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    La difficile tregua di Idlib

    In breve

    • Le forze turche da un lato e quelle russe e iraniane dall’altro continuano la loro “missione” a Idlib, appoggiando fronti apposti.
    • A inizio marzo le parti avevano concordato un nuovo cessate il fuoco e un accordo per un corridoio pattugliato congiuntamente lungo l’autostrada M4, snodo cruciale per il Paese.
    • Ancora una volta il cessate il fuoco è stato violato e gli scontri sono ripresi a danno della drammatica situazione umanitaria nella regione.

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    In 3 sorsi – Il cessate il fuoco deciso da Russia e Turchia per Idlib resiste debolmente, ma cresce il ruolo delle milizie locali. Assad cerca di colpire senza scatenare reazioni turche.

    1. RUSSIA E TURCHIA A IDLIB

    La situazione rimane tesa a Idlib, teatro della battaglia tra Assad, Russia e Iran contro i ribelli supportati dalla Turchia. Se per quest’ultima Idlib è una questione di sicurezza nazionale, per la Russia rappresenta l’ultima roccaforte non ancora liberata dalle forze ostili al regime di Assad, la cui sovranità è cruciale per mantenere l’influenza nella regione e lo sbocco sul Mediterraneo. I tentativi di negoziato per la tregua sono stati molteplici, ma mai definitivi e sempre incapaci di prevenire successive escalation di violenza. Il 5 marzo scorso Erdoğan e Putin hanno cercato di mettere fine a una campagna militare durata tre mesi. I due leader hanno concordato un nuovo cessate il fuoco nella regione, sempre nelle mani dei ribelli filo-turchi. Ancora una volta però, Idlib ci insegna che la diplomazia non è sufficiente.

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    Fig. 1 – L’inizio del Ramadan durante la pandemia di Covid-19 a Idlib, 24 aprile 2020

    2. GLI ACCORDI DI MOSCA, TEORIA E PRATICA

    L’accordo prevedeva l’istituzione di un corridoio di 6 chilometri a nord e sud dell’autostrada M4, che fende la provincia di Idlib collegando Aleppo a Latakia. Il corridoio avrebbe dovuto essere pattugliato congiuntamente da truppe turche e russe. Non solo la misura in sé legittima la presenza turca ad Idlib, ma quest’ultima è ulteriormente favorita dalla scarsa partecipazione russa nei pattugliamenti, a causa dell’opposizione da parte delle forze locali alla presenza russa nel territorio, interpretata come il principio di un’entrata governativa nella provincia.
    Il 24 marzo le milizie hanno distrutto un ponte sull’autostrada M4 con un’esplosione, ferendo due militari turchi. I pattugliamenti sono stati ostacolati fin dalla loro prima messa in atto il 15 marzo, con blocchi stradali e proteste. A queste ha partecipato anche la società civile, che tutto vorrebbe tranne il ritorno del Governo di Damasco su Idlib. Non è un caso che le milizie locali, prima tra tutte Hay’et Tahrir al-Sham (HTS), vogliano rivendicare il proprio dissenso per l’accordo di Mosca, se non altro per essere state escluse dai negoziati.
    Erdoğan avrebbe voluto sfruttare l’accordo per rilanciare le sue richieste d’aiuto alla NATO e all’Unione Europea, ma, malgrado l’incontro a Bruxelles del 9 marzo, non è riuscito nel suo intento.
    Il cessate il fuoco ha rallentato la crisi umanitaria: 73mila sfollati su un milione sono tornati nella provincia di Idlib, la maggior parte verso il confine turco. Spaventa, però, la possibilità che la Covid-19 raggiunga Idlib, dove gli ospedali rimasti funzionano a malapena: l’ONU e l’OMS hanno spedito aiuti sanitari. Il rischio che la crisi umanitaria venga aggravata da una catastrofe sanitaria aumenta, soprattutto dopo l’annuncio di casi di positività al virus in Siria.

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    Fig. 2 – Veicoli militari russi e turchi si dirigono verso l’autostrada M4 nei pressi della città di Saraqib, 21 aprile 2020

    3. LA DIPLOMAZIA NON BASTA

    Il cessate il fuoco è stato violato più volte. Primo tra tutti, da HTS, che ha dichiarato guerra a milizie rivali e ai pattugliamenti turco-russi, iniziando una riorganizzazione interna finalizzata ad affrontare l’esercito di Damasco.
    Assad, da parte sua, ha ripreso i bombardamenti sulle milizie a sud di Idlib, senza però oltrepassare la linea dell’M4 e, cioè, senza attaccare la Turchia direttamente, che ha annunciato pesanti ritorsioni in caso di violazione dell’accordo. Damasco non ha interesse a colpire direttamente Erdoğan, il quale ha già grandi difficoltà a Idlib, se non altro per l’opposizione violenta ai pattugliamenti da parte delle milizie e per le lotte tra queste ultime, che Ankara vorrebbe invece compattare. Nel frattempo, entrambi i fronti rafforzano la propria presenza militare attorno alla città.
    Il 20 aprile il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha visitato Damasco, segnalando l’importanza di Teheran nel conflitto siriano e del suo appoggio ad Assad. È stato, inoltre, concluso un nuovo incontro tra i Ministri degli Esteri di Russia, Turchia e Iran sulla situazione di Idlib. 

    Denise Morenghi

    Immagina di copertina: Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

    Denise Morenghi
    Denise Morenghi

    Bergamasca di origine, dopo un primo approccio liceale alla lingua araba, ho studiato lingue, culture e società del Medio Oriente a Venezia. Ho vissuto ad Amman e Beirut e ora sono di base a Parigi per studiare sicurezza internazionale a Sciences Po.

    Amo i viaggi, i man’oushe libanesi, i casoncelli bergamaschi, le lingue straniere e la musica di Fairouz.

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