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    Uno Stretto troppo stretto per l’Iran?

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    La leadership iraniana considera il Golfo Persico come una legittima zona d’influenza. Nel perseguire i propri obiettivi strategici, qual è il ruolo e l’impostazione della politica marittima di Teheran?

     

    IRIN E IRGCN – La politica marittima dell’Iran si attua attraverso l’utilizzo di due forze diverse, la flotta della Marina militare (Islamic Republic of Iran Navy, IRIN) e la flotta della Marina delle Guardie Armate della rivoluzione (Islamic Revolutionary Guards Corps Navy, IRGCN). Sebbene entrambe rispondano al volere dell’Ayatollah sia dal punto di vista gerarchico (le due Forze sottostanno a una catena di comando che vede al proprio vertice il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, presieduto da Khamenei), sia da quello personale (la Guida suprema nomina i capi di entrambe), i loro diversi equipaggi e aree d’azione riflettono i ruoli distinti che hanno a poco a poco assunto. Per gran parte della storia post-rivoluzione, esse sono state concorrenti, il che ha spinto lo Stato Maggiore iraniano a condurre un’importante riorganizzazione delle due forze navali, realizzata a partire dal 2007. A seguito di questa misura, l’IRGCN ha cominciato a operare praticamente come una guardia costiera molto ben attrezzata, con responsabilità di pattugliamento delle acque territoriali iraniane e delle infrastrutture energetiche presenti nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. L’IRIN, invece, si è concentrata sulla dislocazione di unità marine e sottomarine lungo la costa iraniana sud-orientale al di là dello Stretto di Hormuz, nel tentativo di aggiungere complessità e profondità strategica alla politica marittima di Teheran.

     

    Lo Stretto di Hormuz
    Lo Stretto di Hormuz

    LA CENTRALITÀ DI HORMUZ – Da un punto di vista più geostrategico, sono tre i principali trend riscontrabili nell’analisi della politica marittima iraniana. Il primo e più importante è la centralità geopolitica dello Stretto di Hormuz, il braccio di mare lungo circa 60 chilometri e largo 30 che separa l’Iran dalla Penisola Musandam, exclave dell’Oman nel territorio degli Emirati Arabi Uniti. Questa sorta di gomito marino è un punto di grandissima importanza strategica, se si pensa che vi transita circa un quinto di tutto il petrolio prodotto nel mondo e un terzo del traffico petrolifero via mare. Al suo margine settentrionale si trova una costellazione di isole rocciose, dove l’Iran ha realizzato il porto di Bandar Abbas e costruito una rete di difesa che si serve del piccolo arcipelago per nascondere postazioni fisse, utilizzando centinaia di unità piccole, agili e veloci che, sebbene limitate nella gamma, sono in grado di trasportare armamenti missilistici. In caso di un confronto militare tra l’Iran e altri attori regionali (Israele o gli stati del Golfo) o globali (Stati Uniti), è molto probabile che Teheran minacci di chiudere lo Stretto, potenziando i presidi esistenti con il dislocamento di aerei, sottomarini e mine.

     

    LA GUERRA ASIMMETRICA – Il secondo trend, diretta conseguenza del primo, è lo sviluppo da parte di Teheran di una capacità nel campo della guerra asimmetrica di gran lunga maggiore rispetto a quello della guerra convenzionale. In un teatro strategico così ristretto come quello del Golfo Persico, le piccole e veloci unità marine iraniane potrebbero infliggere danni materiali consistenti alle forze convenzionali nemiche. Sebbene questo approccio non sia sostenibile nel medio-lungo periodo, visto il consistente gap tecnologico tra l’Iran e i suoi avversari, l’azzardo di Teheran è resistere un tempo abbastanza lungo da trasformare un ipotetico conflitto in una guerra di logoramento, dove il tipo di perdite e costi materiali inflitti all’avversario porterebbero a una sorta di vittoria politica.

    A ogni modo, la centralità del Golfo Persico e il modello di guerra asimmetrica limitano fortemente le scelte strategiche di Teheran. Dando priorità a questo teatro, l’Iran sottrae delle risorse preziose che potrebbero essere utilizzate per proiettare la propria influenza nel vicino Oceano Indiano occidentale, sempre più presente nelle politiche marittime degli altri attori regionali e globali. Tale divisione dei quadranti conta molto, perché Teheran non possiede i mezzi per contrastare la diffusione di sottomarini nucleari, che possono essere equipaggiati con aerei e missili da crociera a lungo raggio. Questo limite mette in evidenza la dipendenza geostrategica di Teheran nei confronti dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico: paradossalmente, gli stessi fattori geografici che garantiscono a Teheran una sorta di vantaggio strategico nel Golfo Persico, rendono di fatto le forze navali iraniane più controllabili e nel complesso più deboli.

     

    Il Golfo Persico
    Il Golfo Persico

    LE RELAZIONI STRATEGICHE DI TEHERAN – Proprio per questo, sebbene la priorità del Golfo Persico non sia mai stata messa in discussione dalla leadership iraniana, il Paese sta cercando di espandere la propria influenza nelle acque internazionali dell’Oceano Indiano. In quest’ottica, il terzo trend geopolitico vede un notevole aumento di operazioni navali a lungo raggio da parte di Teheran a sostegno delle relazioni strategiche con i suoi principali partner, principalmente Cina, Russia, Siria e Sudan. Teheran ha intrecciato nel corso degli anni una relazione con la Cina rilevante dal punto di vista commerciale, basata sull’importazione di petrolio iraniano da parte di Pechino in cambio di un significativo numero di equipaggiamenti militari e tecnologie fondamentali nel foraggiare il complesso militare industriale del Paese. Le operazioni navali comuni tra i due Stati servono a consolidare questo rapporto, nonché a mostrare alla Cina come l’Iran possa essere considerato un partner affidabile. Allo stesso tempo, Teheran sta aumentando il proprio supporto alle navi della Marina russa presenti nell’Oceano Indiano, mettendo per esempio a disposizione di Mosca la base a Bandar Abbas come porto accogliente e sicuro dove rifornirsi di carburante e attuare riparazioni. Questa prassi risulta particolarmente preziosa nel supportare i movimenti russi da Vladivostok (sull’Oceano Pacifico) a Tartus, base russa in Siria, da dove avviare tutta una serie di attività a supporto del regime di Assad. Da sottolineare anche il triangolo geostrategico che l’Iran mira a formare con la Siria e il Sudan, Paese sempre più importante nella trasmissione di materiale militare verso il cliente privilegiato nel Mediterraneo, il regime di Assad. La maggior parte di questi trasferimenti avviene tramite contrabbandieri che utilizzano piccole unità navali di proprietà privata per trasportare armi e munizioni dall’Iran a Port Sudan, sul Mar Rosso, e da lì via terra verso il Mediterraneo.

    Luigi Della Sala

    Luigi della Sala
    Luigi della Sala

    Nato nel 1984 e laureato nel 2008 in Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma. Ormai trapiantato a Bruxelles per la quale provo una sorta di amore-odio che mi ha fatto prima scappare per esperienze lavorative in Polonia, Francia e Malta, per poi ritornare alla ricerca di una presunta stabilità all’insegna della progettazione europea. La passione per la geopolitica invece non l’ho mai persa, ma ho anzi sempre cercato di coltivarla continuamente non solo con un Master alla SIOI ma anche con una voracità da lettura promettente e preoccupante allo stesso tempo. Odio la conservazione e la verità imposta che viene accettata un po’ per convenienza e un po’ per indolenza, amo il calcio, il crederci sempre e la libertà, che provo a ricercare in viaggi intrapresi fin da quando sono nato

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