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martedì 14 Luglio 2020
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    Speciale COVID-19

    La Romania e la crisi ucraina

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    In queste settimane la Romania sta guardando con viva attenzione ai drammatici avvenimenti nella vicina Ucraina. L’annessione russa della Crimea rappresenta infatti un motivo di seria preoccupazione per il Governo di Bucarest, che vede messi in discussione alcuni dei suoi principali interessi geopolitici nell’area del Mar Nero. Soprattutto destano particolare apprensione la situazione interna della Moldavia, le ricadute economiche di uno scontro Russia-Occidente e il fato della minoranza romena in Ucraina.

    MOLDAVIA – Il 18 marzo scorso il presidente Traian Basescu ha condannato apertamente l’esito del referendum in Crimea che ha sancito l’annessione della penisola alla Russia, accusando Vladimir Putin di voler ricostituire l’Unione Sovietica e di voler riaccendere tutti i conflitti regionali lasciati in sospeso dalla fine della Guerra Fredda. Riferendosi particolarmente alla Repubblica di Moldavia, che deve fare i conti sin dal 1990 con la Repubblica secessionista della Transnistria, Basescu ha affermato con allarme che essa rappresenta una «priorità» per i piani espansionistici del Cremlino e ha suggerito di accelerare il processo di integrazione del Paese post-sovietico nell’Unione Europea, allontanando il rischio di un possibile intervento russo a Chisinau.
    I timori di Basescu sono dovuti principalmente alla presenza di un piccolo contingente di truppe russe (circa 1.500-2.000 uomini) in Transnistria, ufficialmente incaricato di proteggere i depositi militari lasciati nella regione dall’Armata Rossa nei primi anni Novanta, e dalla recente richiesta delle autorità di Tiraspol di ricongiungersi alla Russia sul modello della Crimea. Se Mosca dovesse accettare tale richiesta, il rischio potrebbe essere la completa destabilizzazione della Moldavia con effetti chiaramente deleteri per la sicurezza stessa della Romania, che vanta anche profonde relazioni storiche e culturali con il suo piccolo vicino settentrionale. Tra l’altro Bucarest e Chisinau hanno solo recentemente risolto i problemi relativi ai propri confini, firmando un trattato di cooperazione e assistenza su materie di frontiera nel 2010. Ogni cambiamento della situazione in Moldavia potrebbe rimettere in discussione tale accordo e aprire nuovi contenziosi sul confine settentrionale romeno.

    ECONOMIA – Altro grande motivo di preoccupazione per le autorità romene sono le conseguenze economiche del conflitto tra Russia e Occidente sulla Crimea. Nonostante il Paese balcanico sia relativamente indipendente dalle forniture di gas russo, il suo interscambio commerciale con Mosca non è per niente insignificante, mentre l’Ucraina rappresenta un grande mercato potenziale per l’imprenditoria romena, che potrebbe beneficiare direttamente di una svolta filo-democratica a Kiev. Inutile dire che una guerra russo-ucraina sulla Crimea e pesanti sanzioni economiche occidentali contro la Russia danneggerebbero l’economia romena insieme a quella degli altri Paesi del Mar Nero, interrompendo i normali flussi commerciali regionali e disincentivando maggiori investimenti stranieri nell’area.

    Mappa delle regioni che compongono la Romania.
    Mappa delle regioni che compongono la Romania

    Inoltre la continua tensione politico-militare in Crimea potrebbe danneggiare anche la nascente industria del turismo romena, che ha visto un sostanziale incremento di introiti e presenze negli ultimi anni (oltre 1 milione di turisti stranieri nel solo 2013 per un giro d’affari di 1 miliardo di euro). In tal senso ha provocato viva apprensione la recente decisione del cantante americano Marc Anthony di cancellare la propria tournée in Romania per via della crisi in Ucraina – una scelta finora isolata, ma che potrebbe essere seguita da altre popstar occidentali, compromettendo seriamente l’immagine turistica della Romania all’estero.

    MINORANZE – Il Governo romeno è infine preoccupato anche per il futuro della minoranza romena in Ucraina, già oggetto di numerose dispute con Kiev negli anni passati. Nel 2008, per esempio, Bucarest ha accusato le autorità ucraine di discriminare i propri cittadini di origine romena, abbandonando persino i lavori ufficiali di una commissione intergovernativa sulle minoranze etniche dei due Paesi patrocinata dall’OSCE e dal Consiglio d’Europa, mentre nel 2009 la decisione di semplificare le procedure per la concessione della cittadinanza romena agli abitanti di altri Stati ha provocato le vive proteste di Kiev, che vi ha visto una misura di carattere “imperialistica” atta a incoraggiare l’irredentismo della comunità romena sul proprio territorio.
    Prendendo ispirazione proprio dalla situazione della Crimea, dove un sistema di doppia cittadinanza russo-ucraina ha finito per alimentare il secessionismo della locale maggioranza russa, l’Ucraina ha quindi respinto ogni tentativo di estendere la cittadinanza romena ai propri abitanti di origine romena o moldava, rivendicando al contempo maggiori diritti per la minoranza ucraina in Romania. Tale contenzioso è tuttora aperto e non è detto che il cambio di regime a Kiev migliori la situazione per i romeni in Ucraina, vista la presenza di Svoboda e di altri partiti nazionalisti nel nuovo Governo di Arseniy Yatsenyuk. E l’esempio della Crimea non gioca certo a favore di una maggiore autonomia dei vari gruppi etnici dell’Ucraina, ingarbugliando ulteriormente i già difficili rapporti ucraino-romeni sulla questione delle rispettive minoranze nazionali.

    Simone Pelizza

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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    1 commento

    1. Le aree di confine esistenti ai margini dell’Ucraina sono un ammasso di etnie, lingue e culture tra le più disparate. Quello ucraino è uno stato multietnico artificiale, che ha funzionato fino all’altro ieri pur con qualche problema.

      Il tentativo di imporre con la violenza la visione di un solo gruppo, laddove il peso degli altri non è davvero trascurabile, non poteva portare altro che quello che abbiamo visto: il disfacimento dell’entità statale nei suoi costituenti. Personalmente non capisco questo delirio balcanico. Secondo me farebbero meglio a tenersi ben stretto il loro staterello appiccicato col nastro adesivo, che è meglio di qualsiasi alternativa disponibile. Ma è solo una impressione personale.

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