In 3 Sorsi – Lo scorso 22 giugno il Primo Ministro britannico Keir Starmer si è dimesso dopo appena due anni di Governo. Solo pochi giorni prima aveva dichiarato che non avrebbe lasciato il posto, ma le pressioni subite, i ripetuti fallimenti e gli scandali interni lo hanno costretto a farsi da parte per non affossare ulteriormente i consensi del suo partito.
1. DALLA MAGGIORANZA RECORD AL PRIMATO DI IMPOPOLARITÀ
Pur con un mandato durato più di quelli degli ultimi due premier conservatori Truss e Sunak, l’uscente Keir Starmer non ha raggiunto nemmeno i due anni pieni come “inquilino” di Downing Street. Eppure, alle elezioni del 2024 l’allora membro del Parlamento per Holborn e St. Pancras aveva conquistato la più ampia maggioranza (411 seggi su 650) per i Laburisti dai tempi di Tony Blair (2001) e la terza nella storia del partito. Il contesto politico nel Regno Unito era senz’altro diverso, con quasi quindici anni di Governi conservatori passati alla storia principalmente grazie – o a causa – della rapida successione di ben cinque capi dell’esecutivo, tra i quali la più breve della storia del Paese (Liz Truss), nonché della congiuntura storica rappresentata dal referendum sulla Brexit del 2016. Durante la campagna elettorale precedente alle elezioni 2024, Starmer era parso l’uomo giusto per tenere insieme le numerose anime del Partito Laburista, reduce dal caotico spostamento verso la hard left socialista sotto la leadership di Jeremy Corbyn tra il 2015 e il 2020. Ciononostante, il successo di Starmer ha avuto vita breve, complice anche l’assai complessa situazione del Paese, alle prese con una società e un’economia in mutamento per effetto della Brexit e della pandemia, nonché una rilevanza internazionale in costante declino.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il dimissionario premier britannico Keir Starmer
2. PRESSIONE POLITICA, RIFORME MANCATE E SCARSA CRESCITA ECONOMICA
Per diversi mesi, ancor prima della disfatta alle elezioni locali dello scorso maggio – nelle quali i Labour hanno perso più di 1-500 seggi – numerosi esponenti del partito si erano compattati nel tentativo di persuadere il Primo Ministro Starmer a farsi da parte. Tra le ragioni principali la scarsa crescita economica (1,3% nel 2025), la pessima gestione di alcune nomine governative e i mediocri risultati prodotti dal cosiddetto “Brexit reset”, l’ambizioso piano di arginamento degli effetti negativi della Brexit e di riavvicinamento all’Unione Europea che era stato uno dei cavalli di battaglia di Starmer in campagna elettorale. Tali fallimenti, sommati all’incapacità del premier di affermarsi sulla scena internazionale come interlocutore affidabile e imprescindibile, hanno prodotto un crollo tanto della sua popolarità individuale (-40% netto, 20% favorevoli e 60% contrari) quanto di quella del Partito Laburista (18-19% di media nei sondaggi). La tempistica delle dimissioni (pochi giorni dopo l’elezione in Parlamento di Andy Burnham) e le reazioni entusiaste di centinaia di parlamentari laburisti testimoniano come il livello di controllo di Starmer sul partito fosse ormai vicino allo zero. Situazione inaccettabile nel Paese che per anni ha simboleggiato il modello della stabilità politica, e che ora si ritrova per l’ennesima volta senza una guida e in preda a una frammentazione politica senza precedenti.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Andy Burnham è pronto a guidare il Partito Laburista e quindi anche a diventare Primo ministro
3. IL GRANDE FAVORITO PER LA SUCCESSIONE
A seguito delle dimissioni di Starmer, sono essenzialmente due gli scenari che si delineano per la successione alla leadership del Partito Laburista e di conseguenza alla nomina come Primo Ministro. Nel primo caso, auspicato da un’ampia frangia di esponenti laburisti poiché ridurrebbe sensibilmente le tempistiche, spetterebbe ai parlamentari eleggere per acclamazione il nuovo leader, ma solo in presenza di un unico candidato. In caso di candidature plurime, si procederebbe a una vera e propria elezione, con il candidato più votato che diventerebbe il successore di Starmer. Nel suo discorso di commiato, il Primo Ministro uscente si è impegnato a restare in carica per il tempo necessario a non paralizzare il Paese in un momento particolarmente delicato sui fronti interno ed esterno, concordando con Re Carlo III di assicurare il passaggio di consegne entro settembre (fine della pausa parlamentare estiva). Ad oggi, l’unico parlamentare ad aver annunciato la propria candidatura è l’ex Sindaco di Greater Manchester ed ex Ministro della Sanità Andy Burnham, fresco vincitore delle elezioni suppletive per il collegio di Makerfield, che ha giurato a Westminster proprio lo stesso giorno delle dimissioni di Starmer. Burnham viene considerato appartenente alla corrente della “soft left” del Labour, sulla carta la stessa di Starmer, ma con atteggiamenti più pragmatici, meno moderati e meno liberisti (un modo di fare politica ribattezzato dai media “Manchesterism”). È opinione diffusa, tanto tra i parlamentari quanto tra i media, che Burnham sia l’unica figura in grado di fermare l’avanzata dei nazional-populisti di Reform UK guidati da Nigel Farage. Quest’ultimo, dopo aver esultato per la caduta di Starmer, ha invocato l’immediata convocazione di elezioni anticipate, scenario praticamente impossibile secondo la concezione politica del sistema britannico. Alla luce dell’orizzonte temporale delle prossime elezioni generali previste per il 2029, la decisione di Starmer appare giusta, sebbene secondo molti ugualmente tardiva.
Giorgio Fioravanti
Photo by terimakasih0 is licensed under CC BY-NC-SA


