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giovedì 29 Luglio 2021

Mozambico, la ripresa comincia dalla terra

In breve

  • In Mozambico l’agricoltura rappresenta il 25% del PIL nazionale. Manica, Sofala, Tete e Zambezia sono le province più produttive e fertili del Paese, nonostante l’arretratezza degli strumenti e delle dinamiche agricole.
  • Queste province sono state le più colpite dai cicloni Idai e Kenneth nel 2019, che ha danneggiato enormemente il settore agricolo e provocato una crisi umanitaria.
  • Il Paese è ora alla ricerca di nuove tecniche agricole per fortificare il proprio settore e resistere alle minacce climatiche.

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In 3 SorsiDopo il passaggio dei cicloni Idai e Kenneth nel 2019, il Mozambico è entrato in una fase di grave emergenza umanitaria dovuta al fatto che le province più produttive e fertili del Paese sono andate quasi interamente distrutte. A fronte dei pesanti costi socio-economici, il Mozambico sta cercando di rinascere partendo dall’agricoltura.

1. I CICLONI GEMELLI IDAI E KENNETH

In Mozambico, Paese in cui l’83% della forza lavoro è concentrato nel settore dell’agricoltura, il primo trimestre del 2019 non aveva fornito dati rassicuranti nelle province del Sud: la stagione di forti piogge di quel periodo aveva danneggiato enormemente le piantagioni provocando gravi perdite nel settore agroalimentare. A peggiorare la situazione, tra il 14 e il 15 marzo le province di Sofala, Zambezia, Manica e Tete vengono colpite da uno dei cicloni tropicali più devastanti della storia recente del Mozambico, chiamato Idai, e solo sei settimane più tardi anche il Nord del Paese viene danneggiato dal suo “gemello”, il ciclone Kenneth. Per la prima volta due cicloni scoppiano nella stessa stagione e nell’ex colonia portoghese viene dichiarato lo stato d’emergenza. Insieme, i due fenomeni hanno causato 648 vittime e circa 1.700 feriti, distruggendo oltre 277mila abitazioni. Senza sorprese, questa situazione ha esacerbato rischi preesistenti all’interno del Paese, creando di fatto una crisi dentro la crisi. 

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Fig. 1 – Gli effetti del ciclone Idai nell’area di Buzi, nela provincia di Sofala, marzo 2019

2. I COSTI SOCIALI DELLA CRISI

Come nella maggior parte dei Paesi dalle stesse caratteristiche, in Mozambico l’agricoltura, oltre a essere il motore dell’economia, è la principale fonte di sostentamento per la popolazione, che conta circa 30 milioni di persone. Nelle zone colpite dai cicloni, l’80% dei mozambicani basa il proprio reddito sugli introiti derivanti dalle proprie coltivazioni e allevamenti e il 76% dei nuclei familiari dipende dall’agricoltura di sussistenza. Ebbene, Idai e Kenneth hanno colpito il tallone d’Achille mozambicano: più di 770mila ettari di colture di base andate distrutte insieme a piantagioni e sistemi di irrigazione, più di 100mila piante di cocco e anacardi sradicate, la produzione di cereali ridotta del 75%, per non parlare dei danni alle attività di pesca e acquacoltura.
Cosa produce questo in termini sociali? L’adozione di nuove strategie di sopravvivenza: nella maggioranza dei casi, le famiglie ritirano i bambini da scuola e, quando non vengono venduti, sono costretti a lavorare, a sposarsi anticipatamente o a prostituirsi. Allo stesso modo i cicloni hanno incrementato la povertà, l’insicurezza alimentare, la malnutrizione, la disuguaglianza di genere e l’accesso all’acqua pulita. Uno scenario doloroso e lontano dalla nostra quotidianità che fa però riflettere su come, a volte, le cose più semplici e forse banali ai nostri occhi (in questo caso, un campo da coltivare) siano una variabile fondamentale per la qualità della vita di molte persone. 

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Fig. 2 – Un agricolture di Tica, nella provincia di Sofala, insieme a un tecnico della Caritas dopo i cicloni del 2019

3. LA REAZIONE E LA RIPRESA

Il settore agricolo, da un punto di vista macroeconomico, è stato il più colpito: se nel 2018 era cresciuto del 3,5%, nel 2019 a stento ha raggiunto il 2%, in perdita di circa 513 milioni di dollari. A tal proposito il piano di ricostruzione varato dal Governo ha avuto come uno dei principali obiettivi quello di ristorare la produttività delle coltivazioni e degli allevamenti su piccola scala, con un particolare focus sulla riabilitazione delle mucche da latte. La fornitura di kit di irrigazione, di sementi per le colture commerciali e di sussistenza e l’introduzione di strumenti per la pulizia dei canali di scorrimento dell’acqua sono state altre misure intraprese per un totale di circa 204 milioni di dollari investiti nell’agricoltura. In questo contesto l’Italia vanta l’impegno di alcune ONG che hanno colto l’occasione per introdurre nuovi metodi più efficaci all’interno del settore: dalla diffusione di tecniche di conservazione della manioca per evitare che marcisca alla distribuzione di cloro per purificare l’acqua e scongiurare l’epidemia di colera formatasi a causa delle precarie condizioni igieniche e dell’inquinamento. Piccoli passi all’interno di un più grande percorso che non coinvolge solo il Mozambico, ma tutta la regione subsahariana, atto a fortificare e a rendere più smart il cuore pulsante del continente: la sua terra.

Francesca Carlotta Brusa

Foto di copertina: Phttps://pixabay.com/photos/mozambique-women-nature-outside-80752/

Francesca Carlotta Brusa
Francesca Carlotta Brusa

Francesca Carlotta Brusa, 24 anni, da Imola, Emilia-Romagna. Giovane laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli a Roma, curiosa lettrice di geopolitica e appassionata di tematiche riguardanti l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Amante dell’Africa, del cibo, dei cani e delle passeggiate, ma anche di un sacco di altre cose, fra cui gli Avengers e i libri che si basano su fatti realmente accaduti.

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