In 3 sorsi – Dopo mesi di schermaglie e alta tensione, gli USA hanno condotto un attacco in Venezuela, che ha portato alla cattura del Presidente Maduro.
Leggi tutto: Gli USA pongono fine all’era Maduro: scenari per il Venezuela1. UN RAPPORTO GIA’ DIFFICILE
Dopo l’instaurazione del regime bolivariano con l’arrivo al potere di Hugo Chavez nel 1998, poi consolidato e accentrato nel corso degli anni, il Venezuela è diventato a tutti gli effetti un Paese nemico degli Stati Uniti, essendo ormai un’ annosa e spinosa questione della politica estera di Washington, sicuramente la più delicata dell’emisfero latino-americano insieme a Cuba. Dopo la morte di Hugo Chavez nel 2013 e l’ascesa alla Presidenza di Nicolas Maduro, la situazione si è ulteriormente aggravata, sia dal punto di vista interno, data l’emergenza economica che caratterizza il Paese e la forte repressione attuata dal Governo per sedare le proteste, che sul piano dei rapporti con la controparte statunitense, che nel corso dell’ultimo decennio ha spesso colpito il regime con sanzioni economiche. L’ultimo atto della complessa relazione tra la Casa Bianca e il Palazzo di Miraflores risale alle elezioni presidenziali venezuelane tenutesi nel luglio 2024, quando Maduro è stato confermato, con accuse di brogli. In quell’occasione diversi Paesi, fra cui gli USA in quel momento guidati da Biden, avevano riconosciuto Edmundo Gonzalez, candidato dell’opposizione, come legittimo Presidente, una linea mantenuta anche da Trump. Dall’agosto scorso le relazioni bilaterali hanno raggiunto un maggiore livello di tensione, questa volta per via del narcotraffico.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, e la first lady Cilia Flores sono in possesso del decreto per la raccolta di firme contro le misure imposte al Venezuela dagli Stati Uniti durante una manifestazione anti-Trump.
2. LOTTA AL NARCOTRAFFICO O REGIME CHANGE?
Il nuovo capitolo delle relazioni tra Washington e Caracas riguarda il narcotraffico, con il Presidente Trump, che aveva più volte ribadito le accuse al Venezuela di essere un “narco-Stato’’. Passando dalle parole ai fatti, nell’agosto scorso la Casa Bianca aveva ordinato il dispiegamento di otto navi da guerra e un sottomarino, conducendo poi cinque attacchi contro delle imbarcazioni battenti bandiera venezuelana e che, secondo le autorità statunitensi, trasportavano stupefacenti. Un’operazione analoga si era poi ripetuta nel mese di settembre, con ulteriori quattro attacchi contro delle imbarcazioni venezuelane, seguita da altri raid nei mesi successivi. A metà novembre il bilancio era di circa 80 vittime provocate dalle ‘’operazioni anti-narcos’’ nei Caraibi. Nel frattempo, ad alimentare ancora di più la tensione, erano state le parole di Trump che aveva dichiarato di aver autorizzato la CIA ad effettuare operazioni sotto copertura nel Paese, aggiungendo anche di non escludere attacchi via terra. A tutto ciò Maduro aveva risposto accusando gli USA di utilizzare la scusa della lotta al traffico di droga per tentare di rovesciare il Governo e impossessarsi delle riserve petrolifere. In seguito il Venezuela aveva anche presentato un reclamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo misure urgenti per prevenire un’escalation militare poiché “l’impunità per questi atti avrà conseguenze politiche pericolose’’. Per dare maggiore credibilità alla narrazione della lotta al narcotraffico, il 25 novembre 2025 Trump aveva inserito il “Cartel de los Soles’’, (organizzazione venezuelana operante nel traffico di droga), nella lista delle organizzazioni terroristiche, indicando Maduro come capo del gruppo.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Un cittadino venezuelano tiene una candela durante una veglia contro Maduro e a sostegno di Trump al Parco Lourdes, Bogotá.
3. LA CATTURA DI MADURO E I POSSIBILI SVILUPPI
Il livello della tensione era cresciuto a causa dei continui attacchi nei Caraibi contro imbarcazioni venezuelane e le parole del Tycoon sulla possibilità di un’azione via terra, confermate poi del Senatore repubblicano Lyndsey Graham, il quale aveva affermato che Trump avrebbe maturato l’idea “che è giunto il momento che Maduro se ne vada” e che quindi gli attacchi via terra “sono una possibilità reale’’. D’altra parte, lo stesso leader della Casa Bianca, non aveva escluso la possibilità di tenere dei colloqui con lo stesso Maduro, mentre da Caracas è anche giunta una bozza di piano di transizione democratica, poi rigettata dagli USA, che l’avevano definita un espediente di Maduro per mantenere il potere. Dopo continue minacce, alle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026, gli USA hanno condotto un’operazione militare su larga scala sul territorio venezuelano, a Caracas. Durante il raid sono state colpite la base miltare di ”Fuerte Tiuna”, nella parte meridionale di Caracas, rimasta poi senza elettricità , ” La Carlota”, la più importante base aerea della Capitale e il porto di ”La Guaira”. Infine l’operazione si è conclusa con la cattura dell’ormai ex Presidente Maduro e di sua moglie, poi portati a New York dove, secondo la Procuratrice Generale statunitense Pam Bondi, sono stati incriminati con l’accusa di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Stati Uniti’. In attesa che i coniugi Maduro vengano giudicati da un tribunale degli USA, non mancano le condanne dell’operazione da parte degli alleati storici del Venezuela, come Russia, Iran e Cuba, mentre la Colombia ha schierato l’Esercito al confine con il Venezuela. Se la carriera politica di Nicolas Maduro sembra essere giunta alla fine, così come il decennale regime bolivariano, il futuro del Venezuela è più che mai incerto e tutto da scrivere, con Trump che ha dichiarato che gli USA governeranno il Paese ”fino alla transizione”.
Marco Pantaloni


