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    L’autunno asiatico delle proteste

    In breve

    • Una nuova stagione di proteste pro-democrazia sta attraversando il Sud-est asiatico, alimentata dai devastanti effetti economici della pandemia di Covid-19.
    • Cambogia, Indonesia e Thailandia sono alcuni dei Paesi più colpiti, con le proteste thailandesi che sono arrivate persino a mettere in discussione le tradizionali prerogative della Monarchia.
    • Secondo molti osservatori si è formata una vera e propria alleanza regionale per la democrazia, la Milk Tea Alliance, che potrebbe scuotere gli equilibri politici dell’intera area asiatica.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi La nuova stagione di proteste che sta attraversando il Sud-est asiatico potrebbe essere un semplice sintomo dell’anno che abbiamo vissuto o l’inizio di qualcosa di più grande?

    1. UNA REGIONE FRAGILE

    Thailandia, Cambogia, Indonesia, Malesia: sono solo alcuni dei Paesi sferzati dalla ventata di proteste del cosiddetto “autunno asiatico”. La pandemia di Covid-19 e l’aggravarsi della situazione economica non hanno fatto altro che peggiorare la già precaria situazione politica in molti di questi Stati del Sud-est asiatico. La forza che sta guidando le proteste e che porterà avanti il cambiamento sono i giovani, molti dei quali disoccupati o vittime dell’inadeguatezza delle misure governative.

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    Fig. 1 – Dimostranti thailandesi fanno il saluto delle tre dita, divenuto ormai il simbolo delle loro proteste anti-governative, 26 ottobre 2020

    2. COSA STA ACCADENDO?

    Tre esempi emblematici di quello che sta accadendo sono l’Indonesia, la Cambogia e la Thailandia. In Cambogia il Primo Ministro Hun Sen non ha esitato a reprimere le proteste e il nascente movimento giovanile pro-democrazia. Ma la pandemia ha contribuito a esporre ancor più chiaramente l’ineguale divisione della ricchezza nel Paese. Con il turismo e l’industria tessile in crisi a causa della Covid-19, milioni di cambogiani si trovano ad affrontare debiti e disoccupazione, mentre una piccola élite politica e finanziaria continua ad accumulare una fortuna tramite corruzione sistemica e nepotismo. In Indonesia il Presidente Joko Widodo, da anni in bilico tra democrazia, autoritarismo e desiderio di compiacere le fasce islamiche più estremiste del Paese, ha dovuto far fronte alle proteste contro una nuova legge per la creazione di posti di lavoro. Il Presidente ha commentato positivamente la norma, dicendo che servirà a diminuire la burocrazia e a incentivare gli investimenti esteri nel Paese. D’altro canto, verranno rimossi il salario minimo di settore e diverse protezioni ambientali, aumenteranno le ore di straordinari settimanali e passeranno da due a uno i giorni liberi a settimana. Le proteste nel Paese sono diventante anche abbastanza violente, con forti scontri tra le forze dell’ordine e coloro che sono scesi nelle strade per protestare. Un chiaro segno del precario stato della democrazia nel Paese, con un Presidente che usa sempre più la forza militare e il controllo mediatico contro i propri oppositori. Infine la Thailandia, dove #RepublicofThailand è stato in tendenza su Twitter per qualche giorno, accumulando più di 820mila tweet in sole 24 ore. Settembre è stato un mese di grandi proteste nel Paese, motivate anche da ragioni costituzionali. I dimostranti non vogliono infatti solo le dimissioni del Primo Ministro Prayut Chan-o-cha, salito al potere nel 2014 con un colpo di Stato, ma, come si intende anche dall’hashtag, hanno iniziato a fare una richiesta inedita, ossia una “riduzione del potere del Re”. Re Vajiralongkorn è oggetto da tempo di dure critiche a causa della sua assurda ricchezza, del controllo che esercita sulle Forze Armate e della repressione degli oppositori. Non è però ben chiaro quali siano le precise intenzioni dei manifestanti, che non hanno apertamente chiesto in alcun modo né la creazione di una repubblica né l’abolizione della monarchia.

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    Fig. 2 – Una manifestante thailandese invoca la “Milk Tea Alliance” tra tutti i movimenti pro-democrazia del Sud-est asiatico, 19 ottobre 2020

    3. LA MILK TEA ALLIANCE: IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA IN ASIA?

    Pur avendo quindi evidenziato solo alcuni Stati, il vento della protesta sta sferzando l’intero Sud-est asiatico. Inizialmente stimolato dalle proteste a Hong Kong, sembra che stia nascendo un movimento interregionale per la democrazia. Le prove stanno nel fatto che già a inizio agosto i manifestanti a Bangkok hanno espresso solidarietà con i movimenti indipendentisti a Taiwan e Hong Kong. Questa sorta di unione pro-democratica è stata amichevolmente chiamata la Milk Tea Alliance. I giovani vogliono un’alleanza pan-asiatica per la democrazia, per citare le parole di uno studente thailandese, e sembra che anche manifestanti nelle Filippine e in India abbiano un rinnovato interesse per “l’alleanza del tè al latte” e siano pronti a una lotta collettiva per la democrazia.

    Natasha Colombo

    The golden triangle, North Thailand” by Alexis Gravel is licensed under CC BY-ND

    Natasha Colombo
    Natasha Colombo

    Nata e cresciuta in Italia, ho potuto trascorrere diversi periodi di studio e lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Corea del Sud. Tali esperienze mi ha portato ad interessarmi alla politica americana e asiatica, con particolare focus sulla Corea del Sud e la Corea del Nord. Ho appena conseguito la laurea magistrale in Relazione Internazionale Comparate presso l’Università Ca’ Foscari  di Venezia, focalizzandomi sulla politica americana. In seguito, ho potuto svolgere un tirocinio come analista politico presso l’Ambasciata Italiana a Seoul.

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