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    Indonesia, l’ora più difficile tra emergenza sanitaria e crisi economica

    In breve

    • Continuano ad aumentare i contagi di Covid-19 in Indonesia. Il picco dell’epidemia si attende nelle prossime settimane.
    • Il Presidente Joko Widodo ha predisposto la riapertura delle attività economiche a partire dal 1° giugno.
    • L’emergenza sanitaria ha causato deflusso di capitali, deprezzamento della valuta e contrazione del PIL.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiLa crisi sanitaria sta avendo ripercussioni disastrose sulle economie di tutto il mondo, specialmente nei Paesi emergenti. Ciò ha convinto il Presidente indonesiano, Joko Widodo, a optare per la riapertura anticipata delle attività economiche, nonostante l’aumento dei contagi.

    1. L’AUMENTO DEI CONTAGI

    Allo scoppio della pandemia di Covid-19, il Presidente indonesiano Joko Widodo ha mostrato fin da subito una forte preoccupazione per la chiusura delle attività economiche, temendo l’impatto negativo del virus su commercio, investimenti e turismo. Solo all’inizio di marzo il Governo ha finalmente iniziato ad agire, vietando le riunioni di massa e imponendo restrizioni sociali su larga scala in quattro regioni e 22 province.
    Alla data del 7 giugno l’Indonesia ha superato i 31mila contagi con oltre 1.800 decessi. I numeri non accennano a diminuire e sembra che il picco massimo sia ancora lontano. Le prossime settimane saranno particolarmente critiche secondo gli esperti, poiché i festeggiamenti del Ramadan, conclusosi il 23 maggio, hanno portato le famiglie e le comunità a riunirsi a dispetto dei divieti governativi. Sono infatti in molti ad aver fatto visita ad amici e parenti all’interno dello stesso conglomerato urbano, contribuendo potenzialmente alla diffusione del virus.

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    Fig. 1 – Due operatori sanitari effettuano test per la Covid-19 sull’isola di Bali, 6 giugno 2020

    2. UNA RIAPERTURA A FASI

    Malgrado i contagi ancora in crescita, Widodo ha invitato il popolo indonesiano a “far pace” con il virus, sottintendendo così la volontà di procedere ad un riavvio graduale delle attività economiche. Il Governo ha infatti pianificato un rientro in cinque fasi alla normalità, a partire dalla ripresa dei servizi di trasporto il 1° giugno. La seconda fase prevede l’apertura dei centri commerciali e dei mercati a cominciare dall’8 giugno, cui seguirà una riapertura limitata delle scuole il 15 giugno. La quarta fase, prevista per il 6 luglio, propone la ripresa di ristoranti, bar e palestre. Infine, si prospetta una riapertura completa di tutte le attività economiche per fine luglio.
    Il piano di ripresa ideato dal Ministro dell’Economia Airlangga Hartarto, che sembra privilegiare l’aspetto economico piuttosto che la sicurezza sanitaria, ha attirato non poche critiche. “È necessario mantenere il Paese unito,” risponde il Governo, “un mercato emergente non ha a disposizione gli strumenti dei Paesi più avanzati, il ritorno alla normalità è l’unica scelta”.
    Nel frattempo, il 13 maggio il Parlamento ha approvato il tanto atteso incremento del debito pubblico oltre la precedente soglia fissata al 3%, erogando un primo finanziamento pari a 24,6 miliardi di dollari.

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    Fig. 2 – Il Presidente Widodo ispeziona una stazione del MRT di Giacarta prima della riapertura dei servizi di trasporto, 26 maggio 2020

    3. LE CONSEGUENZE ECONOMICHE

    L’incerta condizione dei mercati finanziari e il decremento dei consumi interni sono tra le ragioni che hanno spinto Widodo a favorire la riapertura delle attività economiche. Con lo scoppio dell’emergenza sanitaria la rupia indonesiana ha cominciato a deprezzarsi. La valuta si è oggi stabilizzata attorno alle 14mila rupie per dollaro USA, grazie anche agli interventi dell’Indonesian Bank e ad un pacchetto di aiuti fornito dagli Stati Uniti. Un ulteriore deprezzamento, però, condurrebbe ad una crisi di liquidità.
    Il Presidente spera in una piena ripresa economica nel terzo trimestre, ma gli analisti sono scettici, prospettando una contrazione del PIL tra il 2,3 e lo 0,1% per il resto del 2020.
    Inoltre l’economia indonesiana è fortemente trainata dal consumo domestico e la possibilità di resistere al collasso risiede nella capacità di ripresa dei consumatori e delle imprese locali. Molti indonesiani, occupati principalmente nel settore informale, fanno affidamento su salari di sussistenza estremamente bassi e l’assenza prolungata di tale fonte di reddito potrebbe ripercuotersi sull’intera economia.
    Non meno preoccupante appare lo scoppio d’odio, sempre latente in Indonesia, contro la comunità cinese che detiene il monopolio del commercio e dell’attività finanziaria. Anche sotto tale profilo il Governo sta intervenendo con intenti moderatori, temendo gli effetti dirompenti delle tensioni etniche sull’economia. In una recente comunicazione telefonica Widodo e il leader cinese Xi Jinping hanno auspicato di superare congiuntamente questo momento difficile, ribadendo l’impegno ad una maggiore cooperazione e la promozione di un G20 orientato alla risoluzione della crisi e alla governance economica globale.

    Emilia Leban

    Jakarta, Indonesia – Late afternoon” by cloud.shepherd is licensed under CC BY

    Emilia Leban
    Emilia Leban

    Sono nata a Roma nel 1995. Appassionata da sempre di tematiche internazionali mi sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Luiss Guido Carli. Ho trascorso un semestre nei Paesi Bassi con il programma Erasmus e uno in Indonesia come tirocinante presso l’Ambasciata italiana. Le mie passioni principali sono i viaggi, i dolci e le lingue straniere.

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