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venerdì 29 Maggio 2020
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    Attacco informatico all’HHS americano

    In breve

    • Tra il 15 e il 16 marzo scorsi il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli USA è stato vittima di un attacco informatico.
    • I responsabili potrebbero essere russi, ma l’attacco è solo uno dei tanti che hanno colpito le infrastrutture informatiche americane nel corso della pandemia di Covid-19.
    • La pandemia ha infatti costretto le persone a sviluppare la propria vita online e questo ha aumentato la vulnerabilità della rete.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsiIl mese scorso è stato attaccato il sito del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, l’HHS. Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 marzo l’intero portale dell’organizzazione è stato messo offline.

    1. L’ATTACCO ALL’HHS E LE PAROLE DI JOHN ULLYOT

    Si tratta di un attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che mira a interrompere la fruibilità delle informazioni contenute in un sito web. Nello specifico, i server del servizio sono stati sovraccaricati e per questo hanno interrotto il loro funzionamento per diverse ore. I funzionari del Dipartimento americano hanno confermato che non vi è stata alcuna violazione sulla privacy delle informazioni contenute all’interno del portale e hanno rassicurato sul lavoro che stanno portando avanti per risolvere la problematica. Il portale, infatti, sembra esser tornato pienamente operativo in seguito all’attacco. Inoltre, gli hacker sembrano essere riusciti solo a rallentare il servizio. La dichiarazione di John Ullyot, portavoce del National Security Council, riporta: “Siamo coscienti dell’attacco cyber che hanno subito i computer dell’HHS e il Governo federale sta investigando a fondo sull’incidente. L’HHS e il Governo federale stanno lavorando in accordo con i professionisti della cyber security per monitorare costantemente la situazione”. E ancora rassicura: “L’HHS e le reti federali funzionano perfettamente”.

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    Fig. 1 – Foto simbolica di un hacker al lavoro, presa a Berlino nel febbraio scorso

    2. L’IPOTESI DI HACKING DA PARTE DEI RUSSI

    Si ipotizza che dietro l’hacking vi sia la mano di uno Stato straniero e si identifica quest’ultimo nella Russia, ma non ci sono prove a riguardo. Le ipotesi sarebbero avvalorate da un rapporto presentato nel 2018 in cui si è evidenziato come hacker russi abbiano provato ad attaccare le infrastrutture informatiche americane a più riprese. L’attacco in esame, infatti, non è stato l’unico in questo periodo di profonda incertezza data dalla pandemia di Covid-19. Una settimana prima è stato attaccato il portale di Champaign-Urbana Public Health District nell’Illinois. Il sito segue periodicamente fino a 200mila persone: quindi, l’attacco ha avuto una portata non indifferente.

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    Fig. 2 – Conferenza stampa del Presidente statunitense Donald Trump sulla pandemia di Covid-19, 5 aprile 2020

    3. GLI ATTACCHI INFORMATICI DURANTE LA PANDEMIA DI COVID-19

    L’attacco all’HHS si inquadra in un’ottica di incertezza più vasta. La pandemia di Covid-19 ha indebolito significativamente l’economia mondiale, spingendo i cittadini a sviluppare il lavoro, le abitudini e le esigenze su internet. Questo ha, indubbiamente, spinto molti hacker a sfruttare la vulnerabilità della rete e delle infrastrutture informatiche mondiali. Precursori degli ultimi attacchi sono stati, ad esempio, la creazione di un sito gemello a quello creato dalla Johns Hopkins University per monitorare i dati sul contagio da coronavirus. In molti portali, come ad esempio quello del Brno University Hospital, sono stati effettuati interventi di social engeneering o di inserimento malware che hanno costretto tutte le risorse dei servizi IT a un lavoro costante e deteriorante. In un momento in cui gli attacchi hacker si sono intensificati, le squadre che si occupano di cyber defense sono costretti a lavorare molto più duramente e a lungo con possibili ripercussioni sulla sicurezza nazionale e internazionale.

    Simonetta Viola

    Photo by Pixabay is licensed under CC0

    Simonetta Viola
    Simonetta Viola

    Classe 1988, iscritta in Internazionalizzazione delle relazioni commerciali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Ateneo di Catania dove conto di laurearmi con una tesi sul cyber terrorismo e la cyber defence.  Traduttrice freelance, web master e docente di Inglese, ho provveduto a certificarmi come ethical hacker. Non disdegno l’idea di potermi occupare anche di imprese private e della necessaria tutela da attacchi cibernetici.

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