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    Arizona: da roccaforte repubblicana a swing state

    In breve

    • La crescita degli ispanici e dei giovani ha fatto perdere posizioni ai repubblicani in Arizona.
    • I democratici potrebbero migliorare i loro consensi nelle zone urbane e suburbane, ma Trump conta di fare il pieno nelle aree rurali.
    • Senza l’Arizona, la rielezione del Presidente sarebbe a grande rischio.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiStoricamente conservatrice, l’Arizona, con la sua demografia sempre più diversificata, è diventata di fatto uno swing state, mettendo a rischio la strategia repubblicana. Quali carte hanno da giocarsi Trump e Biden?

    1. MOLTO STA CAMBIANDO ATTORNO AL GRAND CANYON

    Da tenere d’occhio perché non è mai stato propriamente uno swing state: basti pensare che i repubblicani lo hanno vinto nel 70% delle elezioni presidenziali, che è la casa di due icone conservatrici come John McCain e Barry Goldwater e che Obama venne sconfitto per due volte di 10 punti. L’ultimo democratico a conquistare il Grand Canyon state fu Bill Clinton nel 1996. Eppure uno swing state lo sta diventando e le conseguenze politiche sono già chiare: Trump lo ha vinto per soli 3 punti e nel 2018 ha eletto un senatore democratico per la prima volta dopo trent’anni. Come in molti casi, è la demografia che spiega questi spostamenti politici a favore dei democratici. Negli ultimi anni, infatti, si sono trasferiti molti giovani bianchi e progressisti dalla California (attratti dal costo della vista più accessibile) ed è aumentata la popolazione ispanica, che ora tocca il 32% del totale. Ma, soprattutto, i latinos partecipano molto di più alla politica: dal 2014 al 2018 gli ispanici con diritto di voto sono aumentati del 13% e nel 2016 il 42% tra loro andò a votare. Non a caso anche qui, come in Florida, Biden sta spendendo molto in pubblicità in spagnolo. Insomma, perché allora guardare all’Arizona? Perché se Trump perdesse qui, in uno stato tradizionalmente conservatore indispensabile per la strategia repubblicana, sarebbe il segnale di una sconfitta quasi certa a livello nazionale (discorso simile per il Nord Carolina).

    Fig. 1 – La geografia elettorale dell’Arizona, mappa del Washington Post

    2. SUBURBS, SENIOR E LATINOS

    La lente di ingrandimento va posta su Maricopa County, che ospita la capitale Phoenix e la gran parte della popolazione. La senatrice democratica Kristen Sinema ha vinto il suo seggio espugnando proprio questa regione. Contiene inoltre ampie zone suburbane, ovvero il terreno di scontro per eccellenza – dato che, come in tutto il Paese, le aree cittadine vanno abitualmente ai democratici e quelle rurali ai repubblicani. Le zone più lontane da Phoenix sono invece quasi tutte filo-repubblicane e gli strateghi del GOP ritengono infatti di poter reagire a un’eventuale perdita di Maricopa mobilitando al massimo le comunità rurali. In ogni caso rimane fondamentale conquistare buona parte dell’elettorato classico: quello bianco, benestante e suburbano, al quale Trump si rivolge con i suoi messaggi di law and order. Il problema però è che i sondaggi lo danno indietro tra bianchi laureati e in vantaggio di poco tra i bianchi della working class. I democratici puntano invece a cavalcare tre tendenze: la crescita dell’elettorato ispanico, lo spostamento verso sinistra dei bianchi laureati e l’allontanamento da Trump dell’elettorato anziano. Proprio dai senior arriva infatti un altro campanello d’allarme per il Presidente. Come abbiamo visto per la Florida, anche questa è una delle destinazioni preferite dai pensionati, che anche qua sono sempre stati fedeli ai repubblicani, ma la gestione della Covid-19 ha fatto perdere posizioni al Presidente. Ora Biden e Trump sono praticamente pari fra gli over 50, un elettorato che invece il Presidente avrebbe bisogno di vincere almeno come nel 2016. C’è poi un altro segmento elettorale da considerare, i repubblicani moderati e gli indipendenti, sui cui possono incidere due figure molto influenti: Cindy McCain (vedova dello storico senatore) e Jeff Flake (ex senatore), che hanno detto che non voteranno per Trump.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 Le suburbs di Phoenix, con la loro classe media bianca, saranno determinanti nel voto

    3. PER LA PRIMA VOLTA IN BILICO

    Sia chiaro, Trump ha ancora diverse carte da giocare qui: un terzo degli ispanici si identifica come repubblicano e il Presidente conta di migliorare i consensi nelle aree rurali. Come abbiamo visto, però, ci sono tendenze profonde che sono a lui contrarie. A queste tendenze non sfuggono poi le “altre elezioni”: infatti i democratici hanno concrete possibilità di vincere l’altro seggio per il Senato, cosa che avrebbe grosse conseguenze sugli equilibri a Washington, e potrebbero conquistare il Congresso locale per la prima volta dopo 50 anni. La strategia di Trump nel 2016 – conquistare l’elettorato bianco puntando su temi “nuovi”, come il nazionalismo economico – se può renderlo competitivo nel Midwest, rischia di non funzionare qui, dove ancora rimane importante convincere il voto mediano. Come rileva Politico, il 3 novembre capiremo se l’Arizona prenderà le sembianze di Colorado e Virginia, con le loro zone fortemente suburbane ormai perennemente blu, o della Florida, territorio in bilico per eccellenza. Una cosa è praticamente certa: il Grand Canyon state è diventato swing.

    Antonio Pilati

    Photo by Gregory Whitcoe is licensed under CC0

    Antonio Pilati
    Antonio Pilati

    Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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