In 3 Sorsi – La guerra del 2026 ha accelerato una trasformazione già in corso: i Pasdaran non sono più soltanto il principale strumento militare della Repubblica Islamica, ma uno dei centri decisionali da cui dipendono sicurezza, negoziati e politica regionale.
1. DALLA GUIDA ALLA CABINA DI GUERRA
La morte di Ali Khamenei e l’ascesa di Mojtaba Khamenei hanno alterato l’equilibrio al vertice della Repubblica Islamica. La Guida Suprema continua a fornire la cornice di legittimità del sistema, ma la guerra ha ristretto il processo decisionale attorno agli apparati di sicurezza. Secondo GIS Reports, i vertici dell’IRGC guidati da Ahmad Vahidi sono oggi tra i principali decisori, mentre Presidente, Ministro degli Esteri e Parlamento mantengono soprattutto una funzione politica e negoziale.
Non si tratta necessariamente di un “golpe” dei Pasdaran: la Repubblica Islamica conserva istituzioni civili e religiose perché sono ancora essenziali alla legittimazione del regime. Il cambiamento riguarda piuttosto il peso relativo dei diversi centri di potere: quando la sopravvivenza dello Stato viene percepita come priorità, chi controlla gli strumenti coercitivi acquisisce maggiore capacità di orientare le scelte.
Fig. 1 – Uno studente iraniano, con indosso l’uniforme del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), vicino a un cartellone pubblicitario anti-americano
2. COME IL POTERE MILITARE DIVENTA POLITICO
Il rafforzamento dell’IRGC non dipende soltanto dalle armi. I Pasdaran controllano proprie forze militari e la rete Basij, ma sono anche inseriti nei nodi attraverso cui vengono coordinate le decisioni strategiche. Il comando Khatam al-Anbiya costituisce il livello di raccordo tra IRGC ed esercito regolare per le principali operazioni militari, mentre il comandante delle Guardie siede nel Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, dove sicurezza, politica estera ed economia convergono.
È questa sovrapposizione a trasformare capacità militare in influenza politica: l’IRGC non deve sostituire formalmente Governo e diplomazia per condizionare il processo decisionale. Può incidere sull’agenda, sulle soglie di escalation e sui margini negoziali controllando gli strumenti da cui dipendono deterrenza e sopravvivenza del regime. Allo stesso tempo, ha bisogno delle istituzioni civili per evitare che la centralità militare assuma apertamente la forma di un colpo di Stato.
La sua crescente centralità produce inoltre effetti regionali. In Bahrein, per esempio, l’accusa di legami con i Pasdaran è diventata uno degli strumenti utilizzati dalle autorità nella repressione di settori della comunità sciita, mostrando come l’IRGC sia ormai anche un riferimento nella percezione delle minacce dei vicini del Golfo.
Fig. 2 – Il 30 agosto 2026, i sostenitori del Governo sventolano bandiere nazionali durante una manifestazione nel centro di Teheran, in Iran
3. UN IRAN PIÙ MILITARE, NON NECESSARIAMENTE PIÙ IRRAZIONALE
La centralità dei Pasdaran non implica automaticamente una politica estera priva di pragmatismo. La storia dell’IRGC mostra che le Guardie possono accettare compromessi quando la sopravvivenza del sistema e dei propri interessi lo richiede. La variabile decisiva è quindi capire se l’attuale assetto resterà legato all’emergenza bellica oppure diventerà strutturale.
Se l’IRGC continuerà a controllare i principali strumenti di coercizione senza rompere con la cornice clericale e istituzionale, il risultato potrebbe essere una Repubblica Islamica sempre più securitaria, nella quale la legittimità resta religiosa e politica, ma il potere di veto e di indirizzo si concentra progressivamente negli apparati militari.
Un primo indizio in questa direzione arriva dall’estate 2026: ad agosto Mojtaba Khamenei ha formalizzato un ampio rimpasto dei vertici militari, confermando Ahmad Vahidi al comando dell’IRGC. Come rilevato da Al Jazeera, l’operazione consolida l’autorità del nuovo Leader supremo insieme a quella dei vertici militari, più che segnalare un ritorno alla normalità istituzionale: un indizio che l’attuale assetto securitario tende a stabilizzarsi oltre l’emergenza bellica.
Michele Prudente – Master in Intelligence UNICAL


