utenti ip tracking
venerdì 25 Settembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    L’India e l’emergenza coronavirus

    In 3 sorsi - Oggi l'India è tra le...

    Contagi, proteste e maltempo: i tanti guai della Corea del Sud

    In 3 sorsi - Il coronavirus sembra aver esacerbato...

    Il SURE dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione

    In 3 Sorsi – La Commissione europea ha formalizzato...

    Il lungo inverno di Melbourne

    Analisi - Secondo appuntamento con un "Caffè agli antipodi"....

    Le difficoltà del Sol Levante

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 6 min.

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Tra cambi di rotta nel panorama politico, incidenti diplomatici con la Cina e il declassamento della sua economia, Tokyo conclude il 2010 con un bilancio non del tutto positivo. Sono ancora aperte le sfide nel sud-est asiatico, dopo l’attacco sferrato dalla Corea del Nord contro Seoul, mentre il Giappone cerca ancora di ritagliarsi il proprio spazio nella geopolitica regionale a fronte dei cambiamenti internazionali.

    L’ORIZZONTE POLITICO – Il 2010 per il Giappone è stato un anno caratterizzato da importanti stravolgimenti politici. Lo Jimto, il Partito Liberal Democratico (LDP) capeggiato da Taro Aso, perde la maggioranza nelle elezioni alla camera bassa il 30 agosto 2009, lasciando così spazio al Partito Democratico (JDP) e a Yukio Hatoyama. Ma i mesi successivi conservano comunque delle difficoltà per i Democratici, che non si vedevano al governo dal 1995, a parte una breve pausa tra il 1994 e il 1996. Il JDP, fautore di una politica social-liberale e progressista, subisce una battuta d’arresto nel giugno del 2010 a causa di uno scandalo sulla corruzione nel quale Hatoyama pare essere coinvolto, e diviene impopolare anche a seguito della manovra fiscale da quasi mille miliardi di dollari, duramente attaccata dalla stampa locale. Le dimissioni di Hatoyama arrivano il 2 giugno 2010, e a farsi largo nella rosa di nomi è Naoto Kan, poi divenuto il 94esimo premier giapponese. A dare il colpo di grazia ad Hatoyama erano state le promesse disattese sulla base di Okinawa: il premier uscente aveva infatti dichiarato che la base americana sarebbe stata smantellata in seguito alla sua elezione, ma gli impegni internazionali non avevano concesso grande possibilità di manovra. Kan, già attivista politico per i diritti civili negli anni ’70, diviene così il sesto premier degli ultimi sei anni in Giappone. Il suo governo ha dovuto scontrarsi, in particolare nell’ambito della politica interna, con la questione della pena di morte ancora vigente nel paese. Con le dimissioni dell’ultimo Ministro della Giustizia, difensore dei diritti umani e civili, a seguito di alcune dichiarazioni scomode sul proprio operato, si è succeduto un altro Ministro fautore della pena capitale. Nel corso dell’estate 2010 sono state eseguite due condanne a morte in Giappone e il Ministro ha voluto partecipare ad entrambe le esecuzioni, coinvolgendo anche i mass media, nell’ottica di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica giapponese. Con la sostituzione del Ministro, sembra dunque nuovamente lontana la possibilità dell’abolizione di questa pratica giudiziaria. Un’altra della battaglie che l’esecutivo sta combattendo è contro il cronico invecchiamento della popolazione, che non rende il paese competitivo a livello internaziona

    TEMPI DI MAGRA – In economia non va di certo meglio: il Giappone, infatti, ha perso la seconda posizione come più grande economia mondiale ed è stato scavalcato dalla Cina. È questa forse una delle più grandi sconfitte per l’economia giapponese, che si vede dunque distanziare da Stati Uniti e Cina. Problemi come la deflazione ed il debito pubblico costituiscono gli anelli deboli dell’economia del paese, risultato che è venuto allo scoperto ad aprile del 2010, quando ci si è resi conto che Tokyo non ha effettivamente superato la crisi economica. Non solo la Cina è riuscita a superare economicamente il Giappone, ma se la prima può essere considerata come un laboratorio di idee, Tokyo è decisamente molto più tradizionalista e meno innovativa. Il Giappone continua a esportare in Cina materiali plastici, beni non-metallici, macchinari da costruzione, macchinari tessili, parti di veicoli e strumenti scientifici. Tutti beni che esercitano sull’economia mondiale un basso appeal. Eppure il Giappone ha resistito più di altri all’ultima crisi finanziaria. Ciò che ha colpito e gettato nello sconforto il Partito Liberale, che ha governato il paese per 55 anni in maniera indisturbata, è stato proprio il collasso del sistema delle esportazioni. JPMorgan ha calcolato che la ripercussione sul GDP giapponese dell’ultimo anno corrisponde solo a un quarto di ciò che il Giappone ha perso nei primi 12 mesi della crisi. Ciò significa che c’è ancora molta strada da fare. È importante chiedersi quale sia la strada della ripresa per Tokyo, anche alla luce di ciò che l’esecutivo del paese ed il Partito Democratico ha attuato per fronteggiare un nuovo ritorno della bolla finanziaria. Così come c’è da chiedersi come la risalita economica possa essere sostenuta. E per rispondere bisogna tener conto della deflazione, del pesante debito pubblico, della difficile crescita demografica nonché dell’effettiva mancanza di pronto intervento da parte della classe politica per affrontare la situazione. Ciò che ha decisamente aiutato il Giappone è stata la sua moneta forte, lo yen, la cui stabilità è stata presa d’esempio da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, che si sono appellati proprio a Tokyo per alcune manovre finanziarie internazionali. E mentre le monete delle altre potenze mondiali perdono terreno, lo yen rimane in lizza. A marzo, il quarto mese consecutivo di crescita, le esportazioni giapponesi sono aumentate notevolmente, mentre diminuisce la disoccupazione e cresce il consumo interno. A trainare la crescita e le altre imprese nazionali è la Mitsubishi Electric Corp. Che la Cina abbia superato il vicino giapponese, dipende dalla forza di Pechino nel sapersi imporre a livello mondiale. In India e Taiwan, Tokyo ha installato impianti industriali a seconda della maggiore richiesta. La ripresa è stata anche dovuta ai robusti prestiti erogati dalle banche, stimati per un valore di 20mila miliardi di yen tra marzo ed aprile del 2010.

    content_627_2

    IL QUADRO INTERNAZIONALE – E’ a settembre che il Giappone si invischia nella questione delle Isole Senkaku. Un incidente diplomatico che ha di molto incrinato i rapporti tra la Cina e il Giappone, tra i quali è ancora aperto il conflitto per le acque territoriali. Ma cosa è successo realmente? Il 7 settembre un peschereccio cinese ha cercato di speronare un’imbarcazione della Guardia Costiera giapponese, mentre quest’ultima lo stava inseguendo. La Guardia Costiera era infatti in ricognizione nell’area circostante le isole Senkaku, nell’operazione che riguardava i traffici illeciti a quindici chilometri da Kubajima, un’isola dell’arcipelago Senkaku, geograficamente situata all’interno della giurisdizione di Okinawa. A seguito della collisione, il capitano e gli altri membri dell’equipaggio sono stati arrestati dalla Guardia Costiera giapponese per interferenza con le indagini. Al momento dell’episodio, altre 100 imbarcazioni cinesi stavano pescando nella zona. Tuttavia, ciò che è avvenuto al largo delle coste giapponesi è solo l’emblema di un dissidio sulle acque territoriali tra Cina e Giappone che dura da molto più tempo. Questo incidente diplomatico ha generato un clima affatto semplice per la risoluzione del contenzioso: oltre alle manifestazioni dei cittadini cinesi per la liberazione del capitano del peschereccio, Pechino ha chiuso i rubinetti delle esportazioni verso il Giappone (in particolare di materiali fondamentali all’industria tecnologica giapponese) e ha arrestato quattro operatori cinematografici giapponesi accusati di spionaggio. Il test è stato difficile, tale da mettere sotto torchio la Cina e la sua resistenza a possibili urti esterni. Alla fine sono intervenuti anche Stati Uniti e Corea del Sud, attraverso delle manovre navali congiunte. Pechino ha poi chiesto delle scuse ufficiali a Tokyo ed un risarcimento, mentre quest’ultima chiedeva a sua volta un risarcimento per il danneggiamento dei pattugliatori. È una battaglia che si combatte anche dal lato economico, tra dollaro e yuan, con i probabili avventori che sperano che la moneta cinese si apprezzi rispetto al dollaro e sperano in un nuovo “attacco” da parte di Pechino.

    Ma le preoccupazioni del Giappone non finiscono qui: è la Corea del Nord ad aprire la breccia verso il conflitto questa volta. Il Giappone si riarma, proprio quando la questione Okinawa sembrava essersi chiusa. Quella stessa questione che aveva fatto scivolare governi ed esecutivi, e che aveva creato dissensi tra una popolazione più che disciplinata come quella giapponese, torna alla ribalta proprio per via del recalcitrante vicino, Pyongyang. Il Mar Giallo torna dunque ad essere una delle aree più insidiose del mondo per la politica internazionale. L’attacco della Corea del Nord contro l’isola del sud di Yeonpyeng, che aveva portato alla distruzione di 70 case il 23 novembre 2010, aveva dunque preoccupato anche il Giappone, che fino a quel momento era rimasto ai margini della crisi diplomatica. Le prime settimane di dicembre sono poi state decisive: Pechino è intervenuta per cercare di far recedere dalle proprie istanze e dai propositi bellicosi Kim Jong-II. Ma la Corea del Nord ha poi rialzato la voce attraverso gli organi di stampa. Il problema è che Seoul continua nelle sue esercitazioni militari, alle quali parteciperebbero anche alcuni osservatori americani. La ferita aperta è molto profonda, l’opinione pubblica è stanca degli attacchi della Corea del Nord, ma tutti gli stati facenti parte della regione si rendono conto della pericolosità di una singola mossa di un singolo stato che causerebbe un’escalation degli scontri.

    Alessia Chiriatti redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Alessia Chiriatti
    Alessia Chiriatti

    Ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi sul conflitto in Ossezia del Sud ed il titolo di Master per le Funzioni Internazionali presso la SIOI. Ho inoltre conseguito il titolo di Analista delle Relazioni Internazionali con Equilibri S.r.l. Ho infine collaborato con la rivista Eurasia e presso la sede centrale del Forum della Pace nel Mediterraneo dell’UNESCO. I miei principali interessi di ricerca riguardano la politica estera della Turchia ed i suoi rapporti con Siria e Georgia, e si collocano nell’ambito della gestione dei conflitti, della cooperazione alla pace e dei Peace studies.

    Articolo precedenteDistensione: tra palco e realtà
    Articolo successivoGiù al Sud(America)

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome