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    Gestire l’era Trump

    In breve

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    Puoi leggerlo in 4 min.
    • Le relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti godono, al momento, del vantaggio di avere punti politici in comune tra i Governi (immigrazione, sovranismo).
    • L’Italia ha un surplus commerciale rispetto agli Stati Uniti, cosa che l’amministrazione Trump in generale non tollera.
    • L’Italia non spende il 2% del PIL nel settore Difesa come richiesto più volte dagli Stati Uniti.
    • Trump rimarrà in carica per almeno altri due anni. L’interesse italiano è riuscire a mantenere il livello attuale delle relazioni, vantaggiose soprattutto a livello commerciale.

    Status delle relazioni

    Il rapporto con Washington è sempre stato importante nella politica estera dell’Italia repubblicana. Non sono certo mancati momenti di crisi, come, per citarne due, il caso Sigonella nel 1985 e quello del Cermis nel 1998. È un fatto che nonostante i cambi di Presidenti e amministrazioni statunitensi e quelli (ben più frequenti) dei Governi italiani, le relazioni tra i due Paesi si siano mantenute sempre su buoni livelli.

    Nella scheda del Dipartimento di Stato statunitense, aggiornata al febbraio 2018, la partneship con l’Italia è definita “una delle più forti” e il nostro Paese viene ringraziato per il contributo dato alle missioni di peacekeeping, alla lotta ai traffici di esseri umani e di droga e al terrorismo.

    Un fattore che contribuisce alla stabilità delle relazioni anche con l’amministrazione Trump è la comunanza di vedute su alcuni temi tra i due esecutivi. Prima di tutto, la linea dura sul tema dell’immigrazione, più volte apprezzata dallo stesso Trump via Twitter

    A questo c’è da aggiungere l’impostazione “sovranista” di entrambi i Governi anche se con nette differenze. Ad esempio, gli Stati Uniti sono su un sentiero di denuncia del multilateralismo a favore di accordi bilaterali, dove possono far valere il loro maggior peso nei negoziati, oltre a un ritiro, per ora annunciato, da diversi teatri di crisi. Per quanto riguarda l’Italia, invece, l’impostazione sovranista è rivolta soprattutto nei confronti dell’Unione Europea e a una critica alle istituzioni di questa organizzazione internazionale, specialmente la Commissione.

    Nel rapporto bilaterale con gli USA, a livello commerciale l’Italia ha un discreto surplus tra importazioni ed esportazioni. Queste ultime eccedono il doppio rispetto alle prime.

    Fig. 1 – saldo commerciale in beni tra Italia e Stati Uniti (valori in milioni di dollari). Dati www.census.gov

    Gli Stati Uniti rappresentano rispettivamente il 9,1 e il 9,7% dello sbocco delle esportazioni italiane in beni e servizi.

    Fig. 2 – dati WTO.

    Fig. 3 – i dati di questi grafici sono elaborati dalla World Trade Organization (WTO)

    Problematiche

    Nonostante i proclami di reciproca amicizia e stima, fatti sui social media e durante gli incontri bilaterali, sui rapporti Italia-USA pendono due spade di Damocle. Durante la sua Presidenza, Trump non ha mai fatto mistero di voler modificare tutti quei rapporti commerciali che vedono Washington in deficit. Inoltre, ha ripreso la campagna già avviata dai suoi predecessori per l’aumento delle spese per la Difesa dei partner europei della NATO fino al tetto del 2% del PIL. Stando ai dati, l’Italia è “colpevole” su entrambi i fronti. I grafici in precedenza hanno dimostrato il saldo commerciale positivo del nostro Paese nei confronti degli Stati Uniti. A ottobre 2018, il saldo dell’ultimo anno vedeva un surplus italiano di 25,662 miliardi di dollari. Nel 2017 si era arrivati a 31,512 miliardi di dollari. Per ora, l’Italia non è entrata nel mirino di Trump e ha beneficiato anche di esenzioni per quanto riguarda l’applicazione delle sanzioni all’Iran. Questo può essere dato da due fattori. Il primo è che il nostro Paese agisce nel contesto dell’Unione Europea, che è il primo obiettivo di Trump a livello commerciale. Il secondo è che, nell’ottica di Trump, la Germania è il bersaglio grosso. Con Berlino, Washington soffre di un deficit commerciale di 56,491 miliardi di dollari a ottobre 2018.

    Anche per quanto riguarda le spese per la Difesa la situazione non è delle migliori. Secondo i dati NATO, l’Italia spenderà l’1,13% del PIL nel 2019, con un leggero calo rispetto al 2018 (1,15%). Come si può notare, quest’anno ci sarà un differenziale di 0,87 punti percentuali rispetto al tetto “preteso” dagli Stati Uniti.

    Obiettivi

    • Strategia “conservativa” per almeno i prossimi due anni (tempo minimo di permanenza di Donald Trump alla Casa Bianca) per mantenere gli attuali livelli di relazioni.
    • Mettere in evidenza il contributo italiano alle missioni militari all’estero, molte delle quali a sono o sono state volute e guidate dagli Stati Uniti, per controbattere alla retorica del 2% del PIL in Difesa.
    • Essere pronti a mettere sul piatto uno spostamento politico diplomatico verso Parigi e Berlino (soprattutto a Brexit avvenuta) in caso di minacce di dazi commerciali. La differenza in peso economico e politico è troppo ampia per permettere all’Italia di affrontare gli Stati Uniti da sola e fuori dal contesto europeo.

    Emiliano Battisti

    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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