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    Open Skies… quando spiare è concesso

    In breve

    • Il trattato Open Skies permette di sorvegliare il territorio altrui, in ottica di “confidence building”.
    • Gli USA accusano la Russia di abusare del trattato e minacciano di uscirne.
    • A farne le spese saranno gli alleati europei e, in generale, la fiducia reciproca.
    • Il vero obiettivo degli USA potrebbe essere la Cina.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    5 domande e 5 risposte – Il trattato “Open Skies” consente ai Paesi firmatari di far volare propri velivoli di sorveglianza su territorio estero. Gli USA vorrebbero uscire dall’accordo, accusando la Russia. Ma ci sono rischi nel farlo.

    1. DI COSA SI TRATTA?

    Il Trattato “Open Skies” (Cieli aperti) è uno dei tanti trattati che puntano a ridurre i rischi di guerra nucleare tra Russia e Occidente (USA ed Unione Europea) permettendo che le parti possano “controllarsi a vicenda”. Senza entrare nei dettagli (trovate qui una buona descrizione in inglese) esso permette ai firmatari di inviare aerei di sorveglianza in territorio avversario sopra aree con presenza di installazioni militari e fotografare. Il monitoraggio consente di verificare le attività e, pertanto, risponde alle esigenze di quelle che vengono definite misure di “confidence building” presenti in tanti trattati internazionali di controllo degli armamenti: “Non ti sto nascondendo niente e ti permetto di verificarlo”.

    2. PERCHÉ GLI USA VOGLIONO USCIRE DA QUESTO TRATTATO?

    La Russia ha limitato i voli sopra l’Oblast di Kaliningrad, dove l’intelligence occidentale crede siano stati schierati lanciamissili potenzialmente armabili con testate atomiche. Inoltre, gli USA accusano la Russia di aver installato particolari videocamere dalle ottiche particolarmente sofisticate sugli aerei che verrebbero impiegati all’interno delle attività previste dal trattato. Dunque l’Amministrazione USA contesta il fatto che l’Occidente permetterebbe alla Russia di volare sopra il proprio territorio con ottiche troppo sofisticate mentre a USA e alleati viene vietato di fare altrettanto sopra aree chiave. Perché dunque una cosa del genere dovrebbe essere concessa? Questa è la “ratio” dietro alla decisione USA.

    http://gty.im/1214194532

    Fig. 1 – Il Segretario di Stato USA Mike Pompeo parla al Dipartimento di Stato a Washington DC il 20 maggio 2020

    3. È DAVVERO COSÌ?

    In realtà le cose sono più complesse: il divieto di volare sopra Kaliningrad è reale, ma gli USA possono comunque “vedere” quello che succede grazie ai propri satelliti militari, cosa che consente di mantenere comunque una sorveglianza efficace. Allo stesso tempo, come osservano vari esperti, il tipo di fotocamera e apparato di sorveglianza contestato non modifica sensibilmente il tipo di informazioni che possono essere tratti ed era inoltre già stato approvato dagli stessi USA e dagli altri firmatari del trattato: anche gli alleati europei valutano pertanto la critica come strumentale e inclusa in una più vasta azione di pressione con Mosca.

    4. PERCHÉ I PAESI EUROPEI SONO PREOCCUPATI?

    Molti Paesi europei non possono accedere ai satelliti USA: per questi la soveglianza tramite Open Skies è fondamentale per mantenere sotto osservazione le attività russe e non può essere sostituita. Quindi, indipendentemente dalle ragioni USA, il mantenimento del trattato è considerato molto importante e si sta pensando di mantenerlo attivo anche se gli USA dovessero abbandonarlo. È qui che la logica USA, apparentemente sensata dal loro punto di vista, si scontra contro dinamiche controintuitive: uscire dal trattato significa eliminare proprio una delle misure di “costruzione della fiducia” che servono a mantenere funzionante la deterrenza reciproca (in particolare quella nucleare). In caso di crisi, infatti, la possibilità di volare sopra siti critici della “parte avversa” aiuta a supportare le decisioni politiche e militari con dati oggettivi circa quanto stia facendo l’avversario e, in definitiva, aiuta a ridurre valutazioni errate. In altre parole, aiuta a salvaguardare la pace riducendo la possibilità di errori di intelligence.

    5. C’ENTRA LA CINA?

    Se da un lato la capacità USA di valutare non viene ridotta senza il trattato, non è così per quella europea, e soprattutto quella russa (il cui sistema satellitare non è all’altezza di quello statunitense).  E’ quindi il caso dove il rischio di uso improprio del trattato da parte di uno dei contendenti risulta molto meno rilevante rispetto ai rischi che si corrono senza il trattato. Perché dover arrivare a tanto? La motivazione potrebbe risiedere in un attore internazionale che non abbiamo finora citato: la Cina. L’Amministrazione Trump negli ultimi anni si è ritirata da alcuni trattati internazionali che riguardano il disarmo e il controllo degli armamenti (come l’INF, e si teme possa volerlo fare anche dal “New START“) nel tentativo di poter poi ricostruire nuovi trattati che vedano inclusa anche la Cina – attualmente non firmataria e pertanto non vincolata. Come viene spiegato in un recente articolo dell’Economist, è però molto difficile che la Cina possa essere convinta a firmare tali trattati: il rischio quindi è che questi vengano eliminati senza nulla a rimpiazzarli, lasciando il mondo privo di ogni architettura per evitare il peggio.

    Lorenzo Nannetti

    Immagine di copertina: Aeroflot Tupolev Tu-154M RA-85643, photo by Alexander Mishin, licenza CC-BY-SA 3.0

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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