In 3 Sorsi – Il ruolo di Jared Kushner nei negoziati per Gaza si intreccia con gli interessi finanziari della sua società in Israele. Un’inchiesta della CNN ha ricostruito i legami tra i suoi investimenti e imprese che forniscono equipaggiamenti all’esercito israeliano, sollevando interrogativi sulla trasparenza della mediazione statunitense e sulle garanzie necessarie per il processo di pace.
1. IL DOPPIO RUOLO DI JARED KUSHNER
Già protagonista degli Accordi di Abramo durante il primo mandato di Donald Trump, Jared Kushner è tornato a svolgere un ruolo da protagonista nelle iniziative diplomatiche statunitensi in Medio Oriente dopo il ritorno del suocero alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. Pur senza ricoprire un incarico governativo formale, ha affiancato l’Amministrazione statunitense nei contatti con i principali attori regionali. Il suo coinvolgimento è proseguito nei negoziati su Gaza: nel gennaio 2026, la Casa Bianca lo ha incluso negli organismi esecutivi del Board of Peace e del Gaza Executive Board, incaricati di contribuire all’attuazione del piano statunitense per la Striscia. Parallelamente, Kushner dirige Affinity Partners, una società di investimento privata fondata nel 2021, che ha ricevuto ingenti capitali da fondi sovrani del Golfo. Nel 2024, la società ha acquisito una partecipazione in Phoenix Financial, uno dei principali gruppi finanziari israeliani, aumentandola nel gennaio 2025, pochi giorni prima dell’insediamento della seconda Amministrazione Trump. È proprio questa sovrapposizione tra attività diplomatica e interessi finanziari ad aver attirato l’attenzione della stampa. In un’inchiesta pubblicata il 1° ottobre 2026, la CNN ha ricostruito i legami tra Phoenix Financial e diverse imprese che forniscono equipaggiamenti all’apparato militare israeliano, sollevando interrogativi sui potenziali conflitti d’interesse legati alla posizione di Kushner.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Jared Kushner, Inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, interviene durante una riunione di alto livello del Board of Peace, il 23 settembre 2026 a New York
2. L’INCHIESTA DELLA CNN: GLI INVESTIMENTI E IL SETTORE DELLA DIFESA
Attraverso l’analisi di documenti finanziari pubblici, la CNN ha individuato almeno nove imprese fornitrici dell’apparato militare israeliano nelle quali Phoenix Financial deteneva partecipazioni. Al 30 giugno 2026, il valore complessivo delle partecipazioni individuate ammontava ad almeno 456 milioni di dollari. La quota più consistente, pari a circa 265 milioni, riguardava Elbit Systems, il principale produttore israeliano di armamenti. Nel 2025, tutte e nove le società avevano registrato un aumento delle quotazioni azionarie e diverse avevano segnalato una crescita della domanda legata alla guerra. L’inchiesta evidenzia altresì la portata economica dell’operazione per Affinity Partners. Nel luglio 2026, la società ha venduto circa un quarto della propria partecipazione in Phoenix per oltre 340 milioni di dollari, realizzando un ritorno superiore a cinque volte il capitale inizialmente investito. Non si tratta, tuttavia, di partecipazioni dirette nelle imprese del settore militare: l’esposizione economica di Affinity a queste società passa attraverso Phoenix Financial. A rendere la vicenda più delicata sono anche i rapporti tra Kushner e i vertici di Phoenix. Il suo legale ha negato che abbia partecipato alle decisioni d’investimento o alla gestione delle partecipazioni esaminate. Ha però confermato quanto Kushner aveva dichiarato a Forbes: prima di intensificare il proprio impegno diplomatico, intratteneva dialoghi regolari con i dirigenti del gruppo su andamento aziendale, mercati e opportunità strategiche. La CNN non ha trovato prove che tali rapporti abbiano determinato le scelte diplomatiche o finanziarie esaminate. Il caso solleva comunque una questione che va oltre la legittimità dei singoli investimenti: quali garanzie possono assicurare la trasparenza e l’indipendenza di chi contribuisce a negoziare la pace mentre conserva interessi economici privati nella regione?
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota una bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti, che accoglie con favore l’istituzione del Board of Peace (BoP) quale “Amministrazione transitoria di Governo” a Gaza e autorizza l’organismo a istituire una Forza internazionale di stabilizzazione (ISF) temporanea nella Striscia, 17 novembre 2025, New York
3. QUANDO LA PACE INCONTRA GLI INTERESSI PRIVATI
Il possibile conflitto d’interessi sollevato dall’inchiesta della CNN non dimostra quindi che i rapporti intrattenuti da Jared Kushner abbiano condizionato i negoziati, ma solleva interrogativi sulla trasparenza della mediazione statunitense. La questione assume particolare rilevanza considerando il ruolo affidato dal piano Trump al Board of Peace nella transizione politica e nella ricostruzione della Striscia di Gaza. A quasi un anno dall’avvio della tregua, il disarmo di Hamas non è stato attuato, gli organismi transitori non hanno ancora assunto pienamente le proprie funzioni nella Striscia e la ricostruzione non è decollata su larga scala, come rilevato dal rapporto delle Nazioni Unite del settembre 2026. La gestione della ricostruzione assume una rilevanza che va oltre la dimensione economica: le risorse internazionali e le decisioni sul futuro della Striscia incideranno direttamente sulle condizioni di vita e sulle prospettive politiche della popolazione palestinese. La Carnegie Endowment for International Peace ha richiamato l’attenzione sui rischi che alcuni progetti possano favorire lo sfollamento dei palestinesi anziché garantirne il ritorno e la permanenza a Gaza. In questo contesto, il caso Kushner riporta al centro una questione fondamentale: quali impegni possono garantire che la mediazione e la ricostruzione rispondano alle esigenze della popolazione palestinese e non siano percepite come funzionali a interessi particolari? La tenuta del processo di pace dipenderà anche dalla trasparenza delle decisioni e dalla capacità di tradurre gli accordi in sicurezza, autodeterminazione e prospettive concrete per i palestinesi.
Florjn Recchia
“President Trump at the Israel Museum. Jerusalem May 23, 2017 President Trump at the Israel Museum. Jerusalem May 23, 2017” by U.S. Embassy Jerusalem is licensed under CC BY.


