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    La Durand Line: confine o frontiera?

    In breve

    • A partire dagli anni Settanta la Durand Line, confine tra Afghanistan e Pakistan, ha visto il declino dei locali poteri tribali e l’ascesa di movimenti religiosi fondamentalisti.
    • L’area è priva di un forte potere statale e questo favorisce una fiorente economia di contrabbando, dannosa sia per Kabul che per Islamabad.
    • A influenzare la vita locale vi sono anche le madaris, scuole coraniche impregnate di fondamentalismo e rivali dell’educazione scolastica promossa dal Governo afghano.
    • La guerra contro l’Unione Sovietica negli anni Ottanta ha trasformato la Durand Line in una zona ideale per la cooperazione tra movimenti jihadisti transnazionali, tollerata spesso dal Pakistan per ragioni politiche.
    • Spazio dinamico e aperto, la Durand Line resta fondamentale per il futuro politico di Kabul e per i fragili equilibri della regione centro-asiatica.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    Analisi Dall’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, la Durand Line è diventata uno dei luoghi più instabili del pianeta. La guerra in Afghanistan e le trasformazioni politiche in Pakistan hanno infatti comportato una riorganizzazione della zona sia in termini di scopi che in termini di importanza. La trasformazione della linea ha visto coinvolti (e ha profondamente impattato) il ruolo delle tribù, dei commerci trans-frontalieri e del sistema educativo, finendo per favorire l’emergere di una stretta collaborazione tra organizzazioni jihadiste afghane e pakistane.

    LA TRASFORMAZIONE DEL CONFINE AFGHANO-PAKISTANO

    Chi subì maggiormente le conseguenze della trasformazione della Durand Line furono le tribù di etnia Pashtun afghane e pakistane che vivevano — e vivono ancora — lungo entrambi i lati del confine. Agli inizi degli anni Settanta, con l’emergere di gruppi jihadisti, le tribù pashtun videro il loro sistema tribale e il loro potere politico fortemente indebolito. Le cause di marginalizzazione di tali tribù sono diverse, ma il ruolo dei due Stati e l’emergere di leader religiosi a capo delle aree di confine possono essere considerati elementi in comune in entrambi i casi. In Pakistan, i leader delle tribù persero potere politico perché partiti islamisti come Jamiat Ulema-e-Islam e Jamaat-e-Islami, mossero guerra contro di loro, a volte con il supporto dello Stato. Nel caso afghano i talebani marginalizzarono le tribù a est del Paese, luogo in cui queste erano maggiormente istituzionalizzate e quindi più presenti a livello locale. Inoltre la forte presenza nelle Istituzioni afghane dei leader tribali non venne tollerata dai talebani, perché ideologicamente avversi a ogni tipo di sistema tribale all’interno del loro progetto politico.

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    Fig. 1 – Un soldato pakistano sorveglia un tratto del confine con l’Afghanistan nei dintorni di Qila Saifullah, settembre 2020

    UN’ECONOMIA DI CONTRABBANDO

    L’assenza di uno Stato centrale, fortemente debole in entrambi i Paesi, che controllasse effettivamente le zone di confine, ha favorito l’emergere di un’economia di contrabbando che vede, ancora oggi, milioni e milioni di dollari in scambi illegali. Gli alti profitti attraggono sempre di più diverse organizzazioni criminali che commerciano sopratutto oppio, legname e prodotti cinesi. Il fenomeno dilagante del contrabbando si è nutrito per anni di una diffusa avversione nei confronti dell’amministrazione centrale e arreca, ogni anno, un danno enorme ai bilanci dei due Paesi. La presenza di prodotti stranieri di contrabbando — più a buon mercato rispetto a quelli locali — ha ridotto e scoraggiato ogni iniziativa privata nelle regioni di confine. Ancora oggi il commercio illegale sembra quindi essere l’unica fonte di guadagno per trafficanti e intere comunità locali che si trovano lungo la Durand Line.

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    Fig. 2 – Cittadini afghani bloccati al confine col Pakistan dalle disposizioni anti-coronavirus, aprile 2020

    I TALEBANI E L’EMERGERE DELLA MADRASA

    Quando nel 1994 i Talebani presero il potere e conquistarono la città di Kabul, il Pakistan iniziò a finanziarli per ragioni strategiche, una delle quali era la presenza di un regime afghano favorevole a Islamabad. L’assenza di un controllo effettivo statale lungo la Linea Durand e l’instabilità del confine contribuirono successivamente a mantenere i Talebani al potere fino al 2001 e agevolarono i loro “successi” militari. Inizialmente il movimento talebano si concentrò nel Pakistan nord-occidentale, luogo di maggior sviluppo delle scuole coraniche, le madaris, dalle quali il gruppo ricevette appoggi e riconoscimenti. Le madaris adottarono e insegnarono anche molti dei loro precetti religiosi agli studenti. Queste scuole impartiscono una formazione incentrata su scienze giuridico-religiose islamiche, spesso influenzate dalla fusione di due fondamentalismi: quello talebano e quello del movimento pakistano Tablighi Jam’at. Gli studenti erano e sono per lo più studenti afghani di etnia pashtun. La guerra civile in Afghanistan, con il deterioramento del sistema educativo e scolastico, ha infatti favorito, negli anni, il movimento di studenti afghani verso le madaris. Il sistema educativo della madrasa, però, si discosta profondamente da quello impartito dal Governo afghano, che ha, da sempre, cercato di mantenere confinata l’influenza della religione all’interno del sistema scolastico. La Durand Line quindi si presenta come una regione a sé, in cui anche il sistema educativo impatta profondamente sull’intero sistema sociale, andandosi a diversificare da quello del Governo afghano.

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    Fig. 3 – Giovanissimi allievi di una madrasa di Karachi, settembre 2018

    L’EMERGERE DI UNA COOPERAZIONE JIHADISTA TRANSNAZIONALE

    Gli anni Ottanta sono stati il periodo che ha favorito il consolidamento della cooperazione tra organizzazioni jihadiste afghane e pakistane lungo la Durand Line. A causa della sua permeabilità e indeterminatezza, queste organizzazioni hanno avuto la possibilità di rifugiarsi, riorganizzarsi e addestrarsi in questa zona, scegliendola come “base” per lanciare incursioni militari. La collaborazione vera e propria tra jihadisti, iniziò nei primi anni Settanta quando il Pakistan diede il primo supporto a movimenti islamisti in Afghanistan. Nello specifico l’ISI (Inter-Services Intelligence) pakistano aiutò il fallito colpo di Stato islamista in Afghanistan del 1975, con l’intento di rimuovere l’allora Primo Ministro Daud — che nell’ottica pakistana era, da una parte troppo vicino all’Iran e dall’altra, ostile nel rinunciare alle proprie rivendicazioni etniche sulla Durand Line. Però fu soltanto con l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979 che la linea Durand divenne, per la prima volta, una zona di conflitto di importanza globale. Da un lato l’Unione Sovietica tentò infatti di ridisegnare i contorni delle sfere di influenza in Asia meridionale mentre dall’altro gli Stati Uniti e il Pakistan iniziarono a finanziare i mujaheddin nella loro lotta armata contro Mosca. Supportati anche dall’Arabia Saudita, i mujaheddin approfittarono della permeabilità del confine e penetrarono sul suolo afghano per portare avanti la loro lotta anti-sovietica. Per il Pakistan i mujaheddin erano utili non solo contro Mosca, ma anche per combattere l’India in Kashmir, favorendo le proprie mire sulla regione. Inoltre, sempre secondo Islamabad, investire sull’identità islamica in Afghanistan, avrebbe potuto mettere in secondo piano la questione etnica in casa propria. Una strategia, questa, adottata anche dai Governi pakistani di Benazir Bhutto e Nawaz Sharif negli anni Novanta. Questi decisero infatti di sostenere i talebani nella speranza che, una volta al potere, questi prendessero in considerazione le priorità del Pakistan, in cui rientrava ovviamente anche la necessità di “disattivare” la questione etnica.

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    Fig. 4 – Il mullah Abdul Ghani Baradar, figura di spicco dei talebani, partecipa ai colloqui di pace intra-afghani di Doha, settembre 2020

    UNA FRONTIERA, NON UN CONFINE

    La Durand Line viene così a configurarsi come uno spazio transnazionale, dinamico e aperto che si allontana dalla classica immagine e concetto di confine. Questo spazio è il risultato della combinazione e della connessione tra tre ambiti principali: quello tribale, politico e religioso. Invece di immaginarlo come un luogo statico o una semplice linea sulla mappa, il confine viene a configurarsi come un vero e proprio spazio dinamico, in cui si intersecano e si creano fitte reti di interazioni sociali. Per ciò che concerne la sicurezza, la Durand Line costituisce uno dei punti di maggior cooperazione tra gruppi jihadisti. La collaborazione tra gruppi terroristici e il relativo coinvolgimento di potenze straniere potrebbe innescare conflitti pericolosi per la sicurezza nazionale ed internazionale. È necessario quindi lavorare al più presto a favore di una de-escalation del conflitto afghano, di fondamentale importanza per ristabilire la stabilità politica nella Durand Line. Questa dovrebbe essere quindi considerata più come una “frontiera” che un confine, uno spazio di connessione e movimento, in cui anche le decisioni politiche dovrebbero essere responsabilità della comunità internazionale nella sua interezza.

    Desiree Di Marco

    Paktika Province 1” by Danwphoto. is licensed under CC BY

    Desiree Di Marco
    Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

    Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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