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    Francia: Macron getta le basi per la lotta al “separatismo” islamico

    In breve

    • La Francia è lo Stato europeo con il maggior numero di cittadini di religione musulmana.
    • La società francese rischia di essere segnata da forti conflitti a causa della volontà di alcuni gruppi islamici di applicare la Sharia e violare le norme nazionali.
    • Il Presidente Emmanuel Macron e il suo Governo centrista hanno elaborato una strategia basata su una riforma dell’Islam e sulla tutela della laicità.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 sorsi – Il Presidente francese teme la diffusione di un Islam politico che “separerebbe” i tessuti sociali in Francia e presenta una proposta di legge basata sulla laicità che ha provocato lo sconcerto del mondo musulmano.

    1. IL RAPPORTO TRA STATO E RELIGIONE

    La Francia è il Paese europeo con il più elevato numero di cittadini di fede musulmana. Recentemente la società francese è stata segnata da forti contraddizioni nei confronti della comunità islamica. Gli attentati ad opera di estremisti hanno portato il Paese a iniziare una guerra – di riforme politiche e sociali – contro il radicalismo, che sempre più spesso si sta rivelando pregiudizievole per i fedeli musulmani in generale.
    Per separatismo si intende la tendenza dei fedeli musulmani francesi a non rispettare le leggi della Repubblica. Nel mondo islamico l’elemento politico e il religioso sono uniti nel rispetto della Sharia – la legge sacra islamica – e il problema del far conciliare le due sfere non si presenta. In Francia invece in alcuni sobborghi sta emergendo la tendenza a rifiutare le leggi nazionali che contrastano con la legge suprema shariatica. In varie cittadine francesi gruppi estremisti hanno fondato “la polizia della Sharia” e si impegnano per far valere i precetti islamici.
    Il Presidente Emmanuel Macron ha ripreso il tema della lotta al separatismo islamico nel discorso tenutosi venerdì 2 ottobre nel sobborgo di Les Mureaux, comune in cui la maggioranza dei cittadini è di fede islamica e si è spesso distinto per le sue politiche di integrazione sociale. Nel discorso Macron ha annunciato che entro dicembre 2020 sarà presentata al Parlamento la legge Darmanin-Schiappa (rispettivamente ministro dell’Interno e ministro delegato responsabile della Cittadinanza) al fine di contrastare il radicalismo islamico e colmare il divario sociale tra cittadini francesi e quelli di fede musulmana.

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    Fig. 1 – Il Presidente francese Emmanuel Macron durante la visita a Les Mureaux il 2 ottobre 2020

    2. I CONTENUTI DELLA PROPOSTA

    Gli elementi di novità che compongono la futura legge sono principalmente cinque. Il primo aspetto riguarda la laicità. La Francia è dal 1905 uno Stato laico, come riportano i primi due articoli del testo del 1905: “Essa garantisce il libero esercizio dei culti con le sole restrizioni qui di seguito stabilite nell’interesse dell’ordine pubblico” e ancora “La Repubblica non riconosce né salari né sovvenzioni ad alcun culto”. La prima proposta rispetta questi due articoli prevedendo un rafforzamento della laicità nel servizio pubblico e nell’istruzione: in poche parole sostiene la neutralità religiosa negli apparati amministrativi.

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    Fig. 2 – Il Presidente Macron presenta la proposta di legge per combattere il separatismo

    Da questo primo pilastro deriva il secondo: rendere obbligatoria la scuola a partire dai 3 anni al fine di impedire il fenomeno dell’istruzione privata a domicilio, che spesso viene impartita a studenti musulmani da figure islamiche come gli Ulamā, i depositari del sapere religioso. Secondo la previsione dei legislatori l’istruzione a domicilio aumenterebbe il rischio di diffusione del radicalismo. Altro aspetto che verrà regolato, per rispettare il principio di laicità, saranno i gruppi a carattere associativo, accusati di esser luogo in cui potrebbero circolare idee estremiste.
    Il quarto punto della legge è il più significativo. Macron ha annunciato una riforma dell’Islam per renderlo conforme ai principi della società francese, definendolo “Islam dei Lumi” o un nuovo “Islam francese”. La struttura verticistica proposta prevede la formazione di imam francesi che saranno certificati e controllati dalle istituzioni islamiche in Francia. L’organo che dovrebbe essere incaricato di questo compito è il Consiglio francese del culto musulmano, centro relazionale tra l’apparato politico francese e l’Islam, che limiterebbe le influenze straniere nella formazione dei nuovi imam. Ultimo argomento del piano è la previsione di investimenti nell’apparato sociale francese per aumentare la presenza dello Stato sul territorio, nei sobborghi e nelle banlieue.

    3. LE REAZIONI

    Il primo paradosso che si solleva esaminando la proposta riguarda la laicità. Se i primi punti del testo sembrano rispettare questo aspetto costituzionale, la proposta di formare degli imam francesi sembra essere, al contrario, del tutto incostituzionale. Nel momento in cui gli organi francesi avranno il compito di istruire e certificare gli imam, questo comporterebbe una violazione al secondo articolo della, già citata, legge 1905. Un’altra critica che esponenti del mondo musulmano hanno avanzato alla riforma degli imam sottolinea come questa rappresenterebbe una costrizione nei confronti del fedele che non potrebbe più scegliere il proprio predicatore. O ancora si parla di stigmatizzazione e discriminazione di una fede religiosa, che viene privata dei suoi aspetti caratteristici.
    Infine, ad aggravare la reazione dell’opinione pubblica sono state le parole dello stesso Presidente Macron nell’affermare che “oggi l’Islam è una religione in crisi”. Non si è fatta attendere la risposta da parte dei leader islamici, primo fra tutti il Presidente turco Erdogan, che ha definito quella di Marcon “una provocazione e mancanza di rispetto”.

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    Fig. 3 – La protesta scoppiata in Turchia a seguito del discorso del Presidente francese

    Ad oggi l’annuncio della riforma islamica francese evidenzia le contraddizioni del Governo centrista: per molti questa legge sembrerebbe essere un primo esperimento elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2022, per altri un espediente per distogliere l’attenzione mediatica dall’odierna crisi sanitaria.

    Alessandra Fiorani

    The chief danger about Paris is that it is such a strong stimulant. -T.S. Eliot” by Eric@focus is licensed under CC BY-ND

    Alessandra Fiorani
    Alessandra Fiorani

    Nata il giorno di Natale del 1997 in un piccolo paesino della Tuscia, mi sono laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali – curriculum Investigazione e Sicurezza nel 2019. Ho poi intrapreso una specializzazione all’Università Internazionale di Roma sotto la facoltà di Scienze Politiche al Corso magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale; è qui che è sbocciata la mia passione per la geopolitica.

    Inoltre, pochi sanno di me che sono un’appassionata di criminologia, criminal profiling e serial killer.

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