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venerdì 14 Agosto 2020
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    Le comunità cinesi all’epoca del coronavirus

    In breve

    • Scoperto nel dicembre scorso, il COVID-19 ha sconvolto la Cina e monopolizzato l’attenzione di tutto il mondo.
    • Il sensazionalismo dei media ha spesso distorto la realtà della malattia e ha finito per alimentare un panico irrazionale tra l’opinione pubblica.
    • Questo panico ha provocato diversi atti di razzismo e discriminazione verso le comunità cinesi all’estero.
    • La recente diffusione del virus in Italia ha intensificato ulteriormente tali problemi.
    • Le misure prese dal Governo Conte sono abbastanza simili a quelle adottate da Pechino, mentre si cerca un vaccino contro il virus.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    Analisi – Le scelte drastiche del Governo di Pechino per combattere la diffusione del nuovo coronavirus hanno stravolto la vita dei cinesi sia in patria che all’estero. Il forte impatto mediatico della malattia ha infatti cambiato le abitudini delle comunità cinesi e di coloro che si relazionano con loro. 

    CINA VS COVID-19 

    Il nuovo coronavirus, ora chiamato COVID-19, è stato scoperto a dicembre del 2019 nella città di Wuhan. Essendo un virus nuovo non è ancora pronto un vaccino. Per questo il Governo cinese ha emanato provvedimenti sanitari molto rigidi. Tuttavia diverse persone – ignare della loro malattia – hanno finito per diffondere il virus, contagiando anche alcuni dei medici che per primi lo avevano scoperti. 
    Le disposizioni sanitare, applicate inizialmente nella città del focolaio, sono state estese a tutto il territorio cinese. Il Governo ha disposto il blocco di tutte le attività economiche e sociali, chiudendo scuole, fabbriche, mercati. Inoltre ha proibito tutte le attività che implicano riunioni o aggregazioni pubbliche. Tutta la popolazione è stata invitata a non uscire di casa, a usare mascherine sanitarie e a viaggiare solo per necessità. 
    Sono stati utilizzati i mass media e internet per la diffusione delle principali informazioni sul virus. In particolare, Wechat e altri social media hanno diffuso capillarmente le informazioni raggiungendo tutti coloro che sanno il cinese. Le informazioni poi sono state riportate nei social media internazionali.
    Le notizie hanno monopolizzato l’attenzione globale.  

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    Fig. 1 – Lo staff di un McDonald’s di Wuhan porta da mangiare alle persone in quarantena nella città, 26 febbraio 2020

    LA DIFFUSIONE DEL VIRUS SU INTERNET

    In poco tempo l’eccessiva pubblicità e l’aggiunta di false notizie hanno dipinto il COVID-19 come uno dei più pericolosi e minacciosi virus al mondo. Forse l’intento originale era di rallentare la diffusione del contagio, ma il risultato principale di tale comportamento mediatico è stato la diffusione di panico e isteria a livello globale. Inoltre sia i cinesi della madrepatria che quelli residenti all’estero hanno finito per essere associati, nell’immaginario collettivo, alla malattia stessa.
    Il COVID-19 non deve essere sottovaluto, ma i dati disponibili sembrano dimostrare che è poco più pericoloso della normale influenza. I sintomi sono simili a quelli influenzali, ma con alcune difficoltà respiratorie. Per questo motivo è pericoloso soprattutto per chi è già affetto da patologie pregresse o per chi ha un sistema immunitario debole.
    Da gennaio a oggi (28 febbraio), si contano nel mondo un totale di 83.896 contagiati e 2.867 decessi, con un tasso di mortalità stimato attorno al 3%. La maggior parte dei decessi sono in Cina, dove il sistema sanitario è solo al 20° posto nel mondo per efficienza (Bloomberg). Il tasso di mortalità è più alto rispetto alla normale influenza, ma molto lontano da quello di altri virus come ebola (50%), MERS (30%) o SARS (9,6%). In Europa, grazie alle moderne strutture sanitarie, il tasso di mortalità della normale influenza risulta inferiore allo 0,15%. A circa 50 milioni di malati europei all’anno corrispondono quindi 70mila morti, mentre in altre regioni del mondo il tasso di mortalità influenzale può sfiorare il 10%.

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    Fig. 2 – Turisti cinesi con mascherine in un centro commerciale di Bangkok, 4 febbraio 2020

    CINESI RESIDENTI ALL’ESTERO SOTTO TIRO

    In generale le comunità cinesi all’estero pensano che se il Governo cinese non avesse preso provvedimenti così rigidi i numeri dei contagi e dei decessi sarebbero stati più alti. Un numero contenuto di malati ha permesso al sistema sanitario di prestare sufficienti cure e non paralizzarsi nonostante siano state registrate diverse situazioni critiche, soprattutto nella provincia dell’Hubei.
    In Europa, però, sono aumentati gli episodi di insofferenza nei loro confronti. In diversi Stati europei persone asiatiche sono state aggredite fisicamente o verbalmente. Sono comparsi scritte sui muri e post su internet carichi di xenofobia, isteria e ignoranza collettiva. Nonostante le precauzioni del Governo di Pechino, il virus è uscito dal Paese.
    Questo perché, per il Capodanno cinese, moltissime persone erano partite e rientrate dalla madrepatria passando in aree potenzialmente contaggiose. In Italia e nel resto del mondo le stesse comunità cinesi hanno temuto di essere contagiate dai propri connazionali. Tuttavia il senso civico dei cinesi all’estero li ha spinti a seguire i consigli sanitari del Governo cinese. Una volta rientrati nel loro Paese d’accoglienza, si sono volontariamente messi in quarantena per avere la certezza di non essere ammalati e di non contagiare altre persone. I sintomi del COVID-19 tendono a manifestarsi dopo 10-15 giorni. In Italia un esempio di auto-quarantena di massa è stato registrato a Prato, dove oltre 2mila cinesi si sono autonomamente chiusi in casa limitando al minimo indispensabile le loro uscite.

    Fig. 3 – Scritta anti-cinese comparsa all’entrata di un bar di Tolmezzo | Foto: Eros Simonetti

    IL CONTAGIO SI ESTENDE IN ITALIA

    Per prevenire l’arrivo del virus in Italia, il Governo italiano è stato il Primo paese europeo a bloccare i voli diretti da e per la Cina, irritando il Governo cinese. Ma queste precauzioni sono risultate inutili, perché non sono state accompagnate da misure di identificazione e assistenza a potenziali malati. Inoltre i viaggiatori potevano comunque arrivare dalla Cina in Italia facendo scalo in altre capitali europee.
    Non a caso, pochi giorni fa si sono registrati nuovi casi di coronavirus in diverse città d’Italia. Le interazioni con le persone contagiate durante il periodo di incubazione hanno permesso al virus di diffondersi rapidamente. Attualmente i casi accertati in Italia sono oltre 600 e ci sono stati anche 17 decessi. L’Italia è diventato in pochi giorni uno dei Paesi con il più alto numero di contagiati al di fuori della Cina. 
    La comunità scientifica italiana è preoccupata, poiché non riesce a capire le modalità con cui si è trasmesso il virus ai primi pazienti italiani. Nel frattempo gli episodi di razzismo e di violenza da parte di italiani nei confronti della comunità cinese sono aumentati.
    La comunità cinese in Italia, nonostante un clima talvolta ostile, continua ad attenersi alle normative sanitarie e cerca di contribuire allo sforzo generale del Paese contro il virus.
    Ironicamente, adesso gli italiani stessi iniziano a essere bersaglio di battute o discriminazioni per essere diventati il terzo Paese con il più alto numero di malati di COVID-19. Nei social media, molti italo-cinesi commentano quanto l’ignoranza sia più pericolosa dello stesso virus. 

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    Fig. 4 – La Guardia di Finanza pattuglia una strada d’accesso a San Fiorano, uno dei Comuni sottoposti a quarantena dopo la scoperta del recente focolaio di coronavirus in Lombardia

    STESSO MALE, STESSE MISURE SANITARIE 

    In Italia i provvedimenti sanitari presi dal Governo sono molto simili a quelli adottati in Cina. Nelle regioni colpite dal virus la maggior parte delle attività commerciali, industriali, pubbliche e scolastiche sono state chiuse o limitate per precauzione. Per fronteggiare l’emergenza, il Governo sta agendo in concerto con la protezione civile e le forze armate. È previsto anche l’utilizzo di strutture militari per l’assistenza ai malati o alle persone in quarantena. 
    In Cina, dove notevole è l’impiego di risorse umane ed economiche in campo scientifico, si cerca ancora febbrilmente di produrre un vaccino contro il virus. Tuttavia sembra che pure gli USA siano riusciti a creare un vaccino pronto per la della sperimentazione clinica. Nel frattempo, alcuni scienziati cinesi hanno provato con successo a stabilizzare dei malati da coronavirus con plasma di pazienti guariti. Questo metodo sperimentale ora è ritenuto efficace per cercare di curare i pazienti gravi. Le strutture sanitarie invitano i pazienti guariti a donare il loro plasma. Gli ultimi numeri sui contaggi cinesi sembrano mostrare una progressiva diminuzione di contagi al di fuori dell’Hubei. 
    Molti sperano che l’arrivo della primavera aiuti a indebolire ulteriormente l’aggressività del virus. 

    My Ding Hua

    My Ding Hua

    Nata nella città di Ho Chi Minh sono residente in Italia da quando avevo 5 anni. Ho una laurea triennale in Lingue, Culture e Società dell’Asia Orientale e una Laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (Asia-Europa) conseguito presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia. In coerenza con i miei studi, mi interesso di relazioni economiche, sociali e politiche tra i paesi asiatici  e i paesi membri dell’Unione Europea.

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