In 3 sorsi – Alla raccolta fondi dell’Associazione Umanitaria Luca Grisolia Onlus, giornalisti e membri dell’organizzazione hanno intervistato l’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour, per dare voce al popolo iraniano, vittima di una violentissima repressione del regime.
1. L’EVENTO
L’Associazione Umanitaria Luca Grisolia Onlus (Luconlus), attiva dal 2008 con progetti in Italia, Asia e Africa, organizza da qualche anno, tra gli altri, un evento di raccolta fondi al Cinema Barberini di Roma con l’intervista a un ospite e la proiezione di un film dal forte messaggio sociale. Il 9 febbraio sono stati protagonisti il film iraniano premiato a Cannes e candidato agli Oscar “Un semplice incidente” e Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista italo-iraniana, una delle voci più autorevoli in Italia per i diritti delle donne iraniane. La scelta nasce dalla volontà di dare voce al popolo iraniano, in protesta dal 28 dicembre 2025 contro un regime repressivo e violento, responsabile da decenni di gravi violazioni dei diritti umani. Le mobilitazioni sono iniziate dopo il brusco crollo della valuta iraniana e il conseguente sciopero dei commercianti del Gran Bazar di Teheran. Nei giorni successivi le proteste si sono estese, coinvolgendo varie regioni, chiedendo libertà e la fine del regime degli Ayatollah, sotto la guida di Khamenei. La risposta governativa è stata tempestiva e spietata: gli esperti, Pegah Moshir Pour inclusa, l’hanno definita la repressione più violenta della storia recente iraniana. I dati non sono ancora certi, a causa del blocco di internet e delle comunicazioni imposto tra l’8 e il 9 gennaio e della difficoltà di ottenere informazioni attendibili o denunciare scomparse e uccisioni. Diverse fonti parlano di migliaia di vittime, forse fino a 30mila.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Un manifestante tiene un cartello con scritto “Free Iran” a Varsavia, in Polonia, il 7 febbraio 2026, durante la marcia da Piazza del Castello al Palazzo Staszic
2. I GIOVANI E LE PROTESTE
Collegandosi a questi dati, Tommaso Pavolini, membro del direttivo di Luconlus e responsabile della logistica di EMERGENCY ONG, ha sottolineato che, dai pochi video e fotografie giunti in Italia nonostante il blocco di internet, emerge una forte presenza di giovani nelle piazze iraniane. Protagonisti delle mobilitazioni, sono anche le principali vittime, come giĂ avvenuto nella protesta del 2022 dopo l’uccisione di Masah Amini. Ha quindi chiesto a Pegah di approfondire la presenza dei giovani e di spiegare dove trovino il coraggio di continuare a lottare per la libertĂ , nonostante le uccisioni dei loro coetanei. Pegah ha risposto: “La popolazione iraniana è molto giovane e altamente istruita. I ragazzi sanno che all’estero i loro coetanei godono di libertĂ che loro non hanno mai sperimentato. Si danno forza a vicenda e la repressione così violenta non spegne il loro coraggio. Ci sono arrivati canzoni e testamenti scritti da adolescenti che recitano: PapĂ , sto uscendo di casa ma non lo dire alla mamma. Se non torno, sappi che è per la libertĂ “. Ha poi aggiunto: “Diversa è la situazione per i giovani iraniani all’estero. Molti, lontani dalle famiglie, vivono una condizione difficile e soffrono di sensi di colpa per essere vivi e al sicuro mentre i loro coetanei muoiono protestando. Per questo abbiamo aperto, insieme a Soleterre Onlus, un canale di ascolto per sostenerli”. Pegah ha concluso invitando i presenti a stare vicino ai conoscenti iraniani sul lavoro e nelle universitĂ , che per abitudine culturale non chiederanno aiuto nĂ© mostreranno debolezza, ricordando che questo è un momento cruciale per offrire sostegno.

Fig. 2 – Un bambino espone il cartello dell’Associazione LUCONLUS, in memoria di Luca Grisolia
3. L’IMBARAZZO DELL’OCCIDENTE
L’intervista è proseguita insieme ai giornalisti Francesca Romana Ceci e Giorgio Zanchini, con varie domande, tra cui una di carattere più geopolitico. Zanchini ha evidenziato come la sinistra in Italia ed Europa si trovi in una sorta di “imbarazzo” nel sostenere apertamente le proteste in Iran, poiché queste in qualche modo si allineano con gli interessi di figure come Trump e Netanyahu, rappresentati come i “cattivi” nella politica mondiale, soprattutto a causa della gravissima crisi umanitaria a Gaza. Zanchini ha quindi chiesto a Pegah di approfondire la natura di questo imbarazzo e come l’Occidente possa superarlo per sostenere il popolo iraniano. Con grande lucidità , Pegah ha risposto: “Il popolo iraniano sa da tempo che il cambiamento deve nascere dall’interno. Per questo il punto non è se Trump e i suoi alleati interverranno militarmente: se accadrà , gli iraniani ne prenderanno atto e continueranno per la loro strada, seguendo le proprie ambizioni di libertà . Per sostenerli è fondamentale invece diffondere e ripetere i nomi delle vittime e degli arrestati, anche in Occidente, dove possiamo dare voce a chi in Iran non può denunciare. Così il regime viene esposto nella sua brutalità . Il nome di Efran Soltani è stato ripetuto così tanto che il regime è stato costretto a scarcerarlo: pronunciarlo gli ha salvato la vita. Lo stesso va fatto per tutti coloro che si trovano nella sua situazione”. Ha poi aggiunto: “I nomi delle vittime devono essere invocati e le loro sorti seguite con costanza, superando le divisioni politiche, perché la loro liberazione diventi una richiesta universale. Solo così si può superare l’imbarazzo politico e sostenere concretamente il popolo iraniano nella sua lotta per la libertà ”.
Giuditta Fassina
Immagine di copertina: foto di Giuditta Fassina


