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    In breve

    • Lo European Green Deal, un Patto per raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050
    • Un piano da oltre 1.000 miliardi di euro in dieci anni per superare la dipendenza deli Paesi europei dal carbone
    • Un progetto ambizioso, ma che solleva qualche dubbio

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi Il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha inserito tra i pilastri fondamentali della sua politica la lotta al cambiamento climatico. Il Green Deal Europeo rappresenta la volontà di dare una svolta all’apparato industriale ed energetico dell’Unione, aumentando gli investimenti verso i progetti di sviluppo ecosostenibile e raggiungendo la neutralità climatica entro il 2050. Ma tutto ciò sarà realizzabile?

    1. IL GREEN DEAL EUROPEO IN PILLOLE

    L’interesse globale per la lotta al cambiamento climatico ha portato la nuova Commissione Europea, che rimarrà in carica fino al 2024, a dedicare una grande fetta del suo programma all’implementazione di politiche atte a contrastare il suddetto fenomeno. L’insieme di queste politiche è stato denominato European Green Deal, il Patto Verde Europeo. Esso ha l’obiettivo di ridurre a zero l’impatto dell’industria e dell’energia dell’Unione sull’ambiente, con la finalità di giungere alla neutralità climatica entro l’anno 2050. Per riuscire nell’intento l’UE interverrà sia sul settore industriale sia su quello energetico. Per quel che concerne l’industria, sarà di grande priorità finanziare progetti ecosostenibili e fortificare l’industria del riciclaggio per diminuire gli sprechi. Al fine di realizzare questi obiettivi si implementerà il Piano di Investimenti per un’Europa Sostenibile, in inglese Sustainable Europe Investment Plan, il quale prevede un investimento annuo in progetti ecosostenibili di circa 260 miliardi di euro fino al 2030. Invece, per quel che riguarda il settore dell’energia, il fine ultimo della Commissione von der Leyen sarà quello di eliminare completamente la dipendenza europea dal carbone. Ma energia e industria non sono gli unici punti fondamentali del Green Deal, che comprenderà anche politiche per la protezione della biodiversità nel territorio dell’Unione, la riduzione dell’inquinamento nelle grandi città e la promozione di mezzi di trasporto meno dannosi per l’ambiente.

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    Fig. 1 – Una manifestazione di attivisti contro il cambiamento climatico

    2. QUALI SONO I PUNTI SALIENTI DEL GREEN DEAL

    Per poter comprendere al meglio come il Green Deal è stato delineato dalla Commissione Europea e su quali settori nello specifico verranno diretti i suoi investimenti bisogna prendere in considerazione due programmi di grande rilevanza: il primo è il summenzionato Piano di Investimenti per un’Europa Sostenibile, il secondo, invece, è il Just Transition Fund, ovvero il Fondo per un’Equa Transizione. È importante, dunque, comprendere l’ammontare di questi investimenti e su quali aree nello specifico verranno diretti. Il Sustainable Europe Investment Plan prevede un investimento di 1.000 miliardi di euro per i prossimi dieci anni. Ciò sarà possibile per il fatto che la Banca Europea per gli Investimenti (organo che fornisce finanziamenti per progetti che contribuiscono a realizzare gli obiettivi dell’UE, sia all’interno che al di fuori dell’Unione) mobiliterà una parte dei suoi proventi per la realizzazione di progetti ecosostenibili, fino a raggiungere il 50% del totale per l’anno 2025. Essa diventerà per l’appunto la Union’s Climate Bank (la Banca per il Clima dell’Unione). Le politiche che la nuova Commissione applicherà per l’attuazione del Sustainable Europe Investment Plan prevedono dei regolamenti atti a eliminare completamente dagli Stati membri la dipendenza dall’energia derivata dal carbone, il combustibile fossile maggiormente inquinante. Per poter dare aiuto agli Stati membri per questa transizione, l’UE istituirà un fondo denominato Just Transition Fund. Questo fondo sarà di aiuto a tutti quegli Stati membri che tutt’ora dipendono molto dal carbone. Il Just Transition Fund è stato già proposto come Regolamento dell’Unione Europea, dovrà comunque essere ancora approvato. Esso ha come obiettivo quello di finanziare quelle regioni dell’UE che saranno più colpite dalla transizione climatica, per poter dare aiuto a tutte quelle persone che si ritroveranno senza un impiego dopo il termine del processo di decarbonizzazione del settore energetico dell’Unione. Il fondo previsto ammonta a un totale di 320 miliardi di euro.

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    Fig. 2 – Il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans

    3. UN PROGRAMMA COME IL GREEN DEAL È REALMENTE REALIZZABILE?

    Il Green Deal è un programma ambizioso e all’avanguardia, data la situazione preoccupante in cui verte l’ambiente a livello internazionale, e l’Unione Europea deve essere da esempio per gli altri Paesi altamente industrializzati che tutt’ora fanno uso del carbone come materia prima per il settore energetico. Ma la realizzazione di un progetto di tale portata non è in alcun modo semplice. Tuttavia bisogna anche aggiungere che il Green Deal Europeo, al contrario del suo omologo statunitense, il Green New Deal, propone degli investimenti e dei programmi più fattibili e vicini alla realtà europea. Nonostante ciò, il problema di fondo sta nella transizione verso la decarbonizzazione e la neutralità di emissioni di CO2 per il 2050. I 320 miliardi di euro potrebbero risultare non sufficienti, visto che tutt’oggi si fa largo uso dell’energia proveniente dal carbone, per appoggiare gli Stati membri maggiormente colpiti dall’eliminazione della suddetta industria. Ciò potrebbe causare un ulteriore crollo della fiducia nei confronti dell’Unione da parte dei suoi cittadini, qualcosa che l’UE in questo momento non può in alcun modo permettersi.

    Antonino Galliani

    Antonino Galliani

    Sono nato a Palermo nel 1990. Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, prima di trasferirmi in Messico, ha lavorato a Bruxelles per l’Ambasciata del Messico presso l’UE nell’area relazioni politiche. Vivo in Messico dal 2017, dove ha lavorato per la Camera di Commercio Italiana come Responsabile Area Internazionalizzazione e Progettazione fino al dicembre del 2018. Dal 2019 mi occupo della gestione dell’ufficio della CCIM di Querétaro per le aziende italiane della regione del Bajío.

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