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    La Conferenza di Monaco e il declino dell’Occidente

    In breve

    • L’ultima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha sottolineato la crisi geopolitica e culturale dell’Occidente, pressato da Russia e Cina.
    • Alcuni Paesi europei, come la Francia, spingono per una maggiore autonomia dagli USA, mentre altri continuano ad appoggiarsi a Washington.
    • D’altra parte, gli USA cercano di confermare il proprio impegno per la sicurezza transatlantica, ma con risultati non sempre convincenti.

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    Puoi leggerlo in 5 min.

    AnalisiDurata tre giorni, l’annuale Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2020 si è focalizzata sulla crisi dell’Occidente e il suo graduale declino geopolitico sulla scena internazionale.

    LA CRISI DELL’OCCIDENTE

    Con il termine “Occidente” si intende l’alleanza transatlantica tra Stati Uniti e Europa nata in seguito alla seconda guerra mondiale e basata su certi principi quale democrazia, capitalismo e il rispetto dei diritti umani. Dalla fine della guerra fredda, con gli Stati Uniti unica superpotenza globale, tali valori si sono quindi diffusi con successo nel resto del mondo. Tuttavia, gli ultimi dieci anni hanno visto una progressiva erosione dell’egemonia geopolitica e culturale occidentale. Ergo, la decisione di nominare “Westlessness” il tema della 56esima edizione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (14-16 febbraio 2020), e traducibile in italiano come “meno Occidente” o anche “mancanza di Occidente”.

    L’egemonia occidentale è contestata dall’emergere sulla scena internazionale di altri attori geopolitici come Cina e Russia. Riluttanti ad accettare di far parte di un sistema internazionale fondato e dominato principalmente dall’Occidente, negli ultimi dieci anni, Mosca e Pechino hanno compromesso tale sistema unipolare, rendendolo più multipolare e meno eurocentrico. Mentre il recente attivismo geopolitico russo è motivo di preoccupazione per molti Paesi europei, la crescita cinese ha forzato Washington a spostare il baricentro strategico e militare verso il continente asiatico. Obiettivo principale: contenere l’ascesa della Cina quale superpotenza mondiale in grado di contestare la sicurezza e il ruolo egemone degli Stati Uniti. Non dovrebbe sorprendere dunque se durante la Conferenza una gran parte dei dibattiti ha ruotato intorno alle sfide poste da Russia e Cina, non solamente in senso geopolitico ma anche in termini valoriali. Da qui il conflitto tanto idealizzato quanto semplicistico tra democrazie liberali e regimi autoritari.

    Tuttavia, la Conferenza di Monaco non ha evidenziato soltanto minacce e sfide provenienti dal mondo non occidentale, ma ha anche fatto risaltare ancora una volta le differenze interne all’alleanza transatlantica. Posizione geografica, esperienze storiche e interessi diversi stanno infatti portando Stati Uniti e Paesi europei ad adottare politiche divergenti in vari scenari geopolitici. Dalla Cina all’Iran sino alle tensioni interne alla NATO e all’UE, sono sempre meno i dossier su cui ci si trova d’accordo. Dunque, non solo un mondo meno occidentale, ma progressivamente anche un Occidente meno occidentale.

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    Fig. 1 – Intervento del Presidente francese Macron durante la Conferenza di Monaco, 15 febbraio 2020

    LA POSIZIONE EUROPEA

    A tale percepita crisi, i rappresentanti di Germania, Francia e Stati Uniti hanno espresso la loro visione e delineato quale secondo loro è la migliore politica da adottare. Da subito è saltata all’occhio l’assenza di alti profili a livello ministeriale da parte del Regno Unito, giustificata ufficialmente dal rimpasto del Governo Johnson durante i giorni della Conferenza. Sfortunata coincidenza o segno di isolamento diplomatico e perdita di leadership? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, gli interventi di Germania, Francia e Stati Uniti hanno confermato ancora una volta serie divergenze nelle priorità strategiche e negli interessi nazionali in seno alla coalizione occidentale.

    Più di tutti, a sottolineare tale faglia geopolitica è stato il Presidente francese Emmanuel Macron. Non solo si è espresso a favore di una Europa più assertiva e forte in politica estera, ma ha anche manifestato la necessità per la Francia e i Paesi europei di acquisire quelle capacità strategiche che gli permetterebbero di operare autonomamente dagli Stati Uniti quando necessario. Per il Presidente francese infatti, causa opposti interessi nazionali e un minore interesse statunitense a venire coinvolti in conflitti militari, le nazioni europee non possono infatti basare la propria politica di sicurezza unicamente sul rapporto transatlantico. In particolare, Macron ha fatto riferimento alla necessità di un maggiore coinvolgimento nella regione mediterranea e nelle aree di instabilità dell’Africa sub-sahariana, a scapito di un graduale riapproccio geopolitico con la Russia. Obiettivo francese infatti non è lo smantellamento dell’alleanza transatlantica, ma una maggiore autonomia della sua componente europea e una maggiore attenzione verso priorità e interessi europei. Parigi prova dunque a capitalizzare sull’attuale atteggiamento statunitense, che offre a Macron la giusta finestra di opportunità per far convergere l’interesse europeo e quello francese.

    Per i rappresentanti tedeschi invece, nonostante la consapevolezza di un relativo indebolimento dell’Occidente sulla scena internazionale e quindi della necessità di un’Europa più forte e unita in politica estera, un cambiamento all’attuale postura geopolitica è considerato troppo audace e poco pragmatico. L’alleanza transatlantica e l’ombrello di sicurezza americano continuano infatti a essere i cardini principali della politica estera tedesca. Formule diverse comporterebbero infatti maggior responsabilità che la leadership tedesca non è in grado di assumersi, almeno per il momento. Berlino preferisce quindi appoggiarsi a Washington, sperando che un nuovo Presidente alla Casa Bianca resetti le tensioni. Prospettiva supportata in parte anche da Paesi nordici, baltici e centro-orientali, per i quali l’alleanza con gli Stati Uniti rimane un imperativo in funzione anti-russa. Come affermato dalla svedese Anna Wieslander, direttrice per l’Europa del Nord nell’Atlantic Council, la visione francese per un’Europa autonoma “è troppo ambiziosa e troppo francese”.

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    Fig. 2 – Il Senatore repubblicano Lindsey Graham, parte della folta delegazione USA alla Conferenza di Monaco

    LA POSIZIONE STATUNITENSE

    Completamente diversa la reazione americana a questo percepito declino occidentale. Per il Segretario di Stato Mike Pompeo, l’Occidente “sta vincendo, e lo sta facendo collettivamente”. Gli Stati Uniti hanno infatti inviato una grossa missione diplomatica a Monaco per provare che il loro impegno a difesa dell’Europa e dei valori occidentali non sta diminuendo, ma è più forte che mai. Retorica trumpiana a parte, un distacco tra le due sponde dell’Atlantico non rientra infatti negli interessi statunitensi.

    A dimostrarlo durante la Conferenza, sono stati i continui richiami ai leader europei per l’adozione di una politica comune nei confronti della Cina, e in particolare un bando totale di Huawei dall’installazione della prossima rete 5G. Per Washington infatti, non è la Russia ma la Cina a rappresentare il nemico numero uno al ruolo statunitense di superpotenza mondiale, nonché una minaccia ai valori occidentali. Tuttavia, per tanti Paesi europei, la Cina rappresenta più un’opportunità economica (seppure non semplice da gestire) che una diretta minaccia nazionale. Perfetta esemplificazione di tale divergenza è stata la recente decisione da parte del Governo britannico, uno dei più fedeli alleati di Washington, di consentire l’installazione del 5G da parte di Huawei, sebbene con forti limitazioni. Ergo, l’ambizione (o illusione) del Regno Unito e di tanti altri Paesi europei di continuare a fare affidamento sulla sicurezza americana e allo stesso commerciare proficuamente con la Cina.

    Tuttavia, tali divisioni e divergenza di interessi in seno all’Occidente non dovrebbero essere esagerate. Una prospettiva storica mostra infatti come queste siano ricorrenti e abbiano resistito al passare del tempo. Basti pensare all’uscita della Francia dai comandi integrati della NATO durante la Guerra Fredda o le divisioni in merito all’invasione dell’Iraq nel 2003. Ciò che veramente emerge dalla Conferenza di Monaco e unisce tutte le Nazioni occidentali è la concreta possibilità per Stati Uniti e Europa di perdere quell’egemonia geopolitica e culturale goduta dal secondo dopoguerra a causa della crescita economia e tecnologica del resto del mondo, in particolare di Cina e Russia. Come affermato dal Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar durante uno dei dibattiti, “era solo una questione di tempo prima che il ribilanciamento economico (tra Occidente e il resto del mondo avvenuto negli ultimi decenni n.d.r) si traducesse in ribilanciamento politico”.

    Stefano Marras

    191203-D-AP390-3251” by U.S. Secretary of Defense is licensed under CC BY

    Stefano Marras

    Laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna, al momento sto conseguendo un master in International Relations presso l’Università di Utrecht in Olanda, oltre a lavorare part-time come insegnante di inglese. I miei interessi principali riguardano la geopolitica europea e questioni militari/strategiche.

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