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    Un altro cambiamento nel panorama istituzionale argentino in un ministero chiave del Governo Kirchner. Si tratta di Jorge Taiana, Ministro degli Esteri, che venerdì scorso ha rassegnato improvvisamente le dimissioni. Al suo posto è stato designato Héctor Timerman, attualmente ambasciatore negli Stati Uniti, peronista e kirchnerista di ferro. Quali scenari si aprono per la politica interna ed estera argentina?

    ME NE VADO – In questi giorni non è facile trovare un argomento che possa appassionare la popolazione argentina al punto di mettere in ombra le prestazioni convincenti che la selección di Diego Armando Maradona sta mostrando ai Mondiali di calcio sudafricani. Tuttavia, nei giorni scorsi si è verificato un importante evento al vertice delle istituzioni nazionali: venerdì 18 giugno, infatti, il ministro degli Esteri Jorge Taiana (nella foto sotto) ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. Un gesto improvviso ed inatteso, ancor di più perchè giunto all'indomani della soluzione di una crisi diplomatica annosa con il confinante Uruguay, sorta in merito al presunto inquinamento delle acque del fiume Uruguay (che, appunto, rappresenta una linea di frontiera geografica tra i due Paesi sudamericani) da parte della cartiera Botnia. Sembra essere stato proprio lo strascico di questa crisi però il fattore che ha provocato le dimissioni del ministro. Infatti il quotidiano “Clarín”, oppositore del Governo di Cristina Kirchner, ha pubblicato una notizia a proposito del fatto che il Brasile si occuperebbe di gestire l'area incriminata dall'inquinamento, in modo tale da agire da “arbitro” della questione. In realtà le cose non stanno proprio così: Brasilia parteciperà insieme a Buenos Aires e a Montevideo nella gestione congiunta dell'area. I Kirchner non hanno però gradito l'errore pubblicato dal “Clarín” e hanno accusato Taiana di aver volontariamente informato il quotidiano, che però ha prontamente rettificato negando la responsabilità del ministro e assumendosi la responsabilità dell'errore. La frittata, però, era fatta: difficile sapere se tutto ciò è stato fatto intenzionalmente oppure se si sia trattato di un vero, anche se grossolano, errore: sta di fatto che ora il nuovo “Canciller” argentino è Héctor Timerman, ambasciatore negli Stati Uniti richiamato in patria per guidare la politica estera nazionale.

    QUALI RETROSCENA? – Non è chiaro il vero motivo delle dimissioni di Taiana, che fino a questo momento aveva agito sostanzialmente in linea con le direttive di politica estera dettate dai coniugi Kirchner. In realtà, Timerman era già stato designato ministro degli Esteri “in pectore” e la sua nomina era data per scontata in caso di vittoria di Néstor Kirchner alle elezioni presidenziali in programma per il 2011. E allora perchè affrettare il tutto? Sembra che la causa scatenante del divorzio tra Taiana e la “Presidenta” sia una divergenza di vedute nella questione sul nucleare iraniano. Il ministro dimissionario, infatti, si è allineato alla posizione brasiliana di sostanziale “appeasement” nei confronti di Teheran (non dimentichiamoci che Lula ha promosso un mese fa un accordo insieme alla Turchia per aiutare l'Iran a dotarsi di uranio arricchito per scopi civili), in antitesi alla linea dell'Esecutivo, che preme invece per una posizione più rigida verso il regime degli ayatollah, al fianco degli Stati Uniti. Il che potrebbe apparire strano, dato che l'Argentina in questo periodo non vanta relazioni propriamente idilliache con Washington. E allora? Il motivo è essenzialmente quello di cercare di garantire a Buenos Aires prestigio e autorevolezza nella regione sudamericana, cercando di non appiattirsi sulle posizioni della potenza brasiliana e quindi di non scomparire. Non sembra infatti un caso se il cambio al Ministero degli Esteri è avvenuto proprio ad una settimana dal vertice del G-20 in programma in Canada, durante il quale verosimilmente si discuterà anche del programma nucleare iraniano, alla luce delle recenti sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU con i soli voti contrari, guarda caso, di Brasile e Turchia.

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    PROSPETTIVE – La vicenda sembra dunque risolversi in due punti fondamentali. Primo: a livello interno, i Kirchner riaffermano l'insofferenza verso ogni dissenso politico nei confronti dell'Esecutivo. I continui cambi al timone del Ministero dell'Economia (oggi in mano ad Amado Boudou, diligente esecutore delle direttive che giungono dalla Casa Rosada), così come del Banco Central (affidato a Mercedes Marcò del Pont, che prontamente ha ubbidito alla richiesta di sbloccare diversi miliardi di dollari in riserve monetarie per rimpolpare la spesa pubblica), ed ora quello al Ministero degli Esteri, rappresentano la sistematica tendenza dei coniugi Kirchner a non tollerare il dibattito all'interno del proprio schieramento e a rispettare una certa autonomia nei confronti di ministri importanti come quello dell'Economia e degli Esteri. Non a caso il neo designato Cancelliere, Timerman, si è subito profuso in una serie di elogi a Cristina Fernández, elogiando l'operato del Governo sotto tutti i punti di vista.

    Secondo: per quanto riguarda la politica estera, ha confermato il giudizio positivo nei confronti del Venezuela, giudicato “un attore importante per la spinta verso l'integrazione regionale” (sarà proprio così?), e condannato velatamente l'operato dell'Iran. Inoltre ha confermato che l'Argentina intende giocare un ruolo di primo piano all'interno del G-20 e che il Paese non permetterà al Regno Unito di sfruttare le riserve petrolifere che giacciono sui fondali delle isole Malvinas-Falkland senza alcun riconoscimento per lo Stato sudamericano.

    Le idee sembrano chiare e sono volte a ridare prestigio internazionale all'Argentina, la quale attraversa però una fase di lento e progressivo declino, soprattutto in termini relativi nei confronti di Brasile e Cile, che sono gli attori più dinamici della regione. Gli scenari sono quindi incerti, anche alla luce della scadenza elettorale dell'anno prossimo. I Kirchner stanno cercando di gettare le basi che possano garantire la loro successione al vertice del peronismo: il prossimo anno sarà decisivo per il futuro della politica argentina.

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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