, Kenya e Benin. In seguito all’incontro, i diplomatici hanno proposto la creazione di un consiglio di transizione formato da sette membri, esponenti dell’élite politica e del settore privato haitiano, i quali saranno incaricati di eleggere un nuovo Primo Ministro e aprire la strada alle elezioni presidenziali. Il Primo Ministro Henry, attualmente bloccato a Puerto Rico, sembra aver accolto favorevolmente la decisione del Caricom, infatti ha annunciato che si dimetterà dal proprio incarico una volta creato il consiglio transitorio. Dichiarazioni opposte giungono invece dal leader delle gang conosciuto con il soprannome di Barbecue, il quale ha promesso una “rivoluzione sanguinosa” finché gli haitiani non saranno liberi di eleggere liberamente i propri rappresentanti. Il futuro di Haiti sembra dunque dipendere dalla celerità con cui si giungerà a indire nuove elezioni nel Paese. Le urne si presentano come l’unico mezzo per evitare una violenta guerra civile.

Maria Elena Rota Nodari

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • Ad Haiti le bandi criminali hanno causato disordini e violenze.
  • All’origine della spirale di violenza si trovano l’instabilità politica ed economica del Paese.
  • In risposta alla crisi il Caricom ha proposto la creazione di un consiglio di transazione. Il Primo Ministro Ariel Henry ha annunciato le proprie dimissioni.

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Maria Elena Rota Nodari
Maria Elena Rota Nodari

Classe 1997, sono originaria di Bergamo, ma ho studiato a Milano, Bologna e Madrid. Nel 2018 prendo parte a un progetto di volontariato a Bogotà, Colombia e mi innamoro dell’America Latina. Le mie più grandi passioni sono le relazioni internazionali, i viaggi, un buon libro e il caffè.

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