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    Le ostentate certezze politiche e sanitarie del Tagikistan

    In breve

    • Emomali Rustan, il 32enne figlio del Presidente tagiko, è stato eletto all’unanimità Presidente della Camera alta nazionale. Il giovane è anche Sindaco della capitale Dushanbe dal 2017.
    • Suo padre, Emomali Rahmon, ricopre la massima carica dal 1994. Grazie a delle apposite modifiche costituzionali sia lui che il figlio potrebbero candidarsi alle presidenziali di fine anno.
    • Nel Paese centrasiatico sono stati dichiarati pochi casi di Covid-19, ma nel frattempo le morti e i comportamenti “sospetti” delle autorità sanitarie si moltiplicano.
    • Nell’ombra dell’emergenza sanitaria si nasconde il pericolo jihadista, alimentato anche da decenni di discriminazioni del Governo contro i fedeli musulmani.

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    Analisi – Continua la felice (o facile?) ascesa politica del figlio di Emomali Rahmon, storico Presidente tagiko. Grazie ad appositi emendamenti, entrambi potrebbero candidarsi alle elezioni di fine anno, ma nel frattempo il Paese è preda di gravi emergenze gestite in modo discutibile. Le priorità del Presidente sembrano però essere altre.

    IL RAMPOLLO DI CASA EMOMALI

    A soli 32 anni Emomali Rustam è stato eletto Presidente della Camera alta (l’Assemblea nazionale – Majlisi milli) del Parlamento tagiko (l’Assemblea suprema – Majilisi oli) con voto del 17 aprile. Il giovane Sindaco della capitale Dushanbe ha ricevuto il completo appoggio dei 33 membri del Senato locale, in gran parte rinnovato nelle elezioni parlamentari del 1° marzo scorso.  Emomali, che mantiene entrambe le cariche, subentra all’uscente Mahmadsaid Ubaydulloyev: costui guidava la Camera alta del Tagikistan dal 2000 ed era già stato sostituito in passato dalla stessa persona proprio come Sindaco della capitale. Quest’ultimo ruolo di primo piano fu un “regalo” del 2017 all’allora nemmeno trentenne Rustam da parte del padre, il Presidente della Repubblica Emomali Rahmon. Lo storico leader tagiko al potere dal 1994 firmò tre anni fa un decreto col quale il figlio veniva nominato primo cittadino di Dushanbe, mentre Ubaydulloyev fu semplicemente licenziato. Questa e altre mosse dell’anziano Presidente hanno alimentato le speculazioni sul futuro politico del rampollo di casa Emomali, che nel giro di pochi anni ha collezionato un’investitura dietro l’altra, giungendo infine ai vertici della politica nazionale. La presidenza della Camera alta conferisce infatti al neoeletto chairman la possibilità – costituzionalmente prevista – di assumere il controllo del Paese in caso di inabilità o dimissioni del capo dello Stato, cioè di suo padre.
    Al di là di questo scenario, per il prossimo dicembre sono previste le elezioni presidenziali, alle quali potrebbero formalmente presentarsi entrambi gli Emomali grazie alla riforma costituzionale del maggio 2016. Nel caso del figlio, la modifica della carta costituzionale tagika ha abbassato l’età minima per ambire alla Presidenza della Repubblica da 35 a 30 anni. Nel caso del padre, fu rimosso il limite di mandati, consentendogli di ricandidarsi all’infinito. Emomali Rahmon negli ultimi anni non si è preoccupato solo di “sistemare” l’ambizioso Rustam, ma ha provveduto – se così si può dire – anche al resto della sua numerosa prole. Ad esempio le figlie Ozoda e Rukhshona Rahmonova sono al momento rispettivamente capo di Stato maggiore e capo del dipartimento relazioni internazionali del Ministero degli Esteri, non senza aver entrambe ricoperto in precedenza importanti funzioni. Anche il giovane (e probabile) successore del Presidente si è fatto le ossa con altre esperienze sin dalla fine degli studi, ma non tutte hanno a che fare con compiti propriamente istituzionali: Rustam ha co-fondato una squadra di calcio di cui è stato anche capitano e attaccante.

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    Fig. 1 Il Presidente Emomali Rahmon durante un recente summit del CSTO

    LA MINACCIA (DALL’ESTERNO) CORONAVIRUS

    Proprio il campionato di calcio è il simbolo del rapporto tra il Governo tagiko e la pandemia globale di Covid-19, poiché gli incontri si stanno svolgendo regolarmente seppur a porte chiuse. Una decisione questa che rende ancora più confuso il quadro di un Paese (che ha anche sospeso il traffico aereo) dove solo di recente sono stati confermati i primi casi di contagio della malattia. Basti pensare che a fine marzo, nonostante lo stato di pandemia dichiarato da parte dell’OMS, in Tagikistan si è normalmente festeggiato il Nowruz, festività primaverile che agglomera moltissime persone in eventi diffusi in tutta la nazione. In quei giorni (il 22 marzo) il Presidente Emomali Rahmon dichiarò che il popolo non aveva nulla da temere: il segreto era nel mantenere ben pulite le proprie case. Nel frattempo i decessi si sono moltiplicati e il 16 aprile il Ministero della Sanità locale ha dichiarato che i 2.317 test fino a quel momento effettuati erano tutti negativi. Le Autorità affermarono che i pazienti morti in situazioni anomale erano affetti da polmonite, per lungo tempo l’unica epidemia ammessa chiaramente (il 28 aprile) dal suddetto Ministero, con 319 casi (di cui 136 operatori sanitari) registrata in un solo ospedale a Dunshanbe. A dispetto delle minimizzazioni del Governo, nelle ultime settimane sono state adottate misure quali chiusure di luoghi pubblici e strutture sanitarie d’emergenza che insospettiscono una popolazione spaventata dall’idea di un’epidemia di Covid-19 non dichiarata.
    Hanno fatto particolarmente scalpore le notizie di sospette – e smentite – morti da coronavirus di un sessantenne il 6 aprile e di un funzionario governativo il 19, entrambe riportate dall’emittente tagika RFE/RL. Nel primo caso l’ospedale dove il paziente era ricoverato fu posto immediatamente in quarantena dopo il decesso dell’uomo, che era da poco ritornato da un matrimonio in Kirghizistan, Paese che ha avuto diverse centinaia di contagiati. Nella seconda vicenda sono stati i parenti del defunto a denunciare che il corpo del loro caro era stato portato via con particolari dispositivi di protezione dagli stessi medici dell’ospedale, che addirittura si sono occupati della sepoltura. In ambedue i casi alcuni familiari delle vittime hanno accusato sintomi quali febbre e difficoltà respiratorie che ne hanno richiesto la messa in quarantena o il ricovero. Oltre a questi decessi, che hanno scosso l’opinione pubblica, ce ne sono stati molti altri simili attribuiti dai vertici sanitari tagiki a qualunque cosa non fosse il coronavirus, come nei casi di Oishamoh Alimova e Shodmon Rajabov, per esempio. Anche i parenti di questi pazienti sono stati posti in quarantena e nella seconda dipartita si è ugualmente verificata la sepoltura in fretta e furia da parte del personale sanitario. 

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    Fig. 2Una delle tante celebrazioni per il Nowruz in Tagikistan, svoltesi regolarmente quest’anno a dispetto dell’emergenza Covid-19

    LA MINACCIA (DALL’INTERNO) JIHADISTA

    Se al momento le Autorità tagike dichiarano con un’invidiabile sicurezza di avere l’emergenza sanitaria sotto controllo, c’è un’altra minaccia per ora meno visibile, ma che desta non meno preoccupazione nella comunità internazionale. Negli ultimi anni gli episodi legati al terrorismo jihadista si sono moltiplicati nella Repubblica centrasiatica. Nell’estate del 2018, in un agguato successivamente rivendicato dall’ISIS, furono uccisi quattro turisti occidentali a sud di Dushanbe, ma la polizia puntò il dito contro il Partito di rinascita islamica, forza d’opposizione attaccata spesso da Emomali Rahmon. Pochi mesi dopo le forze antisommossa hanno dovuto sedare nel sangue una rivolta di detenuti aizzata da simpatizzanti dell’ISIS, e un episodio simile si sarebbe ripetuto nel maggio 2019, con ben 25 morti tra i rivoltosi. Dinanzi a questa situazione il Governo tagiko non è ancora riuscito ad attuare una strategia d’azione efficace, optando tanto per una dura repressione che per amnistie collettive, creando una confusione simile a quella sul coronavirus.

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    Fig. 3 – Fedeli in preghiera in una moschea di Dushanbe

    Il Tagikistan è una di quelle terre orfane dell’URSS che a distanza di quasi trent’anni ancora fatica a trovare un proprio equilibrio. La povertà, l’autoritarismo del suo leader storico e la sistematica discriminazione verso i musulmani osservanti (risalente alla guerra civile degli anni Novanta) non hanno fatto altro che alimentare terreno fertile per le organizzazioni terroristiche di matrice islamista. Il Governo ha introdotto qualche anno fa una serie di divieti a danno dei musulmani riguardanti ad esempio la barba, gli abiti femminili o la documentazione richiesta per le moschee. Purtroppo la repressione religiosa rappresenta una delle tante contraddizioni incarnate da Emomali Rahmon, musulmano praticante di fede sunnita (nel 2016 si recò alla Mecca per compiere il sacro pellegrinaggio chiamato hajj). Se il futuro della nazione avrà il volto del giovane Rustam, di certo le sfide per dimostrare le sue capacità non mancheranno, nella speranza che ciò non comporti solo un nuovo capitolo di un autoritarismo sfiancante.

    Mario Rafaniello

    Nurek, Tajikistan” by Prince Roy is licensed under CC BY

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    Mario Rafaniello

    Classe 1987. Aspirante scrittore per via della mia enorme passione per la lettura, dopo la laurea in Giurisprudenza con tesi in diritto commerciale sul made in Italy, ho cambiato completamente strada seguendo una nuova e travolgente passione: le “cose” che accadono nel mondo. Adesso studio Relazioni Internazionali e collaboro con alcune riviste, cercando di propormi il più possibile per “farmi le ossa”. Ho tutto da imparare, ma la voglia non manca. Mi interessano particolarmente lo spazio post sovietico e le nuove dinamiche orientali, poiché sono realtà che ho potuto visitare e, soprattutto, sono più vicini di quanto crediamo.

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