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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Incidente di piazza Tienanmen: Pechino sospetta gli uiguri

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    In Cina continuano le indagini sull’incidente di lunedì in piazza Tienanmen, con un’auto che è esplosa causando la morte di cinque persone: nonostante il silenzio, sta emergendo che per il Governo si tratti di un attentato suicida condotto da uiguri.

     

    LE INDAGINI – Ormai le indicazioni sono chiare: le Autorità cinesi stanno seguendo la pista del terrorismo uiguro per l’attentato suicida condotto lunedì in piazza Tienanmen. Sebbene non ci siano conferme ufficiali, le misure adottate in questi due giorni dalla polizia procedono lungo tale direzione, a cominciare dai nomi di due sospettati (ma le indagini potrebbero ampliarsi ad altri sei) indicati ad alberghi e strutture ricettive e dalle possibili targhe di un SUV chiaro ricercato. Gli indizi, insomma, rimanderebbero allo Xinjiang, la regione occidentale a maggioranza turcofona e musulmana che lotta contro il dominio dei cinesi han. Inoltre, secondo quando riportato da più fonti anonime alle agenzie di stampa, le Autorità sarebbero certe che «il grande evento di lunedì», come è stato definito dalla polizia, «sia stato un attentato suicida». Tuttora, comunque, alcuni commentatori sostengono che l’azione sia in realtà un’immolazione di tibetani, ma l’ipotesi è assai inverosimile.

     

    LE REAZIONI DEGLI UIGURI – Secondo Rebiya Kadeer, Presidente del Congresso mondiale degli uiguri, «il Governo cinese non avrà problemi a diffondere una versione falsa dell’incidente per imporre nuove misure repressive contro gli uiguri». Analogamente, Alim A. Seytoff, Presidente degli uiguri in America, ha criticato la rapidità con la quale Pechino ha accusato lo Xinjiang: «Ci sono uiguri ricercati, ma ci sembra incredibile che abbiano potuto organizzare qualcosa del genere». Per Ilham Tohti, un noto economista uiguro della Minzu University (un istituto strutturato per le minoranze), non è da escludersi a priori la responsabilità di indipendentisti dello Xinjiang, però «in assenza di solide prove, non si può stigmatizzare un gruppo etnico». Lo Xinjiang è una regione nell’Ovest della Cina, a ridosso dell’Asia centrale, ricca in risorse e dalla posizione strategica. Il 45% della popolazione è uigura, ossia turcofona e musulmana, ma sottoposta alla discriminazione da parte degli han cinesi, con il Governo di Pechino che spesso maschera la repressione con la lotta al terrorismo islamico. Nello scorso giugno, nelle violenze tra uiguri, han e polizia sono morte almeno 35 persone.

     

    Le immagini immediatamente successive all'attentato
    Le immagini immediatamente successive all’attentato

    IL RESOCONTOLunedì scorso, attorno alle 12 ora locale, un’auto ha sfondato le barriere di sicurezza in piazza Tienanmen, entrando nella zona pedonale e andandosi a schiantare dopo 400 metri di corsa contro una colonna proprio di fronte alla Porta Celeste. I resti della vettura sono stati rimossi entro venti minuti, cosicché non è ancora chiaro se la macchina sia esplosa dopo aver superato le transenne, oppure se abbia preso fuoco in seguito all’impatto. Tra le dichiarazioni dei testimoni ci sono molte differenze, poiché a fronte di chi afferma di aver udito il rumore di una deflagrazione, c’è chi afferma, invece, che il boato sarebbe stato causato dall’abbattimento delle barriere. I morti sono al momento 5, comprese le tre persone che, secondo la polizia, erano a bordo, mentre i feriti sono almeno 38. Le immagini dell’accadimento pubblicate su internet sono state rapidamente bloccate dalle Autorità cinesi e il Governo ha dichiarato di non avere «alcuna informazione precisa». Addirittura, due giornalisti della “France Press” hanno riportato di essere stati «brevemente detenuti».

     

    Beniamino Franceschini

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    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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