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    Spagna: tra Recovery Fund e nuova legge di Bilancio

    In breve

    • La Spagna ha deciso di utilizzare al momento solo una parte del Recovery Fund stanziato dall’UE, nello specifico 72 miliardi a fondo perduto.
    • Le Comunità Autonome avranno un ruolo di grande importanza, potendo presentare progetti e piani d’azione in determinate aree incluse nel Piano di recupero.
    • Sanchez e Iglesias hanno presentato la bozza della nuova Legge di Bilancio, che anticiperà 27 miliardi del Recovery Fund e che introduce una tassazione fortemente progressista.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – La Spagna, investita da una seconda ondata di Covid-19, ha scelto di utilizzare al momento solo una parte del Recovery Fund stanziato dall’Unione Europea e ha presentato una bozza della prossima Legge di Bilancio fortemente progressista. Quali sono dunque le principali linee che sta seguendo il Paese iberico?

    1. LE SCELTE DEL GOVERNO SUL RECOVERY FUND

    La Spagna si trova in un momento molto critico dal punto di vista sanitario, essendo uno dei Paesi europei più colpito dalla seconda ondata, il rebrote come la chiamano gli spagnoli, di Covid-19.
    Il Governo di sinistra presieduto dal PSOE e Unidas Podemos ha predisposto il coprifuoco notturno in tutto il territorio nazionale dalle ore 23, con chiusura di bar, ristoranti, piscine e attività ricreative, e ha prorogato lo stato di emergenza di sei mesi, fino al 9 maggio 2021. Le decisioni variano però da regione a regione, poichè le Comunità Autonome possono adottare proprie misure per la salute pubblica, attuando strategie differenti.
    In questo quadro si inseriscono le delicate scelte riguardo agli aiuti stanziati dall’UE, in particolare per il Recovery Fund. Dei 140 miliardi destinati al Paese iberico, 72 miliardi saranno erogati sotto forma di contributi a fondo perduto, mentre la restante somma sarà sotto forma di prestiti, il cui rimborso dovrà essendo completato entro il 31 dicembre del 2058.
    Il 7 ottobre scorso il premier Pedro Sánchez ha presentato il “Piano di Recupero, Trasformazione e Resilienza dell’economia spagnola”, un progetto ambizioso che si concentra in particolare su transizione ecologica, trasformazione digitale, uguaglianza di genere e coesione sociale e territoriale. Riguardo al Recovery Fund, ha destato grande sorpresa la dichiarazione da parte del Governo spagnolo di voler utilizzare al momento solo i contributi a fondo perduto stanziati dall’Unione Europea, validi per il triennio 2021-2023. Solo in un momento successivo, secondo le dichiarazioni della ministra dell’Economia Nadia Calviño, se necessario, la Spagna ricorrerà ai prestiti.

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    Fig. 1 – Il Presidente spagnolo Pedro Sanchez è accolto dalla Presidentessa della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Bruxelles, 23 settembre 2020

    2. IL RUOLO DELLE COMUNITÀ AUTONOME

    Gli Stati membri dal 15 ottobre scorso fino al 31 dicembre potranno presentare le bozze dei Piani nazionali di recupero da sottoporre alla Commissione Europea. Fino al 30 aprile 2021, poi, potranno consegnare formalmente i piani definitivi. A tal proposito il Governo spagnolo ha dichiarato di voler coinvolgere le comunità autonome in questo processo. Il 50% dei progetti inclusi nel Piano di recupero saranno attuati direttamente dalle Comunità autonome, un modo di gestire i fondi europei in maniera congiunta.
    I Presidenti delle Comunità autonome potranno dunque promuovere e dare impulso a piani e progetti, dato che la Costituzione spagnola riconosce alcune aree coinvolte nel Piano di recupero di competenza regionale come l’educazione, le politiche sociali, l’ambiente e il comparto lavorativo. Un coinvolgimento dunque orizzontale, che si spera possa favorire una sorta di co-governo in questi ambiti.

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    Figura 2 – Pedro Sanchez e Pablo Iglesias, durante una sessione al Congresso dei Deputati. Madrid, 21 ottobre 2020

    3. LA “PROGRESSISTA” LEGGE DI BILANCIO

    Il 27 ottobre scorso, nella bozza della Legge di Bilancio, Pedro Sánchez e Pablo Iglesias hanno deciso di compiere un passo ambizioso nel tentativo di sostenere l’economia e il comparto sanitario del Paese, con una scelta che dà un segnale importante: aumento delle imposte per le grandi aziende, aumento di tre punti dell’IRPEF per capitali superiori ai 200mila euro e per redditi da lavoro superiori ai 300mila. Riguardo ai patrimoni, l’imposta su quelli superiori ai 10 milioni di euro sarà aumentata di un punto percentuale.
    “È una legge di bilancio progressista, indispensabile per la modernizzazione del nostro Paese”, queste le parole di Sánchez, poco dopo aver presentato il piano.
    La nuova legge di bilancio anticiperà 27 miliardi del Recovery Fund erogato dall’Unione Europea, con alcuni cambi d’imposta: verrà fissata un’IVA del 21% sulle bibite edulcorate, un tributo per i contenitori di plastica monouso e una “tassazione verde”, con nuove imposte dirette e indirette che si adeguino alla transizione ecologica voluta dall’UE. Le votazioni della legge di bilancio avverranno in seno al Congresso l’11 e il 12 novembre e se saranno approvate da entrambe le Camere entreranno in vigore a gennaio 2021.
    Una legge di bilancio che, dal punto di vista politico, assume un forte valore simbolico e cerca di guardare al futuro.

    Rachele Renno

    Photo by Pixabay is licensed under CC0

    Rachele Renno

    Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
    Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
    Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.

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