Sahara Occidentale: cambia la diplomazia, non il conflitto

In 3 Sorsi – Mentre la posizione dell’ONU sul Sahara Occidentale resta ancorata al principio dell’autodeterminazione, diversi Governi occidentali hanno progressivamente avvicinato le proprie posizioni al Piano di autonomia marocchino. Una svolta che riflette il mutato contesto geopolitico del Mediterraneo e del Sahel e il crescente peso strategico di Rabat.

1. L’ONU CONTINUA A PARLARE DI AUTODETERMINAZIONE 

A quasi cinquant’anni dall’inizio del conflitto, la posizione delle Nazioni Unite sul Sahara Occidentale è rimasta sostanzialmente invariata. Il territorio continua a figurare nell’elenco ONU dei Territori non autonomi e il principio dell’autodeterminazione rappresenta tuttora il fondamento giuridico del processo politico. La Missione ONU MINURSO, istituita nel 1991 per monitorare il cessate il fuoco e organizzare una consultazione popolare sul futuro del territorio, è stata prorogata fino al 31 ottobre 2026. Il suo mandato resta tuttavia incentrato prevalentemente sul monitoraggio della tregua, mentre il referendum previsto dagli accordi del 1991 non è mai stato celebrato. Il processo negoziale rimane però in una fase di sostanziale stallo. Da un lato, il Fronte Polisario continua a chiedere un referendum che includa anche l’opzione dell’indipendenza; dall’altro, il Marocco considera ormai questa prospettiva superata e continua a promuovere il Piano di autonomia presentato nel 2007, che prevede l’attribuzione di ampie competenze amministrative, economiche e culturali, pur mantenendo il Sahara Occidentale sotto sovranità marocchina. È proprio attorno a questa alternativa – referendum con opzione indipendentista o autonomia all’interno del Regno – che si concentra oggi il principale nodo del conflitto.

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Fig. 1 – Roma, 27 novembre 2024, l’Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Steffan De Mistura, interviene ai MED Rome – Mediterranean Dialogues

2.LA DIPLOMAZIA SCEGLIE LA REALPOLITIK

Se il linguaggio dell’ONU è rimasto pressoché immutato, quello di numerosi Governi occidentali ha conosciuto un’evoluzione significativa. Dopo il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale nel 2020, alcuni Paesi europei hanno progressivamente avvicinato le proprie posizioni al Piano di autonomia di Rabat. Nel 2022 la Spagna lo ha definito la base più seria, credibile e realistica” per una soluzione della controversia; una linea cui si sono successivamente avvicinate anche Francia e Regno Unito. Con la decisione del Governo britannico di definire il Piano di autonomia “la base più credibile, praticabile e pragmatica” per una soluzione della controversia, annunciata nel giugno 2025, tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU – Stati Uniti, Francia e Regno Unito – individuano ormai nella proposta marocchina il principale punto di riferimento per rilanciare il processo negoziale, sebbene con formulazioni e implicazioni giuridiche diverse. Il progressivo avvicinamento occidentale al Piano di autonomia riflette anche il crescente peso strategico del Marocco. La sua posizione tra Mediterraneo, Atlantico e Africa occidentale ne ha rafforzato il ruolo di partner per l’Europa, in particolare sullo sfondo dell’instabilità del Sahel.

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Fig. 2 – Rabat, 31 ottobre 2025, cittadini marocchini sventolano le bandiere nazionali a bordo di un camion mentre festeggiano la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Sahara Occidentale. La risoluzione, approvata il 31 ottobre, ha suscitato celebrazione nella capitale marocchina e dure reazioni da parte dell’Algeria

3. Il MAROCCO OLTRE IL SAHARA OCCIDENTALE

In tale scenario, anche l’organizzazione congiunta dei Mondiali FIFA 2030 con Spagna e Portogallo assume una valenza che va ben oltre lo sport. Il Fondo Monetario Internazionale osserva che le Autorità marocchine considerano i Mondiali FIFA 2030 un “milestone” capace di allineare gli incentivi e accelerare il completamento dei principali progetti infrastrutturali previsti dal modello di sviluppo del Paese. Sarebbe tuttavia improprio attribuire il crescente sostegno occidentale al Piano di autonomia esclusivamente all’organizzazione dei Mondiali. Più che una causa, il torneo rappresenta un indicatore della crescente centralità strategica del Regno. Come osserva l’European Council on Foreign Relations, il Marocco è uno degli interlocutori più influenti dell’Unione Europea nel Mediterraneo e nel continente africano. Il Sahara Occidentale continua così a trovarsi al crocevia tra due logiche solo parzialmente conciliabili: quella del diritto internazionale, fondata sull’autodeterminazione, e quella della realpolitik, che privilegia stabilità regionale, sicurezza e cooperazione economica. Resta da capire se questa evoluzione diplomatica sarà sufficiente a sbloccare un negoziato fermo da oltre trent’anni o se, al contrario, contribuirà a consolidare un nuovo equilibrio fondato più sulla stabilità geopolitica che sul progetto originario di autodeterminazione promosso dalle Nazioni Unite.

Florjn Recchia

Immagine di copertina: “Pro-Western Sahara demonstration in Madrid” by Saharauiak is licensed under CC BY-SA.

Indice

Perchè è importante

  • Il sostegno internazionale al Piano di autonomia del Marocco è cresciuto, mentre la posizione dell’ONU è rimasta invariata.
  • Il futuro del Sahara Occidentale dipende sempre più dagli equilibri geopolitici del Mediterraneo e del Sahel.

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Florjn Recchia
Florjn Recchia

Classe 2001, Roma. Laureanda in Relazioni Internazionali all’Università La Sapienza di Roma, attualmente mi trovo a New York, come tirocinante presso la Rappresentanza Italiana alle Nazioni Unite, dove seguo le attività del Consiglio di Sicurezza con particolare attenzione ai dossier africani. Da sempre sono appassionata di geopolitica e diritti umani, ho nel tempo maturato un forte interesse per il continente africano, arricchito altresì da un’esperienza di volontariato in Kenya.

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