utenti ip tracking
venerdì 10 Luglio 2020
More

    Speciale COVID-19

    Serbia: si salvi chi può

    Analisi - Le elezioni parlamentari e quelle per il...

    La crisi nel Messico di AMLO minaccia Trump

    In 3 sorsi – L’epidemia di Covid-19 sta facendo...

    Bukele e la libertà ai tempi del virus

    In 3 Sorsi – In El Salvador l’emergenza sanitaria...

    La Germania post Covid-19

    In 3 Sorsi - Chi potrebbe guidare la Germania...

    Giù al Sud(America)

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

             Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Quali saranno le sfide che Cile, Colombia e Venezuela dovranno affrontare nel 2011? Il presidente cileno Piñera dovrà reagire alla prima crisi di governo, mentre quello colombiano Santos sarà in grado di porre fine alla guerriglia delle FARC e a ripristinare i rapporti con il vicino Venezuela? Infine, quale sarà la politica del presidente Chávez in previsione delle elezioni presidenziali del 2012?

    CILEA dieci mesi dall’inizio del mandato presidenziale di Sebastián Piñera, durante i quali è  riuscito in breve tempo a conquistare molta popolarità, soprattutto grazie al successo nell’operazione di salvataggio dei 33 minatori (si veda l’articolo Il nunca más cileno), si è registrata la prima crisi del governo in coincidenza dell’aumento del 17% del prezzo del gas naturale a partire dal 1 febbraio. Al crescente malcontento, si sono aggiunte manifestazioni di protesta sia da parte della popolazione, quale lo sciopero nella provincia di Punta Arenas, a Magallanes, conclusosi con un Protocollo di accordo che predispone un ribasso del 3% e sussidi statali a favore di 18 milioni di famiglie; sia della classe politica, tradottesi con le dimissioni di quattro Ministri.

    La crisi governativa è iniziata con le dimissioni del Ministro della Difesa Jaime Ravinet, sostituito dal  senatore del partito di centro destra di Rinnovamento Nazionale (Renovación Nacional),  Andrés Allamand, a causa di una polemica riguardante l’acquisto di un ponte durante il terremoto del 27 febbraio 2010 con una parte dei fondi ottenuti attraverso una delle leggi più controverse del sistema cileno, la Ley Reservada del Cobre (Legge sul rame) utilizzati per gli acquisti di materiale bellico. Nonostante la legge preveda il segreto di riservatezza per tali categorie di acquisti, l’ex Ministro Ravinet è stato richiamato per fornire maggiori spiegazioni all’ufficio statale per la Trasparenza, al quale si è rifiutato di presentarsi. A giudizio dell’ex Ministro Ravinet, quanto accaduto rappresenta una delle criticità più forti del governo di Piñera: lo stile politico personalista del presidente non lascia margine d’azione all’esercizio di autonomia politica in altri settori. Il Ministro per l’Energia, Ricardo Raineri, ha lasciato l’incarico dopo l’inchiesta sul conflitto del gas naturale a Magallanes. Anche il Ministro del Lavoro, Camila Merino, che sarà sostituita dalla senatrice del partito di destra Unione Democratica Indipendente (Unión Demócrata Independiente), Evelyn Matthei, abbandona il gabinetto dopo le accuse ricevute durante l’episodio dei minatori rimasti intrappolati nella miniera di San José.

    A questi si è aggiunto, infine, il Ministro dei Trasporti Felipe Morandé, al quale non ancora è stato trovato un sostituto, che ha consegnato le dimissioni a seguito dei problemi sul Transantiago, il progetto con il quale si intende migliorare la copertura del trasporto pubblico nella città di Santiago.

    COLOMBIA – Il 2011 è stato definito “l’anno della consolidazione” per la Colombia del presidente Juan Manuel Santos. Il più importante processo di consolidazione riguarda le sfide sul piano legislativo e la definizione dei pilastri per la realizzazione dei progetti inclusi nell’agenda del suo governo.

    Le strategie che saranno implementate per dare impulso alla cosiddetta “locomotrice della prosperità” dovranno essere messe in pratica nel più breve tempo possibile e, tra queste, in particolare spicca la “Legge di regolarizzazione e prima occupazione” che intende da un lato, formalizzare mezzo milioni di posti di lavoro e dall’altro, crearne 2.4 milioni di nuovi. È il lavoro uno dei settori cruciali per la popolarità del presidente Santos, da ciò si intuisce il grande impegno profuso. Recenti sondaggi sembrano sostenere e confermare tale affermazione: infatti, è emersa una riduzione del 22% della disoccupazione su un totale di 7,2 milioni di disoccupati.

    Un altro scenario di grande rilevanza riguarda le elezioni regionali che si terranno nell’ottobre 2011, i cui esiti provocheranno una ridefinizione della mappa politica a livello provinciale e comunale.

    Nonostante questi “buoni propositi” il vero problema con il quale il presidente Santos dovrà fronteggiarsi riguarda le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Agli inizi del dicembre 2010 avevano annunciato la liberazione di cinque prigionieri: tre militari, Guillermo Solórzano, Salín Sanmiguel, Henry López Martínez; e due politici, Marco Vaquero e Armando Acuña. La guerriglia e il governo avevano concordato che l’intermediaria sarebbe stata l’ex senatrice Piedad Córdoba, la quale aveva dato la certezza del loro riscatto entro gennaio. Il Ministro della Difesa, Rodrigo Rivera, aveva annunciato le numerose misure adottate per facilitare l’operazione, tra i quali rientrano accordi con il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), la sospensione delle operazioni della forza pubblica per 36 ore e quindi un luogo sicuro in cui potrebbe avvenire per lo scambio.

    tuttavia, nessuna di queste garanzie è stata in grado accelerare il processo di liberazione, di cui al momento non si sa più nulla. Con molta probabilità, si può ragionevolmente sostenere che la fine della guerriglia delle FARC è lontana. Un dato allarmante riguarda uno dei militari oggetto di rilascio, Martínez, il quale è stato rapito il 21 dicembre del 1997 a seguito di un attacco a un posto di blocco nel dipartimento di Nariño, nel sud del paese. L’ultima prova della sua sopravvivenza è stata ricevuta dalla famiglia nel giugno del 2010 con un video consegnato dalle FARC all’ex senatrice Piedad Córdoba.

    content_629_2

    VENEZUELA – la settimana scorsa il presidente venezuelano Hugo Chávez per la prima volta ha assunto un atteggiamento conciliatore nei confronti dell’opposizione nel corso della prima sessione dell’Assemblea legislativa, insediatasi lo scorso 5 gennaio, durante la quale ha fatto appello al dialogo tra tutte le fazioni politiche, annunciando la sua intenzione a fare a meno dei poteri speciali di cui al momento sta usufruendo. La Ley Habilitante (Legge abilitante), che permette al presidente di legiferare per decreto fino a metà del 2012, è stata approvata dalla maggioranza oficialista della precedente Assemblea legislativa, forse in previsione dell’esito della competizione elettorale. Attualmente, infatti, il partito di Chávez ha in parlamento solo la maggioranza assoluta, e non qualificata, quella che, secondo la Costituzione, è necessaria per l’approvazione delle leggi.

    LE SORELLE – Le relazioni venezuelano-colombiane stanno nuovamente per incrinarsi. Dopo le grandi battute d’arresto, che hanno avuto come apice l’accusa di Bogotá nei confronti di Caracas per il supposto appoggio alle FARC di organizzarsi nel territorio venezuelano per attaccare la Colombia, i rapporti tra i due vicini erano state ripristinati a favore di una ripresa dei rapporti politici ed economici nell’ottica di un America Latina unita.

    Adesso, il nuovo motivo di scontro è una telenovela colombiana chiamata Chepe Fortuna, ritenuta dal presidente Chávez come offensiva dell’orgoglio nazionale venezuelano. La serie ha tra i protagonisti principali un personaggio comico, Venezuela, un cane, Huguito, evidente riferimento al Capo di Stato bolivariano, e la sorella, Colombia. Fino alla scorsa settimana era possibile seguire la serie attraverso il canale privato Televen, il quale ha dovuto interrompere la trasmissione a seguito dell’ordine del Conatel (Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni venezuelana), che ha giudicato la serie istigatrice all’intolleranza politica e razziale.

    Altra sfida di grande importanza riguarda le elezioni presidenziali del 2012. Il presidente Chávez ha  optato per una strategia soft: di ieri l’annuncio di voler rinunciare alla presidenza del Partito Socialista Unito del Venezuela (Partido Socialista Unido de Venezuela, PSUV), tra l’altro confermata da appena due settimane, per dare il buon esempio contro la lotta per l’accumulazione degli incarichi politici. È questa la risposta alle numerose critiche rivoltegli dall’opposizione, seguita dalla convinzione che sicuramente riuscirà a vincere anche le prossime elezioni la cui battaglia è già cominciata.

    Valeria Risuglia

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite