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lunedì 12 Luglio 2021

Le politiche cinesi di lotta alla Covid-19: successo reale o apparente?

In breve

  • La Cina sembra essere uno dei pochi Paesi al mondo ad aver gestito con successo la pandemia di Covid-19. Nonostante i dubbi sui dati ufficiali, il successo è evidente e va attribuito principalmente all’immediata reazione, alla ricerca e all’isolamento dei contagi.
  • I confini sono stati parzialmente chiusi e tutte le persone in entrata nel Paese vengono sottoposte a rigidi controlli sanitari.
  • Un’applicazione è stata creata per monitorare la potenziale diffusione del virus via telefono, ma la misura è vista anche come un strumento per controllare spostamenti e preferenze delle persone.
  • Sanzioni molto severe sono inflitte a chi nasconde i sintomi della Covid-19 perché mette a repentaglio la vita di altre persone. Tali metodi coercitivi servono anche al Governo cinese per rivendicare la propria legittimità politica di fronte alla popolazione.

 

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AnalisiIn quasi tutto il mondo i morti e i contagi da Covid-19 sono in continuo aumento. La Cina è invece tra i pochi Paesi che sembrano avere la situazione sotto controllo. Quali sono le ragioni del suo successo? 

RICERCA E PREVENZIONE DEI CONTAGI

La Cina, considerata l’epicentro della pandemia, ha quasi 1,4 miliardi di abitanti e ha avuto, secondo i dati più recenti, circa 87mila contagiati e 4.640 morti. In Europa, con una popolazione inferiore ai 514 milioni di abitanti, ci sono oltre 10 milioni di contagiati e circa 550.500 morti. Come è possibile?
L’informazione e i mezzi di comunicazione in Cina sono controllati dal Governo, che può falsare le notizie e influenzare l’opinione pubblica. Nonostante i dubbi, però, i dati presentati da Pechino sembrano abbastanza solidi e bisogna quindi analizzare in dettaglio le ragioni dietro l’apparente successo delle politiche anti-Covid cinesi. 
Il contenimento della pandemia è da attribuire a diversi fattori, e tra essi l’aspetto culturale ha una grande rilevanza. I cinesi in generale hanno un grande senso di responsabilità soprattutto nelle  questioni collettive. Le disposizioni sulla condotta e sul comportamento sanitario dettati dalle Autorità sanitarie sono molto dettagliate e chiare. Il sistema di controllo istituito per individuare e fermare i contagiati è molto efficiente. Per esempio a fine ottobre in seguito a un piccolo focolaio trovato a Qingdao sono stati somministrati test di massa a 2,8 milioni di persone in sole 24 ore. 
Lo scorso mese nell’aeroporto di Shanghai sono stati individuati tra gli operatori cargo due persone positive al virus. Le Autorità hanno disposto l’immediato tampone ai 17mila lavoratori, bloccando le attività aeroportuali per quasi 2 giorni.

Fig. 1 – Visitatori allo SNIEC (Shanghai New International Expo Center) di Shanghai, ottobre 2020 | Foto: Mao Lingyi

CHIUDERSI È LA MIGLIORE DIFESA

Secondo le Autorità sanitare, attualmente i contagi da Covid giungono dall’estero. Per questo le normative per entrare in Cina sono diventate molto stringenti, soprattutto per gli stranieri. 
A settembre il Governo ha sospeso il rilascio di visti d’ingresso a tutti i i Paesi con alti tassi di contagio come l’Italia, la Francia e gli USA. Dal 5 novembre chiunque voglia entrare in Cina è costretto a compilare la “Dichiarazione di salute”, a fare almeno 48 ore prima un tampone per la negatività alla Covid e un altro per la ricerca di anticorpi IgM. Atterrati nel Paese tutti i passeggeri sono costretti a fare un altro tampone rapido. Se negativi sono portati in strutture ricettive per il periodo di quarantena, se positivi i contagiati vengono portati in ospedale. 
Durante il periodo di soggiorno l’ospite deve segnalare giornalmente il suo stato di salute tramite semplici questionari. Di fronte a un caso sospetto viene eseguito immediamente il tampone. La quarantena solitamente dura 15 giorni, ma può variare a seconda della città di destinazione. Per esempio a Shanghai il viaggiatore, raggiunto il proprio domicilio, può essere costretto a prolungare la quarantena di altri 7 giorni. I vicini di casa vengono infatti allertati e sono questi ultimi a decidere sul suo prolungamento se non sereni. 

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Fig. 2 – Persone in coda a Qingdao per fare il test per il Covid, ottobre 2020

IL QR CODE DELLA SALUTE 

Per monitorare i contagi da coronavirus il Governo cinese  ha creato un programma chiamato “QR della Salute” (随申码), un’applicazione che è integrata a Wechat, la piattaforma di messaggistica che può registrare in tempo reale gli spostamenti dell’utente. 
Il “QR della Salute” è in pratica un QR code (codice a barre bidimensionale) necessario se si vuole utilizzare o entrare in una struttura pubblica. Il QR code è di color verde se lutente è ritenuto sano e non ha avuto contatti recenti con persone contagiate. Se invece un utente è affetto da coronavirus, la sua icona è modificata dal sistema sanitario, che la farà colorare di rosso. Nel frattempo tutte le persone che sono state vicine a lui nei giorni precedenti, o che sono state in zone a rischio, si troveranno allertati. Il colore verde del loro QR diventerà di color giallo. Gli utenti sono invitati immediatamente a mettersi in quarantena ed effettuare un tampone. 
Seppur molto utile dal punto di vista sanitario il QR code è visto anche come un mezzo per controllare gli spostamenti e le preferenze delle persone. L’utente può disattivare la connessione internet durante i propri spostamenti, ma per accedere ai servizi pubblici o sociali come palestre o metro è poi costretto a registrarsi utilizzandolo. Insomma, molti la considerano una violazione del diritto alla privacy.

Fig. 3 – Un esempio di quarcode verde della app “QR della Salute”

NORME E SANZIONI CAPITALI

Un altro fattore chiave del successo della lotta alla pandemia è che in Cina esiste ancora la pena di morte. Sono molti i reati che possono essere puniti con esecuzioni capitali: omicidi, corruzione aggravata, concussione, rivolte armate contro lo Stato, ecc. Nella lista è inclusa il mettere a rischio la vita delle persone con gesti o comportamenti superficiali. E, per esempio, nascondere i sintomi della Covid-19 può equivalere a mettere in pericolo la sicurezza pubblica. Il trasgressore può essere punito a seconda della gravità, ricevendo dalla reclusione di pochi mesi alla pena capitale.
In virtù di queste severe politiche e viste le imponenti operazioni di massa per contrastare la diffusione è facile pensare che la Cina abbia davvero un efficiente sistema di controllo e prevenzione sanitaria.
Infatti il Governo cinese è noto per il suo autoritarismo e per l’uso di metodi coercitivi. L’obiettivo è però quello di garantire la sicurezza e il benessere della popolazione, mantenendo quindi il consenso popolare. Quest’ultimo è alla base del “mandato celeste”, ovvero la legittimazione del potere di Pechino. E proprio un sondaggio condotto dal Daily Mail conferma quanto la popolazione cinese, nonostante non sempre d’accordo con gli eccessi del Governo, si sente tuttavia soddisfatta del suo operato. 

My Ding Hua

Unexpected meeting” by Go-tea 郭天 is licensed under CC BY

My Ding Hua

Nata nella città di Ho Chi Minh sono residente in Italia da quando avevo 5 anni. Ho una laurea triennale in Lingue, Culture e Società dell’Asia Orientale e una Laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (Asia-Europa) conseguito presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia. In coerenza con i miei studi, mi interesso di relazioni economiche, sociali e politiche tra i paesi asiatici  e i paesi membri dell’Unione Europea.

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