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    Portogallo: la classe operaia va in paradiso?

    In breve

    • Il Primo ministro portoghese, Antonio Costa, ha deciso la chiusura totale del Paese il 18 marzo. Ciò ha permesso di contenere contagi e decessi
    • Il governo portoghese ha sfruttato lo spirito di collaborazione tra diverse forze politiche
    • Il Portogallo rimane un Paese con enormi problemi finanziari, ma può affrontare questa crisi con maggiore fiducia

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Il Portogallo sta gestendo brillantemente l’emergenza di Covid-19 grazie a misure decise e tempestive. Così una delle cenerentole d’Europa, con pochi mezzi e risorse limitate, sta diventando un caso studio per tutti i suoi vicini.

    1.TEMPESTIVITÀ

    Il 18 marzo il Primo Ministro portoghese Antonio Costa annuncia la chiusura dell’intero Paese, sfidando lo scetticismo di gran parte dei suoi ministri e pure di parte delle autorità sanitarie. Una scelta decisa e coraggiosa presa in un momento in cui i numeri incitavano all’ottimismo, con circa 245 casi di Covid-19. Eppure sono sempre i numeri a restituire il quadro del successo portoghese, frutto anche della tempestività delle misure intraprese dal Governo di Costa. Il tasso di mortalità ufficiale si aggira attorno al 3,5%, ben lontano dal 13% di Francia e Italia, ma soprattutto dall’11% spagnolo, nonostante un lungo confine in comune. Numeri resi ancora più stupefacenti alla luce del fatto che il 22% della popolazione ha più di 65 anni di età e che il Paese vanta il maggior numero di over-80 d’Europa dopo Italia e Grecia. Potenzialmente il terreno ideale per un virus che ha fatto strage proprio tra quelle fasce d’età.

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    Fig. 1 – La capitale portoghese, Lisbona, in quarantena dal 18 marzo

    2. LE MISURE

    “La minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà, senso di responsabilità. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna, perché la sua fortuna è la nostra fortuna”. Rui Rio, capo dell’opposizione nel Parlamento di Lisbona, ha così concluso il suo intervento manifestando la volontà di collaborare con l’esecutivo socialista. Queste parole servono a cogliere in parte il senso di questo “miracolo” portoghese, come definito dallo Spiegel. Mentre nel resto d’Europa si è assistito a baruffe interminabili tra maggioranze e opposizioni, il Portogallo si è distinto per uno spirito di collaborazione sorprendente. Questo ha consentito di intraprendere misure delicate come quella, unica in Europa, di regolarizzare i migranti clandestini e i richiedenti asilo in attesa, con l’obiettivo di far emergere dall’oscurità segmenti di popolazione altrimenti impossibili da monitorare. Una misura provvisoria destinata a essere revocata al termine dell’emergenza, ma pur sempre rivoluzionaria in un panorama politico europeo dominato da anni da sentimenti di chiusura e paura. Il successo ottenuto sin qui dal Portogallo è anche frutto di un’attenta politica di investimenti nei servizi essenziali, che ha portato ad aumentare del 18% la spesa sanitaria dal 2015, con l’assunzione di 3.700 medici e 6.600 infermieri.

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    Fig. 2 – Il Primo Ministro portoghese Antonio Costa

    3. NON PIÙ ULTIMI

    Fino a poco tempo fa il Portogallo era una delle Cenerentole d’Europa. Prostrato da una pesantissima crisi finanziaria, il Paese era avvolto in una spirale di austerità che lo aveva spinto tra le braccia della Troika. Nonostante gli ottimi risultati nella gestione dell’emergenza Covid-19, il Portogallo continua a far fronte a problemi endemici e alla scarsità di risorse e mezzi a propria disposizione. Gli ottimi risultati sanitari non devono neanche far dimenticare che la previsione di calo del PIL per questo trimestre è del 20% e che secondo il Ministro delle finanze Mario Centeno ogni mese di chiusura del Paese provocherà un’ulteriore contrazione del 6%. Uno scenario spaventoso per un Paese che dipende pesantemente da flussi turistici che rischiano di rimanere bloccati per una quantità di tempo indefinita. Pur non dimenticando tutto questo, c’è un senso di orgoglio e quasi sorpresa nella società portoghese. Quasi come se la stessa popolazione fosse stupita della propria disciplina, del proprio rigore e del plauso che proviene dal resto d’Europa. E per quanto l’emergenza sia ancora destinata a durare e potrebbe in ogni momento riservare spiacevoli imprevisti, c’è quasi il senso di una piacevole rimonta. Degli ultimi della classe, abituati a essere trattati da inaffidabili e che improvvisamente si rendono conto di poter diventare un esempio.

    Luca Cinciripini

    Immagine in evidenza: Photo by Granito is licensed under CC BY-NC-SA

    Luca Cinciripini
    Luca Cinciripini

    Nato nel 1991, laureato in Giurisprudenza e attualmente dottorando in Istituzioni e Politiche presso l’Università Cattolica di Milano. I miei interessi di ricerca sono concentrati in particolare sulle politiche di sicurezza e di difesa europee, i rapporti tra NATO e UE e la politica estera comunitaria. Da grande amante del mondo anglosassone, seguo anche tutte le vicende rilevanti della politica e della società britannica.

    Ma, soprattutto, tre cose non possono mancare mai per me: l’Inter, il cinema e gli U2.

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