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    Coronavirus, l’Argentina privilegia la salute

    In breve

    • Per tutelare i propri cittadini, l’Argentina non sembra aver intenzione di uscire dalla fase di lockdown.
    • Puntando su incentivi alle imprese e sostegno al reddito dei lavoratori, il Presidente Fernandez ha trovato la ricetta migliore per fronteggiare la difficile crisi che sta attraverso il Paese.
    • Gli Stati confinanti, come Brasile, Paraguay e Uruguay, spingono invece verso la riapertura e la fine dell’isolamento sociale. I numeri però sembrano dar ragione alle scelte di Fernandez.

     

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiIl Presidente Fernandez sta portando il Paese fuori dall’emergenza legata al coronavirus fermando la produzione e anteponendo la salute all’economia nazionale

    1. CORONAVIRUS, LO STATO PIU’ LIGIO

    È il Paese latinoamericano che meglio sta affrontando la sfida del coronavirus, cui il mondo è chiamato a dare una risposta. Sin dal 3 di marzo, giorno in cui è stato registrato il primissimo caso sul territorio nazionale, l’Argentina ha prestato molta attenzione verso la nuova pandemia, imponendo regole rigidissime. Il 15 marzo il Presidente Alberto Fernandez ha annunciato la chiusura delle frontiere e ha interrotto l’attività scolastica e universitaria a tempo indeterminato. I Governatori delle  23 Province non si sono opposti alla linea del capo dello Stato, consapevoli che l’esplosione dell’epidemia avrebbe potuto comportare il collasso del sistema sanitario. A partire dal 20 di marzo, tutti gli argentini sono stati sottoposti all’isolamento obbligatorio con il divieto di uscire se non con il permesso della Polizia. Le praterie del Chaco, le vette della Patagonia, così come le metropoli Rosario e Buenos Aires, appaiono oggi disabitate, complici le pesanti sanzioni per i trasgressori della quarantena. Il Governo ha valutato l’efficacia delle misure ogni due settimane prorogandole di volta in volta di altri 14 giorni. La scadenza è fissata per il 7 giugno ma, a quanto risulta, le Autorità non sembrano intenzionate a retrocedere, forti delle statistiche epidemiologiche: poco più di 13mila contagiati e 490 morti. Rimangono, però, ancora pochi i test effettuati sul coronavirus: circa 140mila su una popolazione di 44 milioni.

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    Fig. 1 – Presidio sanitario anti coronavirus a Buenos Aires

    2. AIUTI ALLE IMPRESE E AI LAVORATORI

    Per arginare il contraccolpo economico che il lungo lockdown argentino sta producendo, il Presidente Alberto Fernandez ha deciso di varare un pacchetto di supporto alle imprese. È stato posticipato il pagamento del 95% delle imposte ad onere delle aziende ed è stato persino approvato un “extra” sulla busta paga dei dipendenti fino al 50% dello stipendio di febbraio. Dato che la maggior parte delle aziende rimarrà chiusa (eccetto quelle della filiera alimentare) per parecchio tempo, il Governo ha predisposto dei prestiti a tasso zero fino al 30 giugno sia verso i piccoli imprenditori che per i lavoratori. Misure che sono in controtendenza rispetto al più popoloso Stato dell’America Latina, il Brasile, che per affrontare la crisi economica dovuta al coronavirus ha deciso di riaprire tutte le attività commerciali. Lo stesso Fernandez ha dichiarato: “Preferisco avere il 10% in più di poveri che 100mila morti in Argentina”, poiché “è falso affermare che esista un dilemma tra la salute l’economia”. Il prof. Marcos Novaro dell’Università di Buenos Aires sostiene che l’aumento dell’indice di popolarità di Fernandez sia proprio dovuto alla dura lotta che il Governo sta conducendo contro il virus.

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    Fig. 2 – Unità mobile di rilevamento casi sospetti di coronavirus

    3. IL RAPPORTO CON GLI STATI VICINI

    Se l’Argentina ha dimostrato fermezza nella lotta contro il Coronavirus, non si può dire lo stesso per gli altri Paesi confinanti. Abbiamo già accennato al Brasile e alla politica negazionista di Bolsonaro, che ha più volte ribadito che il coronavirus è solo una “gripezinha”, una febbretta. Il Presidente paraguaiano Mario Benítez, nonostante abbia finora seguito il “modello argentino”, ha affermato che il Paese può cominciare un periodo di flessibilità. Una scelta dovuta alla richiesta sempre più pressante delle città di confine, come Ciudad del Este, di riaprire il più presto possibile le frontiere per impedire la perdita di migliaia di posti di lavoro. Uguale istanza si è registrata nei territori uruguaiani a ridosso con il Brasile, come la zona di Chuy, dato che moltissime persone lavorano nel lato verde-oro.
    In America Latina, ogni giorno, si sceglie tra salute ed economia. L’Argentina, però, ha già fatto capire da che parte sta.

    Mattia Fossati

    Photo by 1662222 is licensed under CC BY-NC-SA

    Mattia Fossati

    Friulano di nascita, bolognese per meriti accademici. Mi sono laureato in Scienze Politiche per poi specializzarmi in Giornalismo. Mi occupo di mafia, corruzione e narcotraffico. Ho svolto un tirocinio in Brasile effettuando svariati video-reportage delle manifestazioni studentesche contro i tagli del Governo Bolsonaro.  In seguito sono partito per un viaggio dal Cile alla Colombia per scrivere un libro sulle nuove rotte dei narcos. Follemente innamorato delle mie due case: Venezia e l’America Latina. Non potrei mai rinunciare a un buon caffè o a bere il mate in compagnia.

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