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    Ciad, crocevia di traffici illegali

    In breve

    • A luglio in Ciad si è svolto un processo contro alcuni ufficiali per traffico di medicinali.
    • Nel Sahel i proventi dei traffici illegali favoriscono non solo la criminalità organizzata, ma anche la corruzione politica e i gruppi terroristici.
    • Un approccio integrato a livello locale e transazionale è fondamentale per stabilire un futuro equilibrio regionale.

     

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi Il 24 luglio si è svolto il processo contro alcuni funzionari ciadiani per traffico illecito di tramadolo. La regione del Sahel è un crocevia ideale per il contrabbando, poiché connette l’Africa all’Europa ed è caratterizzata da conflitti interni. La cooperazione tra organismi regionali e internazionali è fondamentale per uno sviluppo futuro.

    1. TRAFFICI AD ALTI LIVELLI

    Il 24 luglio una tribunale in Ciad ha condannato alcuni alti ufficiali dell’intelligence e della sicurezza nazionale per traffico illegale di tramadolo. Questa sostanza ha effetti simili alla morfina, ma è più economica. 
    Nel 2017 l’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha segnalato l’incremento del traffico e del consumo di tramadolo in Africa Centrale, sottolineando che i farmaci psicotropi non costituiscono solo fonti di guadagno per criminalità organizzata, funzionari corrotti e gruppi antigovernativi, ma sono anche utilizzati dal gruppo terroristico Boko Haram per persuadere i propri membri a compiere attentati suicidi. 
    Molti Paesi hanno reso obbligatoria la prescrizione medica per l’utilizzo di questo medicinale, mentre alcune organizzazioni, ad esempio Medici Senza Frontiere, l’hanno iscritta nell’elenco delle droghe. Tuttavia la World Health Organization descrive il tramadolo come una sostanza che non crea eccessiva dipendenza e che è invece un valido sostituto alla morfina nelle cure contro dolori cronici, cancro e HIV.
    Non è il primo caso di smercio illegale registrato in Ciad. Infatti, sia a inizio 2020 che nel 2019 erano stati fermati altri carichi di farmaci psicotropi provenienti dall’India, principale fornitore, e transitati dal Benin
    In generale la risposta del Governo ciadiano è stata poco incisiva. Sono aumentati i controlli sul tratto interno della cosiddetta “Cotonou road“, città del Benin che funge da hub per l’Africa centrale, ma i trafficanti hanno creato un’altra rotta che va dal nord del Ciad alla Libia. Inoltre le condanne sono irrisorie rispetto ai margini di guadagno: la rete di contrabbando, infatti, comprende non solo droghe e medicinali, ma anche persone e armi. 

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    Fig. 1 – Il tramadolo è un farmaco appartenente al gruppo degli analgesici oppiacei utilizzato per il trattamento del dolore, ma sempre più diffuso in Africa e Medio Oriente come stupefacente

    2. TRA SAHEL E AFRICA CENTRALE

    Il Ciad si trova nella regione del Sahel, caratterizzata da crisi economica, equilibri di potere instabili, scontri tra bande criminali e attacchi di gruppi terroristici, anche a causa dei conflitti che nell’ultimo decennio hanno inciso sulle dinamiche dell’area, come la guerra civile in Libia, il colpo di Stato in Mali e l’insorgenza di Boko Haram.
    Il legame tra commerci illegali, terrorismo e crimine organizzato è molto forte e aumenta non solo il tasso di reati locali, ma anche l’insicurezza complessiva della regione.
    Per quanto i gruppi terroristici non sempre partecipino in modo diretto ai traffici di droghe, essi assicurano una costante protezione ai contrabbandieri in cambio di un compenso. Per questo motivo il Centre Français de Recherche sur le Renseignement è giunto a definire Boko Haram un «movimento narcoterrorista».
    In particolare nella regione si individuano tre rotte principali per gli stupefacenti: la cocaina proveniente dall’America Latina, l’eroina dall’Afghanistan, dal Laos e dalla Birmania e la droga sintetica prodotta in Africa.
    La piaga del terrorismo è anche evidente nella zona del Lago Ciad, dove Boko Haram recluta giovani disoccupati e agisce con grande violenza. 

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    Fig. 2 – Militari ciadiani appartenenti alla Multinational Joint Task Force (Benin, Camerun, Ciad, Niger e Nigeria) impegnati in un pattugliamento contro Boko Haram

    3. L’ATTENZIONE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

    La strada per combattere le numerose problematiche della regione è lunga e complessa, ma un approccio integrato da parte dei Paesi interessati e la collaborazione transnazionale possono rivelarsi decisivi alla causa.
    A livello locale è necessario combattere la corruzione che dilaga tra i funzionari pubblici e organizzare programmi di riabilitazione per i detenuti affinché non vengano reclutati dai gruppi terroristici durante la permanenza nelle carceri.
    Inoltre un potenziamento dell’integrazione regionale, attraverso la cooperazione tra alcune Organizzazioni come ECOWAS (Economic Community of West African States), ECCAS (Economic Community of Central African States), Unione Africana e Banca Africana contribuirebbe alla formazione di progetti economici e sociali al fine di creare opportunità lavorative per i molti giovani dei Paesi coinvolti.
    Riguardo al contrabbando di droga è rilevante l’azione dell’UNODC, che svolge un lavoro di analisi dei traffici illeciti e promuove iniziative di riorganizzazione economica e sicurezza della regione come i Regional Programmes for West Africa.
    L’Unione Europea si è invece mobilitata per esempio tramite lo European Union Emergency Trust Fund, il fondo fiduciario emergenziale per affrontare le cause profonde della migrazione illegale, e collabora con i singoli Paesi membri, le Nazioni Unite e gli attori locali in diverse operazioni.
    Nella zona del Lago Ciad, per esempio, l’UE ha avviato FRONTCHAD, un progetto per la messa in sicurezza delle acque e degli insediamenti sulle rive del lago. 
    Per il futuro sarà fondamentale proseguire verso una sempre maggiore integrazione tra soggetti internazionali, statali e anche informali, al fine di un miglioramento della governance e della sicurezza della popolazione.

    Alessandra De Martini

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    Alessandra De Martini
    Alessandra De Martini

    Classe 1996, mi sono laureata in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e al momento frequento il corso di laurea magistrale in investigazione, criminalità e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Per questo motivo, durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni progetti della Diplomatic  Academy e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

     

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