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    Oltre il Caspio: la Cina guarda al Caucaso

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    Analisi Lungo l’asse est-ovest, la nuova Via della Seta cinese si muove non solo attraverso l’Asia centrale, e da lì mediante la Russia verso l’Europa, ma anche tramite il corridoio transcaspico, che transitando dal Caucaso proietta agevolmente Pechino sul Mar Nero, così come in Medio Oriente, infine sul Mediterraneo.

    STRADE DELL’EST

    La nuova Via della Seta è il gigantesco progetto di cooperazione multilaterale che mira a congiungere Cina ed Europa. Centinaia di progetti infrastrutturali e rotte commerciali si snodano tra Oriente e Occidente, attraversando Asia centrale e Russia, principali partner di Pechino in questo disegno, ma non solo. Sono infatti il Caucaso meridionale e la regione caspica ad assumere un ruolo sempre più crescente, sia per la strategicità della loro posizione (crocevia tra Est ed Ovest, così come tra Mosca e Medio Oriente), sia per l’opportunità di sfruttare nuove rotte, più brevi e più funzionali. Ad esempio, il programma TRACECA (Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia), avviato già nel 1993 dall’UE e altri 14 Paesi, coinvolge in pieno questa regione, così come il recente Caspian Sea–Black Sea International Transport Corridor (ITC-CSBS) dalla Romania al Turkmenistan. Similmente, il corridoio mediano della Belt and Road Initiative (BRI) si svilupperebbe sempre dalla costa turkmena del Caspio, da dove le merci possono raggiungere l’Azerbaijan, da lì muoversi su strada ferrata fino al Mar Nero georgiano o fino in Turchia, per poi proseguire verso i Balcani o verso sud. Il Trans-Caspian International Transport Corridor (TITR), cofinanziato dalla People’s Bank of China, è un chiaro esempio della capillare penetrazione cinese, che così riesce a espandere la sua influenza da Tashkent ad Ankara. I recenti investimenti mostrano come l’interesse nello sviluppo della regione sia tutto cinese. L’attenzione crescente per le riserve di idrocarburi (di cui Baku è ricca), nonché le potenziali rotte commerciali transcaucasiche hanno portato Pechino a penetrare costantemente nella regione con le sue infinite risorse economiche. Per le piccole Repubbliche caucasiche, oltre alle opportunità di crescita, si presentano i rischi comuni ad altri stretti partner della Cina: debt trap e crescente dipendenza da Pechino. La posta in gioco è estremamente delicata.

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    Fig. 1 – Un treno merci proveniente dalla Cina attraversa le campagne della Turchia, novembre 2019

    PRIMA TAPPA – AZERBAIJAN

    Per l’Azerbaijan, la Cina oggi è la nuova superpotenza che può investire ingenti somme in molti progetti infrastrutturali e controbilanciare l’influenza della Russia. Gli investimenti cinesi aiutano a colmare le lacune finanziarie del piano di sviluppo strategico dell’Azerbaijan, fondamentalmente basato sul mercato energetico e scarsamente diversificato. Già dal 2015 Pechino e Baku hanno iniziato a intensificare le loro relazioni politiche, quando il Presidente azero Ilham Aliyev ha visitato la Cina, incontrando l’establishment e aprendo agli investimenti delle società cinesi. Nel 2016 la cinese Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), ha stanziato un prestito di 600 milioni di dollari per la TransAnatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), che trasporta il gas naturale azero attraverso la Turchia e sui mercati dell’Europa meridionale, nell’ambito del cosiddetto Southern Gas Corridor. Dato l’embargo OSCE a causa del conflitto nel Karabakh, recentemente le parti hanno discusso anche di un’ulteriore cooperazione militare, in particolare dell’acquisto di equipaggiamento militare di produzione o con licenza cinese (ad esempio i lanciarazzi multiplo Qasirga Т-300 e Polonez, il corazzato da trasporto Chengdu J10). Altri accordi multimilionari hanno riguardato il settore agricolo e industriale. Infine, il nuovo porto di Alat, scalo fondamentale nel bacino caspico e lungo la rotta nord-sud progettata da Russia e Iran, ha visto la fornitura di attrezzature cinesi e ulteriori sovvenzioni per un valore totale di 72 milioni di dollari. Pur non raggiungendo i livelli dei Paesi centroasiatici, le importazioni azere dalla Cina sono aumentate del 40% nel 2018 e il fatturato commerciale ha raggiunto 1,3 miliardi di dollari, che rendono l’Azerbaijan il principale partner commerciale della Cina nel Caucaso meridionale.

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    Fig. 2 – Il Presidente azero Ilham Aliyev insieme a Xi Jinping durante il secondo Belt and Road Forum di Pechino, aprile 2019

    SECONDA TAPPA – GEORGIA

    Anche le relazioni sino-georgiane hanno subito una decisa accelerazione nell’ultimo quinquennio. La posizione geografica favorevole e lo sbocco sul Mar Nero costituiscono un’importante risorsa strategica per la Georgia, soprattutto nel quadro dei progetti logistici e infrastrutturali per il transito del petrolio e del gas dal Caspio. La firma del Free Trade Agreement tra Pechino e Tbilisi nel 2017 ha reso la Cina il terzo partner commerciale della Georgia, incrementando di 40 volte il volume degli scambi rispetto al 2002. Sono state avviate numerose collaborazioni nel campo dello sviluppo della rete energetica e dell’agricoltura, nonché dell’educazione, dove con magistrale strategia di soft power Pechino ha firmato per la promozione dell’insegnamento della lingua cinese nelle scuole georgiane. Tuttavia il settore principale degli interessi del Dragone resta quello dei trasporti. La AIIB ha già previsto la copertura del 25% del costo totale dell’ambizioso progetto del porto deep-water di Anaklia, unico nel Mar Nero e potenziale hub strategico tra Oriente e Occidente. Anche China Railway International Group è attivamente coinvolta nello sviluppo di Anaklia, così come nelle rotte transcaucasiche, con la vendita di 28 treni merci alla Georgia e l’attenta partecipazione a progetti quali la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars, completata nel 2017. Dalla periferia di Tbilisi a Kutaisi, fino alla zona industriale libera di Poti, di cui Pechino possiede i tre quarti delle quote, la presenza cinese si materializza trasversalmente in tutto il Paese, parallelamente ai consistenti investimenti dell’UE (3,5 miliardi di euro).

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    Fig. 3 – Xi insieme a Vladimir Putin durante il Belt and Road Forum di Pechino, aprile 2019

    CONFLITTI D’INTERESSE

    L’elevata concentrazione di conflitti e la scarsa integrazione regionale collocano il Caucaso meridionale in un contesto più ampio, non più campo di confronto esclusivo tra Occidente e Russia. Con la politica estera delle Repubbliche caucasiche in cerca di diversificazione, Pechino si inserisce perfettamente in queste dinamiche, offrendo un quadro politico attraente. È proprio la riluttanza al coinvolgimento diretto nei problemi regionali a rendere la Cina un partner conveniente per tutti, anche se non mancano le implicazioni geopolitiche di questa crescente presenza. In un’area storicamente sotto l’influenza russa, l’aumento del peso economico della Cina mette a repentaglio, come già successo in Asia centrale, la posizione prioritaria del Cremlino. La gerarchia muta tramite il sostegno effettivo a progetti che spesso non collimano con gli interessi di Mosca, come il porto di Anaklia o il recente avallo al progetto del gasdotto transcaspico, che aggirerebbe la rotta del gas russo, e indirettamente grazie alla crescente intraprendenza di Pechino, che garantisce una maggiore sicurezza e stabilità a chi, come la Georgia, si trova apertamente in conflitto con la Russia, mitigandone la pressione. Resta da valutare come e per quanto Mosca tollererà questa evoluzione non propriamente favorevole, visto il legame sempre più stringente con Pechino, soprattutto nell’Estremo Oriente russo e nelle regioni centroasiatiche, dove il Cremlino sembra assumere una posizione sempre più secondaria, per la Russia sembrano prospettarsi sempre meno libertà di manovra. Allo stesso tempo, l’UE dovrà prestare particolare attenzione a questi suoi vicini del Partenariato orientale, soprattutto a chi, come Armenia ed Azerbaijan, sembra aver manifestato una volontà di integrazione europea molto tiepida, se non assente.

    Mattia Baldoni

    Mattia Baldoni
    Mattia Baldoni

    Laureato in Sviluppo locale e globale presso l’Università di Bologna. Ha partecipato a progetti europei di cooperazione internazionale in Georgia (identità europea, processo di integrazione e questioni relative alle frontiere), Grecia e Bulgaria, e a una Summer School sul Partenariato orientale dell’UE a Baku (Azerbaijan). Attualmente è redattore capo per Osservatorio Russia e collaboratore di Il Caffè Geopolitico. I suoi interessi principali riguardano la politica russa e le relazioni internazionali in MENA, Caucaso e Asia centrale.

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