utenti ip tracking
venerdì 4 Dicembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Nuova Zelanda: un nuovo Governo e un ritrovato regionalismo

    Caffè Lungo – All’indomani delle elezioni generali del 17 ottobre scorso...

    L’UE unita contro le minacce comuni

    In 3 sorsi - Il 19 novembre si è tenuta la...

    Il secondo lockdown e la frenata dell’economia francese

    In 3 sorsi - L’economia francese, già fortemente provata, vede stime...

    Che cosa succede in Portogallo?

    In 3 sorsi - Tra aumento dei casi di Covid-19, elezioni...

    Unione Europea e migrazioni: si parla di riforma

    In breve

    • I Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo sono i più coinvolti nella crisi migratoria.
    • La relativa normativa europea attualmente in vigore è il Trattato di Dublino del 1990. Ad oggi questa Convenzione non riesce a garantire una ripartizione equa dei migranti tra tutti i Paesi europei.
    • Il tema dell’accoglienza è uno dei principali nodi su cui si concentrano le trattative a Bruxelles.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Gli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo continuano a ricevere sbarchi e le norme europee in materia di accoglienza che sono state finora applicate sembrano divenute obsolete. Per risollevare la situazione la Commissione Europea ha presentato un nuovo Patto su asilo e migrazioni.

    1. I FLUSSI MIGRATORI IN EUROPA

    La Convenzione che attualmente detta le regole per la gestione dei flussi migratori negli Stati europei è l’Accordo di Dublino del 1990. Un testo scritto ben 30 anni fa, quando la situazione migratoria in Europa era ben differente dall’attuale crisi.
    Secondo i dati riportati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nei primi due mesi del 2020 gli sbarchi nel continente europeo ammontavano a circa 15mila arrivi, mentre ad aprile la cifra ha raggiunto quota 20mila. I principali Paesi in cui si concentrano le migrazioni sono quelli del Mediterraneo: Grecia, Malta, Spagna e Italia. Per questi Stati la situazione migratoria è diventata una delle emergenze all’ordine del giorno e le norme contenute nella Convenzione di Dublino non sembrano essere d’aiuto.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Un’imbarcazione di migranti irregolari naviga in acque italiane

    2. LA CONVENZIONE DI DUBLINO

    Il sistema di Dublino fu adottato in origine da 12 Stati membri, mentre oggi invece sono tutti i 27 quelli che applicano il Regolamento. Il testo subì una riforma meramente formale nel 2003, che cambiò la sua natura da convenzione a trattato, ma rimase inalterato il contenuto. Due sono i principi generali sui quali si fonda l’Accordo:

    • Il principio del rispetto dell’unità familiare, secondo cui lo Stato responsabile di ciascun rifugiato è quello in cui abitano legalmente i suoi parenti;
    • In assenza di parentela, l’unico Stato competente della richiesta d’asilo e dell’accoglienza del rifugiato è il primo Paese d’ingresso.

    Queste norme non garantiscono una gestione uniforme in tutti gli Stati membri delle richieste di asilo e si figurano situazioni in cui i determinati Paesi risentono più di altri del peso dei flussi migratori. Appare evidente quindi che gli Stati che ricevono un numero maggiore di richieste d’asilo sono quelli del Mediterraneo, facendo da primo approdo e ingresso nell’UE.
    Molteplici sono le critiche che da anni sono state riservate all’Accordo di Dublino. Uno dei maggiori limiti del Regolamento si configura rispetto al principio della parentela: se un soggetto entra in Europa in condizioni irregolari, cioè senza documenti, lo Stato membro che lo ha accolto non sarà in grado di provvedere all’identificazione, così dovrà necessariamente applicare il secondo principio senza avere la possibilità di ripartire la gestione delle richieste con altri Paesi europei.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – La Commissione Europea riunita a Bruxelles il 16 settembre per il discorso sullo Stato dell’Unione

    3. ARIA DI RIFORMA

    La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, nel mese di settembre ha tenuto ben due discorsi che hanno trattato il tema della crisi migratoria, il primo al Parlamento europeo il 16 settembre scorso. Si tratta del Discorso sullo Stato dell’Unione, nel quale sono state tracciate le linee da seguire per il rafforzamento della cooperazione europea. La Presidente ha accennato che nei giorni a seguire avrebbe presentato il nuovo Patto sulle migrazioni e sulla gestione delle richieste di asilo e ha ribadito la volontà di modificare l’accordo vigente in materia, cioè il Regolamento di Dublino.
    Il secondo discorso che affronta la situazione migratoria è quello del 23 settembre, in cui la Commissione Europea ha introdotto ai Ventisette il nuovo Piano per le migrazioni che andrebbe ad abrogare la precedente Convenzione. Il futuro accordo si baserebbe sulla “solidarietà di compromesso”, cosicché tutti gli Stati membri dovrebbero impegnarsi ad accogliere un numero prestabilito di migranti, creando una gestione congiunta delle migrazioni.
    Questa proposta è stata ben accolta dai Paesi del Mediterraneo. Il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha infatti discusso del tema migratorio giovedì 1° ottobre a Bruxelles, definendo, quello con la Presidente Von der Leyen, un “ottimo incontro”. Al contrario i Paesi dell’Est Europa sono i più restii verso questo compromesso. Le posizioni di Stati come Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca sono da anni ormai ostili nei confronti dell’accoglienza, a causa dei loro atteggiamenti tradizionalistici, nazionalistici e di chiusura.
    La proposta europea di riforma del sistema delle migrazioni e dell’accoglienza dovrà essere discussa ed esaminata dal Consiglio Europeo, ed è qui che ci si aspetta l’opposizione dei leader dei Paesi centro-orientali, già in precedenza responsabili di aver bloccato il processo di revisione del Trattato. Sarà vitale non ripetere l’errore commesso nel 2018, quando il Consiglio europeo (su pressione di vari Governi nazionali) optò per una decisione all’unanimità e questa non fu raggiunta. Di fatto la crisi migratoria in Europa non può essere ignorata: per superarla è necessario avviare già dai prossimi mesi le trattative per realizzare il compromesso.

    Alessandra Fiorani

    Photo by Capri23auto is licensed under CC BY-NC-SA

    Alessandra Fiorani
    Alessandra Fiorani

    Nata il giorno di Natale del 1997 in un piccolo paesino della Tuscia, mi sono laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali – curriculum Investigazione e Sicurezza nel 2019. Ho poi intrapreso una specializzazione all’Università Internazionale di Roma sotto la facoltà di Scienze Politiche al Corso magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale; è qui che è sbocciata la mia passione per la geopolitica.

    Inoltre, pochi sanno di me che sono un’appassionata di criminologia, criminal profiling e serial killer.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite