In 3 Sorsi – Il 25 ottobre il movimento studentesco ha vinto le elezioni in Serbia e Aleksandar Vučić ha ammesso la sconfitta, dopo quasi due anni di proteste nate dal crollo di Novi Sad. È un terremoto democratico, ma chi a Bruxelles si aspetta una Serbia improvvisamente filo-europea rischia di sbagliare lettura.
1. IL TERREMOTO DEL 25 OTTOBRE
Alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre, la Lista del movimento studentesco ha battuto la compagine di Aleksandar Vučić, il Partito Progressista Serbo (SNS). In serata l’ex Presidente ha riconosciuto la sconfitta: “È chiaro che abbiamo perso queste elezioni”. I risultati delle urne danno la Lista studentesca al 52,7%, con un’affluenza del 68,8%, la più alta dal 1992. Agli studenti vanno 139 seggi, contro i 97 della coalizione guidata dall’SNS, in un Parlamento di 250. Tutto è cominciato dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024, che uccise 16 persone: una tragedia letta come il simbolo della corruzione e del malgoverno, da cui è nato un movimento di protesta guidato principalmente da studenti. Dopo quasi due anni di proteste, Vučić ha deciso di sciogliere l’Assemblea il 9 settembre.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Celebrazioni a Novi Sad per la vittoria della Lista studentesca alle elezioni parlamentari, 25 ottobre 2026
2. UN POTERE DA COSTRUIRE
La vittoria apre più domande di quante ne chiuda, perché il movimento è orizzontale e senza un capo riconosciuto. Ha attualmente i numeri per governare, ma non un premier designato né una struttura di partito chiara. Il quadro istituzionale, intanto, è in movimento. Vučić, a settembre, si era dimesso da Presidente per correre come candidato premier della propria lista, lasciando la carica ad interim alla Presidente del Parlamento Ana Brnabić. Le elezioni presidenziali innescate da quelle dimissioni dovranno tenersi entro il 27 dicembre. In Serbia, inoltre, la formazione del Governo è storicamente lenta e Vučić non è politicamente finito: conserva un apparato, un partito ancora forte in aula e una fetta consistente di elettorato. La partita, insomma, non termina con la notte elettorale.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Esponenti della Lista studentesca
3. PERCHÉ BRUXELLES NON DEVE CANTARE VITTORIA
Qui sta la parte che a molti rischia di sfuggire. Il programma della Lista è quasi tutto focalizzato all’interno del Paese: indipendenza della magistratura, lotta alla corruzione, trasparenza negli appalti, libertà dei media. Sulla politica estera, invece, la Lista è rimasta prudente. Il movimento ha promesso di mantenere il partenariato tradizionale con la Russia, a settembre si è detto contrario alle sanzioni a Mosca (come il Governo uscente) e sul Kosovo ha tenuto una linea dura, definendolo parte integrante della Serbia. È una cautela che convive, però, con un elettorato assai più europeista: secondo CRTA (un’organizzazione indipendente serba che si occupa di monitorare le elezioni), il 75% dei sostenitori della Lista studentesca preferisce rapporti più stretti con l’UE, contro il 10% che guarda alla Russia. La vittoria apre dunque a Bruxelles un’opportunità, ma non garantisce ancora un allineamento geopolitico.
Leonardo Tovo
“Protest on the bridges in Cacak” by dejankrsmanovic is licensed under CC BY


