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venerdì 30 Ottobre 2020
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    Turchia, il futuro delle Forze Armate

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    Miscela Strategica – Le Forze Armate turche proiettano, attraverso la loro immagine nelle operazioni internazionali, un profilo di primo piano sul palcoscenico internazionale. All’indomani degli episodi della lotta al terrorismo interno, l’esperienza del loro comandante potrà essere forse utilizzata per combattere quello internazionale o per fronteggiare una serie di minacce multiformi e asimmetriche. I sistemi d’arma futuri saranno basilari in questo.

     

    IL CAPOIl Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, Necdet Özel, è generale della Gendarmeria e segna in un certo qual senso una svolta. La novità della nomina di Özel risiede nel fatto che il generale appartiene a una cordata militare lealista che intende, in opposizione a vari episodi accaduti negli ultimi quarant’anni con i vertici delle Forze Armate, non immischiarsi in nessun modo nell’agone politico. Özel è sempre rimasto, durante la sua carriera, negli stretti limiti delle leggi e dei compiti a lui assegnati. La sua stessa nomina è avvenuta nel luglio 2011, a causa del ritiro degli altri Capi di Stato Maggiore, per una questione di nomina ai vertici delle Forze Armate, di personale inviso al Governo Erdogan. La formazione del generale si è sviluppata nelle accademie turche, ma, essendo comandante della Gendarmeria, ha conosciuto molto presto la prova del fuoco del più grande conflitto interno alla Turchia: quello contro il terrorismo del PKK. Ciò è avvenuto con i lunghi anni di servizio prestati da Özel presso il Settimo Corpo d’Armata, impiegato principalmente nella guerra contro il terrorismo curdo. La battaglia contro il PKK, divenuta più cruda con la dichiarazione dell’organizzazione definita terroristica anche dall’Unione Europea di puntare alla creazione di uno Stato curdo (1984), ha visto una svolta epocale proprio con il cessate il fuoco del marzo 2013, anche se tale accordo pare formalmente non rispettato dal PKK. Sotto il comando di Necdet Özel si è arrivati per la prima volta a un dialogo, o meglio a un risultato formale nella guerra al terrorismo interno che sia differente da quelli ottenibili sul campo di battaglia. La figura del Capo di Stato Maggiore della Difesa è anche fondamentale nella ricerca di un maggior rispetto dei diritti umani da parte dei funzionari turchi, elemento tanto importante nella costruzione del soft power di Ankara: il generale è stato più volte garante della legalità e dello Stato di diritto anche per coloro accusati di terrorismo. Necdet Özel ha avuto modo di riportare in un suo discorso, parlando delle vittime e degli attori del terrorismo: «Il bilanciamento fra necessità e diritti umani deve essere ben definito».

     

    OPERAZIONI – Lo strumento difensivo di Ankara è attualmente impegnato in varie operazioni all’estero e sul territorio nazionale di rilevanza mondiale. La prima e più importante per numero di truppe ridislocate è una vera e propria occupazione che dal 1974 la Turchia porta avanti sulla porzione nord dell’Isola di Cipro, la Repubblica di Cipro Settentrionale, attualmente riconosciuta solo dalla Turchia. La Turchia iniziò l’operazione nel 1974 con un avio-assalto combinato a uno sbarco anfibio e, una volta cessato il fuoco, ha mantenuto l’occupazione dislocando un intero corpo d’Armata sull’isola.

    L’altra operazione interna, asperrima e pluridecennale è la già citata guerra al terrorismo (o indipendentismo, a seconda di come viene considerato) curdo, condotta da oltre trent’anni dalla Gendarmeria (come forza investigativa) e dall’Esercito e Aeronautica, come forze combattenti. Il combattimento del terrorismo è spesso sfociato in una vera e propria guerra civile e ha anche visto l’impiego di metodi apertamente contrari ai diritti umani, almeno sino all’era Özel. Si devono poi citare gli interventi della Turchia nelle operazioni di supporto della pace KFOR (Kosovo), IFOR e SFOR (Balcani). Infine, è stato ed è importantissimo il concorso turco nella missione di Counter Insurgency ISAF (Afghanistan), iniziato dopo gli attacchi terroristici del 2003 in Turchia, impegno concretatosi in particolare nell’addestramento di militari afghani.

    Le operazioni internazionali hanno altresì creato nuove esigenze operative che hanno reso ormai irrinunciabili alcuni programmi di ammodernamento, che vediamo ora in una rassegna non esaustiva, ma indicativa del livello di progresso delle Forze Armate di Ankara.

     

    UN PO’ DI ITALIA… – La Turchia, con il proprio costruttore Turkish Airspace Industries in collaborazione con il consorzio italiano Agusta-Westland, nel 2007 ha iniziato lo sviluppo di un elicottero d’attacco denominato T-129. Il primo prototipo ha volato il 28 settembre 2009. La Turchia ha ordinato 6 prototipi per effettuare i test e i collaudi che sono già in servizio, oltre a 50 esemplari da mettere in linea, quindi una commessa molto consistente. Anche la Corea del Sud ha effettuato un ordine di circa 50 esemplari: il progetto ha avuto insomma molto successo. Si tratta di un elicottero da combattimento molto simile all’A-129 “Mangusta”, agile e versatile, di dimensioni ridotte rispetto ad altri elicotteri da combattimento come l’americano “Apache” o il franco-tedesco “Tiger”. L’elicottero può montare una rispettabile quantità di armi controcarro: razzi da 70mm o da 81mm o mitragliatrici calibro 12,7mm, e in aggiunta missili ATGM (Anti-Tank Guided Missile) e antiaerei (Stinger). Tali armi, oltre a essere utilissime contro i mezzi corazzati, sono letali ausili nel combattimento nelle aree urbanizzate per le truppe di terra. L’entrata in servizio, prevista inizialmente per la metà del 2013, ha subito un ritardo di un anno per dei rallentamenti nei test dei prototipi.

    Modellino dell'elicottero d'attacco T-129 esposto a Le Bourget 2013.
    Modellino dell’elicottero d’attacco T-129 esposto a Le Bourget 2013

     

    L’importanza di un elicottero d’attacco agile e armato pesantemente è notevole in scenari di combattimento come la lotta al terrorismo e la counter insurgency. In questi casi poter contare sulla presenza di una coppia di elicotteri che segue a pochi metri da terra una squadra di fanteria impegnata in una search operation (operazione di ricerca, rastrellamento) in un villaggio può fare la differenza.

     

    … E UN PO’ DI COREA DEL SUD – Sempre nel 2007 la turca OTOKAR ha iniziato un programma maggiore per la produzione di un moderno carro armato di terza generazione, chiamato “Altay“, con elevatissime caratteristiche di mobilità e un armamento principale consistente in un cannone da 120mm. Successivamente nel consorzio produttivo del carro “Altay” è entrata un’importantissima partecipazione sudcoreana. Nel novembre del 2012 sono stati consegnati i primi due prototipi del carro per i collaudi. Nel novembre del 2013 il consorzio è stato aperto a partecipazioni esterne. Le consegne sono ufficialmente previste per il 2015.

    Anche un carro con elevata mobilità e importante potenza di fuoco è un’arma fondamentale per il combattimento alla guerriglia, una vera e propria base di fuoco mobile che può offrire protezione alle truppe nello stesso tempo.

     

    IL SETTORE TELEGUIDATI – Un altro interessante progetto è la realizzazione di un UAV (Unmanned Aerial Vehicle) che la Turchia ha portato avanti con il proprio produttore TAI. Tale piattaforma, denominata “Anka UAV“, oltre a essere un sistema d’arma, è fondamentale nella raccolta delle informazioni a medio e lungo raggio. L’UAV è un sensore per l’intelligence visiva che può essere inviato a centinaia di chilometri dalla base senza rischi umani e può collezionare informazioni pregiate e ad altissima definizione (si parla di immagini in grado di identificare i lineamenti di una persona). L’assetto è molto delicato, trattandosi di una componente dell’intelligence, e ha ufficialmente superato con successo i collaudi nel gennaio 2013: data la posizione geografica della Turchia, l’importanza di possedere una propria flotta di sistemi in grado di scrutare con precisione cosa avviene intorno ai più immediati confini è fondamentale.

     

    Francesco Valacchi

     

    Tre viste del nuovo carro turco Altay, in fase di sperimentazione.
    Tre viste del nuovo carro turco ‘Altay’, in fase di sperimentazione

     

    Francesco Valacchi
    Francesco Valacchi
    Nato a Siena nel 1980, laureato in Scienze Strategiche nel 2004 presso l’ateneo di Torino ed in Studi Internazionali presso quello di Pisa nel 2013. Abita a Livorno.
    E’ appassionato di geopolitica e strategia e ufficiale in servizio permanente effettivo nell’esercito italiano.
    Passa il suo scarsissimo tempo libero leggendo di geopolitica, scrivendo di geopolitica, saltando fuori da aerei perfettamente funzionanti ed insegnando a farlo, e arrampicandosi sulle montagne.

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