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domenica 31 Maggio 2020
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    “Whatever it takes” made in USA

    In breve

    • Gli USA vedono aumentare di giorno in giorno i casi di Covid-19.
    • Trump, prima negazionista, ora inizia a muoversi con misure sanitarie ed economiche.
    • Varato un pacchetto da 2.000 miliardi di dollari di stimolo all’economia.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiQuesta celebre frase, pronunciata dall’ex Presidente della BCE Mario Draghi all’indomani della crisi dei debiti sovrani dell’UE, è passata alla storia. Di fronte a una prospettiva di recessione pari, se non peggiore di quella che minacciò l’Eurozona qualche anno fa, anche la Casa Bianca si è mobilitata in maniera altrettanto decisa per provare a scongiurare la potenziale catastrofe economica successiva all’epidemia di Covid-19.

    1. CORONAVIRUS NEGLI USA

    L’epidemia di COVID-19 imperversa negli USA, mietendo il suo triste raccolto: a oggi si stimano più di duemila morti e oltre centomila contagiati. Solo le prossime settimane potranno dire se il sistema sanitario riuscirà a essere all’altezza della sfida mastodontica che gli è stata lanciata. Tuttavia la tenuta degli ospedali statunitensi non è la sola cosa che toglie il sonno all’Amministrazione Trump. Altrettanto preoccupanti sono infatti le innumerevoli quarantene poste in essere dai Hovernatori – su tutti California e New York, che insieme rappresentano quasi il 25% del PIL statunitense: mentre le proiezioni economiche si fanno di giorno in giorno sempre più sconfortanti e le Borse sono in caduta libera, più di tre milioni di lavoratori hanno fatto domanda per un sussidio di disoccupazione, un numero superiore di quasi cinque volte a quello della crisi del 2008. Un Presidente come Donald Trump, che ha quasi interamente rimesso le sorti della propria rielezione nelle mani del successo economico del Paese, del tasso di disoccupazione più basso di sempre, e dei record infranti giorno dopo giorno da Wall Street, non può che guardare sgomento alla catastrofe che si dispiega di fronte ai suoi occhi – e correre di conseguenza ai ripari attraverso il varo di misure economiche straordinarie.

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    Fig. 1 – Donald Trump in South Carolina

    2. IL PACCHETTO DI AIUTI

    Un’altra ragione per porre un argine alla voragine che andava creandosi deriva dal comportamento tenuto da Donald Trump nel periodo antecedente lo scoppio della crisi, cioè quando aveva liquidato il virus come “la nuova bufala” dei democratici dopo il loro fallito tentativo di impeachment. Bisogna tenere a mente che questa dichiarazione risale a un rally tenuto in South Carolina il 28 febbraio, ovvero quando in Italia nello stesso periodo erano già morte quasi 50 persone e i contagiati rasentavano quota mille, mentre la Corea del Sud sembrava essere in una situazione ben peggiore. In ogni caso, una volta compresa la reale portata dell’ecatombe, dopo un primo stanziamento di 8 miliardi di dollari per il sistema sanitario, il piano abbozzato dai repubblicani prevedeva uno stimolo di ben duemila miliardi di dollari, assai più massiccio di quello lanciato da Obama all’indomani della crisi finanziaria nel 2008. Seppure i democratici non fossero pregiudizialmente contrari a una tal misura – visto anche lo scarso margine a disposizione della FED per abbassare i tassi di interesse ormai al minimo, – la Speaker della Camera Nancy Pelosi e il minority leader in Senato Chuck Schumer erano particolarmente dubbiosi in merito a un fondo di ben 500 miliardi da destinarsi a prestiti a società (o come garante per dei prestiti) scelte discrezionalmente dal Dipartimento del Tesoro – “io sarò il supervisore” aveva tuonato Trump davanti alle sopracciglia inarcate dei suoi avversari politici, che di fatto si erano adoperati per affossare la proposta di legge non appena questa era stata presentata.

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    Fig. 2 – Thomas Massie (R-Ky.), l’unico rappresentante ad opporsi al pacchetto di aiuti

    3. UN APPOGGIO BIPARTISAN

    La bocciatura da parte dei democratici, vista la gravità della situazione che va effettivamente peggiorando di giorno in giorno, non poteva concretizzarsi in un ostruzionismo a oltranza. Le trattative sono infatti andate avanti giorno e notte fino a venerdì scorso, quando la Camera dei Rappresentanti ha definitivamente approvato la legge, votata pressoché all’unanimità anche in Senato (96 favorevoli e nessun contrario). In breve, la misura di stimolo economico prevede di incanalare il denaro stanziato su quattro direttrici principali: i singoli individui e le famiglie, le piccole imprese, il big business e il sistema sanitario. In particolare i democratici sono riusciti a strappare condizioni più favorevoli per gli ospedali, che hanno ottenuto il doppio dei finanziamenti proposti dai repubblicani (100 miliardi contro 50) e hanno ottenuto ingenti finanziamenti per alcune associazioni e imprese (pubbliche e non) a loro vicine, mentre i repubblicani sono riusciti a conservare in modo pressoché intatto i finanziamenti promessi per il settore economico, in quella che di fatto è la prima vera misura economica bipartisan promossa da Donald Trump – il tanto celebrato taglio alle tasse si era concretizzato unicamente grazie ai voti del GOP, mentre questa volta l’unica reale opposizione gli è arrivata dal rappresentate libertario Thomas Massie. Gli aiuti per le famiglie, unici nel loro genere, prevedono uno versamento di 1.250 dollari a ogni individuo, con un bonus di 500 dollari per ogni figlio a carico.

    Vincenzo G. Romeo

    Immagine “Donald Trump” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA

    Vins G. Romeo

    Nato nel 1997, studio Economia a Bologna. La politica americana si somma ai miei già numerosi interessi in politica internazionale, storia ed economia, in particolare dopo un fruttuoso scambio accademico alla University of California, Los Angeles.

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