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    Se l’inferno arriva in città

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Un venerdì di novembre come tanti nella provincia messicana. Patcuaro, famosa per le offerte alla Santa Morte del 2 di novembre, messa a ferro e fuoco dai militari e dalla polizia federale, che per tutto il giorno cercano di arrestare narcos molto vicini al gruppo di Servando Gómez Martínez, uno dei più influenti capi della “Familia Michoacana”, potente organizzazione criminale del Messico centrale. Ecco la terza puntata del reportage del “Caffè” direttamente dal Messico.

    Da Città del Messico

    SUCCEDE IN MESSICO – Mentre le due bande continuano a spararsi, la Familia Michoacana mostra chi comanda nella regione. A 45 km di distanza, in piena capitale della regione, Morelia, i suoi uomini cominciano a incendiare 7 veicoli, tra i quali 4 camion e un autobus fermato in strada quando era pieno di passeggeri. Sparano su un benzinaio. Si sentono esplosioni in tutta la città. La gente non può scappare, tutte le strade in uscita dalla capitale sono bloccate dai roghi. Il governo statale decide per la propria sicurezza di lasciare abbandonata la città. I poliziotti e i paramedici non escono dalle loro caserme per spegnere gli incendi e riacquistare il controllo della zona. Hanno paura di essere uccisi. Il cartello è troppo forte, e come Nerone su Roma, la Familia Michoacana vede bruciare lentamente il suo fortino mentre gli abitanti di Morelia si chiudono in casa, impauriti, ammirando la distruzione della loro città, consci della loro impotenza nell’inferno.

    I NARCOBLOQUEOS Morelia è solo l’ultima città vittima dei Narcobloqueos. Dal 2008, quando arrestano un capomafia o alcuni uomini importanti, le principali città messicane sono ostaggio di pattuglie di guerriglieri urbani, formate da giovani apprendisti narcotrafficanti, senza lavoro, che per 1000 pesos al giorno, circa 50 euro, si dedicano a questi attacchi simultanei che fanno collassare la città nell’anarchia, spaventando la gente ed avvertendo lo Stato. Questa rappresaglia militare e terrorista si è cominciata a diffondere a Monterrey, terza città del Messico e motore industriale del centro nord del paese, grazie al gruppo de Los Zetas, ideatore messicano dei narcobloqueos. Solo nell’estate passata si sono registrati 28 giorni di narcobloqueos. Nel corso del 2010, altri blocchi si sono registrati in Guanajuato, Reynosa, Tamaulipas.

    La strategia è semplice ed efficace. Si scelgono le autostrade di maggior affluenza, intorno ad una città. Si sceglie un autobus e si punta una pistola alla testa dell’autista, lo si fa scendere insieme ai suoi passeggeri e si mette l’autobus di traverso, bloccando l’autostrada nelle ore di punta. In questo modo, si organizza il caos stradale, file interminabili, incidenti, gente paralizzata nel traffico, e mentre i narcos si allontano diretti ad una nuova autostrada, arriva la polizia con gli elicotteri. A volte tutte le vie di accesso alla città sono bloccate, a volte gli autobus sono incendiati. E i blocchi si ripetono per giorni, lasciandosi dietro la loro striscia di morti e feriti.

    Spesso, le autorità statali hanno timore ad intervenire in difesa della popolazione e contro i gruppi militari.

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    A Nuevo Laredo, Tamaulipas, il 16 luglio di quest’anno, sei ore dopo che erano cominciati i narcobloqueos in tutta la città, nessuna autorità si era avvicinata per rimuovere i veicoli o aveva informato la popolazione sull’accaduto. Solamente il giorno dopo, successivamente all’allarme lanciato dall’ambasciata americana in Messico, il sindaco della città ha emesso un comunicato sui fatti per informare i suoi concittadini. Nel mentre la gente aveva chiuso negozi e centri commerciali e si era barricata nelle case. 12 morti il saldo finale di questa giornata di ordinaria violenza.

    A volte, come a Monterrey nel marzo passato, i narcobloqueos sono vere e proprie strategia di guerriglia urbana. Sta arrivando l’esercito e i narcos proteggono il territorio del loro capo, come nel Medioevo i contadini proteggevano il castello del signore. In questa occasione solo furono 6 i morti civili durante il narcobloqueo e furono uccisi 4 narco. Altre volte, la potenza di fuoco dei narcos è tale che l’esercito si ritira.

    Andrea Cerami (da Città del Messico)

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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