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    La Bolivia ancora in cerca di stabilità

    In breve

    • Il tormentato autunno aveva portato Jeanine Añez alla guida (ad interim) della Bolivia, sancendo un cambio epocale nella politica del Paese andino.
    • Le nuove elezioni, inizialmente previste per lo scorso maggio e rinviate causa Covid-19, rappresentano ora un punto di snodo del panorama geopolitico latinoamericano.
    • In caso di ballottaggio molte forze politiche potrebbero compattarsi contro il Movimiento al Socialismo (MAS), rendendo l’elezione del suo candidato molto difficile.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiStretta tra l’incertezza politica e quella sanitaria, la Bolivia si prepara ad affrontare l’appuntamento elettorale di ottobre. Sullo sfondo, una società che si sta sempre più radicalizzando e che ha bisogno di stabilità.

    1. STABILITÀ, LE ELEZIONI E L’ASCESA DI AÑEZ

    Lo scorso ottobre Evo Morales aveva lasciato la Bolivia a seguito delle controverse elezioni presidenziali che lo avevano visto vincitore. La vittoria al primo turno (il distacco dal suo principale antagonista Carlos Mesa di poco superiore al 10% gli aveva permesso di evitare il ballottaggio) era stata contestata dalle opposizioni, così come seri dubbi sul processo erano stati espressi dagli osservatori dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA), da Brasile, Argentina, Stati Uniti e UE. Poche settimane dopo la precaria stabilità terminava, in quanto il generale dell’esercito Williams Carlos Kaliman Romero chiedeva a Morales di rinunciare al mandato, sancendo l’ammutinamento delle Forze Armate nei confronti del Presidente, mentre scontri di piazza si registravano tra forze di polizia e manifestanti. Scontri che portavano a 35 vittime e 833 feriti, come conseguenza di un uso eccessivo e non necessario della forza da parte di polizia ed esercito, secondo quanto denunciato da Amnesty International in un recente rapporto. Morales riparava in Messico, poi in Argentina, mentre Jeanine Añez, per metà della Bolivia usurpatrice, per l’altra metà garante della democrazia, assumeva la Presidenza. Esponente del partito conservatore Unidad Democratica, avvocata ed ex presentatrice tv, non esitava a rimarcare da subito la discontinuità con il suo predecessore, rompendo le relazioni con Venezuela e Cuba, abbandonando l’ALBA ed avvicinandosi agli Stati Uniti.

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    Fig. 1 Jeanine Añez, Presidente ad interim della Bolivia, tiene un discorso dopo aver firmato la legge per il rinvio delle elezioni

    2. LA BOLIVIA OGGI: TRA RINVII ELETTORALI E COVID, STABILITA’ LONTANA

    Le nuove elezioni in Bolivia (Añez ha sempre dichiarato di voler solo traghettare il Paese) si sarebbero dovute tenere il 3 maggio, ma sono state più volte rinviate (2 agosto, 6 settembre, 18 ottobre). A causa dell’emergenza sanitaria secondo Añez, per organizzare al meglio la sua battaglia anti-Morales secondo i sostenitori dell’ex Presidente. Così come in altri Paesi le possibilità dell’attuale Presidente di essere eletta dipendono molto dalla sua gestione della Covid-19, che in Bolivia fa registrare circa mille casi al giorno, ma con un numero di tamponi decisamente inferiore alla media latinoamericana. L’altra questione dirimente riguarda le accuse che nelle ultime settimane stanno pervenendo a Morales. Lo scorso mese Añez ha chiesto e ottenuto che l’ex Presdiente della Bolivia fosse accusato dalla Procura Generale di terrorismo, genocidio e delitti contro la salute, scatenando proteste e blocchi stradali da parte dei sostenitori del MAS. Non solo. Il Ministero della Giustizia della Bolivia ha anche presentato contro Morales una denuncia per stupro e tratta di esseri umani. La vicenda riguarda una giovane donna, all’epoca dei fatti quattordicenne, che avrebbe accompagnato Morales in alcuni viaggi quando era Presidente.

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    Fig. 2 – Proteste ad El Alto per il nuovo rinvio delle elezioni

    3. LE PROSSIME ELEZIONI ED I POSSIBILI SCENARI

    Se durante l’inverno i sondaggi vedevano il MAS e il suo candidato Luis Arce in testa, le intenzioni di voto odierne sembrano delineare un panorama politico più frammentato. Carlos Mesa, esponente di centro e principale antagonista di Morales quasi un anno fa, pare ormai aver pareggiato lo svantaggio, con due coalizioni di destra (l’una a sostegno di Añez, che può tuttavia sfruttare la sua attuale carica per accrescere i propri consensi, l’altra a sostegno di Luis Fernando Camacho, una sorta di “Bolsonaro boliviano”) a dividersi i voti restanti. Le prossime elezioni in Bolivia potrebbero segnare una svolta importante per la sua politica, condizionandone il futuro sociale e geopolitico. L’elezione del candidato del MAS si porrebbe in continuità con le politiche di nazionalizzazione di Morales e di amicizia con Venezuela, Cuba e Nicaragua, oltre che di cooperazione con la Cina. Viceversa, dopo 14 anni, l’evismo potrebbe lasciare il posto a ricette economiche di stampo liberista e a un riallineamento della Bolivia su posizioni filo-statunitensi

    Michele Pentorieri

    Evo Morales” by Sebastian Baryli is licensed under CC BY

    Michele Pentorieri
    Michele Pentorieri

    Nato a Napoli nel 1991, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e quella magistrale in Relazioni Internazionali alla LUISS. Trasferitomi a Londra per un anno, ho studiato presso la UCL, ottenendo un MA in Human Rights. Da sempre appassionato di Relazioni Internazionali ed America Latina, ho anche lavorato a Cuba ed in Colombia, dove ho avuto modo di coltivare una delle altre mie passioni: il caffè.

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