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    Il risultato delle elezioni legislative che si sono svolte in Messico vede nuovamente il successo del partito centrista PRI. Il presidente di centrodestra Calderón costretto a mediare con il Parlamento

    DI NUOVO IL PRI – In un paese in piena crisi economica, con il più alto livello di disoccupazione dal 1995 , governato da un presidente, Felipe Calderón, che ha scelto di appoggiare informalmente un cartello della mafia scatenando la reazione armata degli altri, i messicani hanno scelto una altra volta la sicurezza centrista, tornando a votare quel Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) che per 70 anni fino al 2000 aveva governato ininterrottamente il paese, con la inevitabile scia di corruzione, stragi di stato e repressione dell’opposizione.  

    IL RITORNO DEI DEMOCRISTIANI –  Il PRI ha conquistato il 35 % dei voti totali. Si stima che avrebbe la maggioranza assoluta nella camera bassa del Congresso, dove insieme ai partiti satelliti dovrebbe raggiungere quei 251 deputati che gli permetterebbe di costringere il Presidente Calderón e il suo partito, il Partito di Azione Nazionale (PAN) a mediare le sue discusse politiche con la volontà del Parlamento. Il PAN, di ideologia neoliberista, non ha confermato il 40 % di tre anni fa, attestandosi invece sul 27,5 %, a dimostrazione che la popolazione non è affatto contenta della gestione politica ed economica del paese da parte del Presidente  in carica. Il PRD, Partito della Rivoluzione Democratica, che nella notte del 2 luglio 2006 aveva vinto la presidenza, salvo poi risvegliarsi secondo la mattina successiva, questa volta ha dimezzato i propri consensi, arrivando solamente al 12,5 % dei votanti. Forse a causa della strategica dipartita di López Obrador, che ha scelto di fare la campagna elettorale in favore del partito del lavoro (PT) e di Convergencia, altri due partiti schierati a sinistra. Tuttavia i due partiti satelliti del PRD non hanno fatto l’exploit raggiungendo solamente il 3.72 % il PT e il 2,38 % Convergencia, riuscendo però a superare quel quorum del 2 % che invece il partito dei socialdemocratici (PSD) non è riuscito nemmeno ad avvicinare.

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    DELUSI E ASTENUTI – In questo paese lacerato dalle differenze sociali, acuite dalla crisi mondiale, e dai continui assassinii da parte dei narcotrafficanti o dai militari che devono dargli la caccia, il PSD era l’unica compagine politica che proponeva idee alternative per combattere l’insicurezza diffusa, come per esempio la legalizzazione delle droghe e la definitiva conclusione della strategia a “balazos”  per combattere la mafia. Tuttavia i messicani paiono aver preferito l’altra faccia della medaglia. Infatti mentre il PSD non ha raggiunto il 2 %, il Partito Verde Ecologista, che ha fondato tutta la sua campagna elettorale sulla sua proposta di pena di morte per chi commette omicidio o sequestra, ha superato il 6 % dei voti.   Il vero vincitore delle elezioni è stato però il partito senza nome dell’astensionismo. In queste ultime settimane su internet e su qualche giornale non allineato si era diffusa la campagna per il non voto o per il voto nullo, con l’obiettivo di non legittimare il sistema partitico messicano. E alla fine, nonostante la poca esposizione mediatica, l’astensionismo è riuscito a convincere circa il 58 % degli elettori che non è andato a votare, ai quali si possono aggiungere il 6% di voti nulli registrati dall’Istituto Federale Elettorale. Due messicani su tre hanno scelto di manifestare la loro profonda opposizione ai partiti esistenti e la poca fiducia nel sistema elettorale, che negli ultimi 20 anni ha permesso due ribaltoni presidenziali  dalla notte alla mattina. 

    Andrea Cerami redazione@ilcaffegeopolitico.it 9 luglio 2009

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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