Le alleanze liquide di M23 nei Grandi Laghi

Caffè Lungo – Oltre il classico scontro per le risorse, il Movimento 23 Marzo sta ridefinendo la guerra nell’est del Congo attraverso una rete di alleanze opportunistiche e milizie ibride. Una frammentazione che aggira gli eserciti regolari e accelera la balcanizzazione della regione.

LE RADICI DEL NUOVO ESPANSIONISMO

La narrazione tradizionale che descrive il Movimento 23 Marzo (M23) esclusivamente come una milizia proxy etnica teleguidata dal vicino Ruanda è oggi insufficiente per comprendere la reale portata del conflitto nel Nord Kivu. Quando il gruppo è riemerso alla fine del 2021, dopo quasi un decennio di letargo, ha dimostrato un’evoluzione tattica e logistica impressionante, abbandonando la logica della mera guerriglia per adottare quella di un esercito convenzionale d’occupazione. Con il supporto logistico e militare di Kigali (documentato da innumerevoli report internazionali), M23 ha progressivamente conquistato e amministrato ampie porzioni dei territori di Rutshuru, Nyiragongo e Masisi, stringendo un cappio attorno a Goma, capoluogo della provincia e hub commerciale strategico dell’intera regione dei Grandi Laghi.
Tuttavia, il consolidamento territoriale ha imposto a M23 una sfida complessa: come mantenere il controllo su un’area così vasta e ostile, popolata da decine di fazioni armate storicamente avverse? La risposta del gruppo non è stata la semplice repressione, ma una complessa strategia di cooptazione. Abbandonando la rigidità ideologica, M23 ha iniziato a trasformarsi da forza militare isolata a polo di attrazione per una galassia di attori scontenti del Governo di Kinshasa, gettando le basi per un’insorgenza strutturale e profondamente radicata nel tessuto locale.

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Fig. 1 – Miliziani di M23 a bordo di un camion durante l’occupazione della città di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, 31 gennaio 2025

LA RETE FLUIDA: ‘IL NEMICO DEL MIO NEMICO’

Come evidenziato dai dati della primavera 2026, la guerra ha subito una drastica mutazione: l’espansione del fronte non procede più solo per linee di scontro convenzionali, ma attraverso repentine “contaminazioni”. La sigla di M23 funge oggi da catalizzatore per l’Alliance Fleuve Congo (AFC), un ombrello politico-militare che ha permesso di integrare disertori dell’esercito congolese (FARDC) e varie fazioni di milizie Mai-Mai locali, un tempo acerrime nemiche del movimento a guida tutsi. Seguendo la cinica logica de “il nemico del mio nemico è mio amico”, l’M23 ha tessuto accordi di convenienza che gli permettono di muoversi con una fluidità disarmante.
Questa strategia di alleanze liquide si è estesa rapidamente oltre i confini del Nord Kivu, penetrando pericolosamente nel Sud Kivu. Qui, il gruppo ha trovato sponde tattiche in milizie comunitarie come i Twirwaneho (gruppo di autodifesa della minoranza Banyamulenge), unendo le forze contro un nemico comune: i Wazalendo, la variegata coalizione di milizie patriottiche armate e finanziate da Kinshasa per fare il lavoro sporco della contro-insurrezione. Il risultato è un campo di battaglia caotico e iper-frammentato. Gruppi armati locali cambiano casacca da una settimana all’altra, integrandosi nelle catene di comando di M23 in cambio di armi, denaro o protezione contro i rivali. Questo trasformismo tattico permette all’insorgenza di aprire nuovi fronti in poche ore, sbilanciando perennemente le costose e inefficaci missioni regionali (come quella della SADC) schierate a difesa del traballante Governo congolese.

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Fig. 2 – Un miliziano wazalendo consegna la propria arma ai ribelli dell’M23 a Uvira, nel Sud Kivu, il 15 dicembre 2025. Oltre cinquanta combattenti della coalizione filo-governativa sono passati nelle file ribelli dopo la caduta della città: la dimostrazione visiva delle “alleanze liquide” che frammentano l’est del Congo

IL SUICIDIO STRATEGICO DI KINSHASA

L’attuale conformazione del fronte impone una lettura spietata degli equilibri regionali: l’est della Repubblica Democratica del Congo non è più solo una zona contesa, ma il laboratorio in cui lo Stato centrale sta deliberatamente smantellando ciò che resta della propria sovranità. Il grande vincitore di questa architettura del caos è l’asse M23-Kigali. Attraverso il franchising della ribellione siglato con l’AFC, il Ruanda riesce a esternalizzare il proprio perimetro di sicurezza, consolidando un’egemonia economica informale sulle ricche filiere minerarie del Kivu senza doversi accollare il costo diplomatico di un’annessione formale.
Dall’altra parte, il Governo del Presidente Félix Tshisekedi si ritrova prigioniero di un imbuto decisionale letale. Incapace di sconfiggere militarmente i ribelli e frustrato dall’apatia delle forze internazionali (dalla fallimentare missione della East African Community Regional Force – EACRF fino alla Monusco in ritiro), Kinshasa ha deciso di appaltare la sicurezza nazionale, armando decine di migliaia di irregolari sotto il vessillo dei Wazalendo. Il calcolo politico alla base di questa scelta è chiaro: barattare l’integrità istituzionale a lungo termine in cambio di un attrito tattico immediato per ritardare la caduta di Goma. Tuttavia, l’impiego di queste frange – spesso indisciplinate, predatrici e prive di una reale catena di comando – si sta rivelando un disastro strategico. Invece di respingere l’M23, i Wazalendo commettono abusi sistematici contro la popolazione civile, spingendo intere comunità (in particolare i ruandofoni) a gettarsi tra le braccia dell’insorgenza per disperazione o per legittima difesa.
I veri sconfitti, come sempre, sono i civili congolesi, ma a livello geopolitico la più grande vittima è l’illusione di una soluzione militare tradizionale. Le missioni inviate dal Sudafrica e dai partner regionali sono destinate a impantanarsi proprio perché trattano questa crisi come una semplice invasione respingibile con l’artiglieria, ignorandone la profonda natura politica. Se non si disinnesca l’escalation per procura – smettendo di alimentare miliziani da ambo le parti – il destino dell’area è già scritto. Non assisteremo a trattati di pace o a nuove demarcazioni territoriali, ma a una balcanizzazione silenziosa e inesorabile. L’est del Congo sta scivolando in una condizione di permanente “zona grigia”, una galassia di signorie della guerra nella quale M23 governerà i traffici strategici e lo Stato congolese rimarrà un concetto puramente astratto, valido a Kinshasa, ma inesistente nei Grandi Laghi.

Francesco Iaquinta e Francesco Spizzirri – Master in Intelligence UNICAL

Driving Through Goma” by Baron Reznik is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • M23 non è più solo una milizia territoriale, ma il perno di un’insorgenza politica fluida (l’Alliance Fleuve Congo) capace di assorbire gruppi locali, rendendo inefficaci le tradizionali guerre di trincea. Il ricorso incrociato a milizie locali, poi, sta innescando una frammentazione in cui la catena di comando sfugge agli stessi sponsor statali.
  • Armando i civili per salvare Goma a breve termine, la RDC sta distruggendo nel lungo periodo il proprio monopolio della forza, consegnando intere province all’amministrazione de facto di signori della guerra ed estorsori.

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Il Master di II livello in Intelligence dell’Unical, diretto dal prof. Mario Caligiuri, è nato nel 2007 e fornisce una formazione avanzata sulla  disciplina dell’intelligence e dei suoi processi. Gli studenti partecipano alla Redazione del Caffè Geopolitico grazie a un accordo di tirocinio.

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