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giovedì 29 Luglio 2021

Africa, le indicazioni geografiche a servizio della democrazia

In breve

  • Le indicazioni geografiche (IG) hanno il potere legale di difendere il patrimonio culturale di un popolo.
  • L’Africa subsahariana, grazie alle sue vaste zone rurali, è ricca di potenziali IG.
  • Il riconoscimento delle IG nella regione incontra però i limiti di un continente con vaste aree ancora non sviluppate.
  • Grazie alla collaborazione con l’Unione Europea, si sono fatti passi in avanti per la commercializzazione dei prodotti africani.

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Caffè Lungo – Il riconoscimento delle indicazioni geografiche nei Paesi meno sviluppati è a tutti gli effetti un nuovo strumento a servizio della democrazia, della lotta all’insicurezza alimentare e dello sviluppo delle zone rurali. Su questo tema, l’Africa lancia una strategia continentale e fa sentire la sua voce.

MOLTO PIÙ CHE UN’INDICAZIONE GEOGRAFICA

Legando la qualità e la reputazione del prodotto alla sua origine geografica, l’indicazione geografica (IG) non solo rende meno probabili eventuali tentativi di clonazione del prodotto, ma ne protegge anche legalmente l’identità e il valore umano e ambientale. Questo significa difenderne le tecniche di lavorazione, la conoscenza della materia, le particolari condizioni climatiche che favoriscono la sua crescita e le risorse umane coinvolte nel processo. È infatti ormai evidente che l’origine territoriale può essere uno strumento strategico e legale a servizio della sostenibilità e dello sviluppo, e perché no, anche della democrazia. Si pensi, infatti, alle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo, culle di milioni di piantagioni variegate e del piccolo artigianato, sconosciute ai più, dove i produttori, ignari del valore sotteso ai propri prodotti, continuano a vivere nella povertà. Ebbene, non è difficile immaginare che rivoluzione sarebbe per loro e per quelle economie meno avanzate e guidate per lo più dal settore primario riuscire a far crescere la propria reputazione nel mercato internazionale attraverso i propri prodotti dovutamente protetti da regole commerciali.

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Fig. 1 – Il rooibos, il cui infuso è conosciuto anche come tè rosso africano, è uno dei prodotti agricoli più noti del Continente

LE INDICAZIONI GEOGRAFICHE IN AFRICA SUBSAHARIANA

In generale i benefici derivanti dalla registrazione e protezione delle IG nei Paesi meno avanzati sarebbero molteplici: dalla promozione dello sviluppo rurale attraverso la creazione di impiego e guadagno per gli agricoltori, all’accesso al mercato internazionale per i prodotti locali, anche sulla scia del recente Trattato di Libero Commercio Continentale Africano (AfCFTA); dalla preservazione dell’eredità intellettuale, della cultura e dell’ambiente alla prevenzione da contraffazioni. Nell’Africa subsahariana esistono due Organizzazioni per la difesa della proprietà intellettuale, la OAPI (Organisation Africaine de la Propriété Intellectuelle) e la ARIPO (African Region Intellectual Property Organization). Tutti i Paesi subsahariani, con l’eccezione del Sud Sudan, fanno inoltre parte della WIPO (World Intellectual Property Organization). Nonostante il costante impegno delle Istituzioni internazionali nell’armonizzare i propri sistemi al fine di cooperare e promuovere lo sviluppo delle IG nella regione, solo 3 delle 145 potenziali IG presenti in Africa subsahariana sono state registrate dall’AOPI: il miele bianco di Oku e il pepe bianco di Penja in Camerun e il caffè Ziama di Macenta in Guinea. Altri prodotti sono stati invece riconosciuti da Paesi stranieri, fra i quali ad esempio il rooibos del Sudafrica, o catalogati nei registri della FAO. È stato dimostrato che le IG in Africa subsahariana, quando legalmente certificate e distribuite, hanno prodotto un incremento delle vendite e del guadagno, essendo stata riconosciuta l’unicità del prodotto a livello locale e internazionale. Dunque, perché solo 3 su 145?

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Fig. 2 – Un’immagine da una coltivazione di cipolle in Camerun

QUALI SONO I LIMITI?

In primo luogo ogni Paese possiede una legislazione separata e differente per le IG e nonostante abbiano tutti firmato l’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs), molti di loro non hanno ancora scelto se omologarsi al regime di certificazione americano o europeo. L’assenza di armonia istituzionale e di un accordo sul metodo da utilizzare compromette enormemente la realizzazione di un regime comune per il riconoscimento dei diritti sulla proprietà intellettuale. In secondo luogo la certificazione e la protezione di una IG richiedono risorse economiche e un rigido controllo, fattori difficilmente riscontrabili nella regione. Questo processo, poi, necessita della collaborazione e della solidarietà di tutta la comunità del territorio interessato, specialmente fra gruppi di produttori, dinamiche tutt’altro che scontate in un continente in cui pochi centesimi talvolta fanno la differenza. Non meno importante è il limite culturale ed educativo: nelle zone rurali, scollegate dai centri urbani, molti agricoltori e artigiani non sono a conoscenza né delle opportunità economiche che potrebbero avere, né del reale valore di ciò che producono. Essi infatti, non sentendosi parte della value chain di produzione, nella maggior parte dei casi non sono purtroppo nemmeno consapevoli dei diritti che, in quanto lavoratori, dovrebbero proteggere loro e la loro attività.

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Fig. 3 – L’angolana Josefa Leonel Correia Sacko ha la delega all’Economia rurale e all’Agricoltura nella Commissione dell’Unione Africana

NUOVE PROSPETTIVE

Una delle iniziative più recenti atta a sviluppare le indicazioni geografiche protette per i prodotti agroalimentari africani è la Strategia continentale dell’Unione Africana per le Indicazioni geografiche in Africa 2018-2023. È stata adottata nell’ottobre del 2017 ed è il risultato della volontà di cooperazione fra Unione Europea e Africa in questo settore. Il comitato consultivo è infatti formato dall’OAPI, dalla ARIPO e dalla Commissione europea. I principali obiettivi di questo programma sono l’incremento della food security, lo sviluppo delle zone rurali, la preservazione del territorio e del patrimonio culturale rendendo i produttori consapevoli del valore dei propri prodotti e delle IG e il tentativo di armonizzare i diversi regimi di registrazione. Inoltre è anche prevista la creazione di un sito web che fornisca assistenza tecnica e funga da database dei prodotti e delle loro caratteristiche. La più grande sfida rimarrà comunque creare una visione africana condivisa sul tema che possa confrontarsi con le grandi Organizzazioni internazionali e colmare i vuoti che impediscono una piena realizzazione di quella che in fondo non è altro che democrazia agricola e artigianale.

Francesca Carlotta Brusa

Photo by RobertoVi is licensed under CC BY-NC-SA

Francesca Carlotta Brusa
Francesca Carlotta Brusa

Francesca Carlotta Brusa, 24 anni, da Imola, Emilia-Romagna. Giovane laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli a Roma, curiosa lettrice di geopolitica e appassionata di tematiche riguardanti l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Amante dell’Africa, del cibo, dei cani e delle passeggiate, ma anche di un sacco di altre cose, fra cui gli Avengers e i libri che si basano su fatti realmente accaduti.

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