In 3 sorsi – Le proteste contro i progetti turistici di Sazan e Zvërnec riaprono il confronto sul modello di sviluppo albanese, mentre l’avanzamento dei negoziati con l’UE mette alla prova l’applicazione delle riforme.
1. UN PAESE IN FERMENTO
Dalla fine di maggio 2026 l’Albania è attraversata dalla cosiddetta “Rivoluzione dei fenicotteri”, un’ondata di proteste contro i progetti turistici sulla costa di Zvërnec e sull’isola di Sazan. Il nome richiama i fenicotteri rosa che popolano la laguna di Vjosa-Narta, presso Zvërnec. I progetti prevedono infatti la trasformazione dell’isola di Sazan in una destinazione turistica di lusso e lo sviluppo di un complesso sulla costa di Zvërnec, promossi dalla statunitense Atlantic Incubation Partners e legati al fondo Affinity Partners di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Sostenuto dal Governo di Edi Rama come investimento strategico, il piano ha alimentato le preoccupazioni degli ambientalisti per l’impatto su ecosistema e biodiversità. La protesta si è però rapidamente riorientata sulla gestione politica ed economica del Paese in generale. Alle accuse di danno ambientale si sono aggiunte quelle di scarsa trasparenza, corruzione e speculazione. Il Primo Ministro Rama, al potere dal 2013, è diventato il principale bersaglio delle manifestazioni, con richieste di dimissioni che riflettono però un malessere più ampio e che non risparmia l’intera classe politica.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Manifestanti della “Rivoluzione dei fenicotteri” si confrontano con la polizia davanti a un edificio governativo durante la visita della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Tirana, 30 settembre 2026
2. CRESCITA E SPOPOLAMENTO
Dietro le proteste c’è, in effetti, un’Albania che negli ultimi anni ha conosciuto una profonda trasformazione economica e sociale. La crescita, il turismo e l’afflusso di investimenti hanno contribuito a modernizzare il Paese e a renderlo sempre più attrattivo agli occhi di capitali e visitatori stranieri. L’incremento del turismo, sopratutto lungo la costa, ha però aumentato anche la pressione sul territorio e sugli ecosistemi. L’OCSE segnala da tempo come l’espansione del turismo e degli investimenti collegati abbia accresciuto le pressioni ambientali sulle aree costiere. La questione è anche sociale. L’Albania è oggi più attrattiva per i capitali e per i turisti, ma non necessariamente per la propria popolazione. Anzi, secondo i dati della Banca Mondiale, la popolazione è scesa dagli oltre 3,2 milioni nel 1990 ai 2,3 milioni nel 2025. È proprio dall’intreccio tra trasformazione del territorio, crescita del turismo e spopolamento (soprattutto giovanile) che emerge una domanda ancora più ampia: su quale modello di sviluppo sta scommettendo l’Albania?
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il Presidente del Consiglio Europeo António Costa, il Primo Ministro albanese Edi Rama e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al vertice UE-Balcani occidentali, Bruxelles, 17 dicembre 2025
3. LA PROMESSA EUROPEA
In questo contesto la vicenda albanese assume una dimensione europea. L’Albania è oggi uno dei Paesi dei Balcani occidentali che più rapidamente sta avanzando verso l’Unione: entro il 2025 ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e nel luglio 2026 ha chiuso provvisoriamente i primi tre. L’avanzamento dei negoziati riconosce i progressi di Tirana, ma apre anche una fase nella quale l’applicazione delle riforme e la loro tenuta istituzionale diventano decisive. I progetti di Sazan e Zvërnec rendono la contraddizione particolarmente evidente. L’ambiente costituisce il capitolo 27 del negoziato, uno dei più complessi da chiudere, e Bruxelles ha già espresso preoccupazione per il progetto e per il quadro legislativo sugli investimenti strategici nelle aree protette, ricordando che, per chiudere il capitolo, Tirana dovrà allinearsi pienamente alla normativa europea. Non è però soltanto l’ambiente a rappresentare un banco di prova. La Commissione continua a chiedere miglioramenti nella trasparenza delle decisioni pubbliche, nella capacità amministrativa e nell’attuazione delle riforme, oltre a garanzie sull’indipendenza della magistratura.
È qui che la “Rivoluzione dei fenicotteri” smette di essere soltanto una questione di politica interna. Le proteste stanno mettendo in discussione proprio alcuni degli aspetti (ambiente, trasparenza, corruzione, stato di diritto) sui quali l’Albania deve dimostrare di essere pronta per l’UE. La contraddizione riguarda anche Rama: il Primo Ministro ha costruito una parte importante della propria legittimità attorno alla prospettiva europea, ma proprio l’accelerazione del processo di adesione rende più stringente il confronto tra la promessa dell’Albania “europea” e la realtà delle sue Istituzioni. L’UE ha tutto l’interesse strategico ad accelerare l’integrazione dei Balcani occidentali, ma l’allargamento resta un processo basato sui risultati, non sulle scadenze politiche. Se il 2027 è l’orizzonte dichiarato per chiudere i negoziati, sarà anche Bruxelles a dover dimostrare di essere disposta a far pesare sui tempi dell’adesione la solidità effettiva delle riforme.
Fabio D’Orlando
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