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mercoledì 28 Luglio 2021

Jeddah e la perenne vulnerabilità del Mar Rosso

In breve

  • L’ennesimo attentato terroristico a una petroliera nel porto di Jeddah non è stato ancora rivendicato, ma è probabile che Riyadh punti il dito contro i ribelli houthi, in un conflitto, quello yemenita, mai del tutto risolto.
  • Jeddah è una delle città più all’avanguardia della penisola saudita, anche grazie alla presenza dei terminal portuali e petroliferi della Saudi Aramco, la multinazionale di Stato del petrolio e del gas.
  • Quello che ci si chiede e se questi eventi possano rappresentare l’inizio di una escalation in un’area molto importante per diversi attori.

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In 3 sorsi – L’ennesimo attacco terroristico a una petroliera ancorata nel porto di Jeddah evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture critiche saudite nei pressi del confine yemenita, a causa di un conflitto con i ribelli houthi ancora in corso. Jeddah è solo uno dei vari centri nevralgici che si affacciano sul Mar Rosso, un mare sempre più affollato per la compresenza di più potenze economiche nell’area.

1. GLI HOUTHI COLPISCONO ANCORA?

Alle prime luci dell’alba dello scorso 14 dicembre, nel porto di Jeddah un’imbarcazione di modeste dimensioni è stata lanciata contro la petroliera BW Rhine, di proprietà dell’azienda di Singapore Hafnia, causando un’esplosione e un conseguente danneggiamento della carena. La nave, sotto contratto della Saudi Arabian Oil Company, che proveniva dal porto saudita di Yanbu e trasportava più di 60mila tonnellate di greggio, al momento dell’esplosione si trovava in rada (termine nautico che indica una zona prospiciente una struttura portuale in cui le imbarcazioni possono ancorare in attesa prima dell’ingresso in porto). Nessuno dei 22 membri dell’equipaggio è stato colpito e nonostante le Autorità saudite riferiscano che una modestissima quantità di petrolio possa essere fuoriuscita in mare, l’attacco non ha prodotto danni significativi. Nonostante non sia ancora stato rivendicato, l’evento è solo l’ultimo di una serie di attacchi terroristici perpetrati nei confronti di Riyadh. Infatti lo scorso 24 novembre, sempre a Jeddah, i ribelli houthi avevano bersagliato con un missile Quds-2 uno stabilimento della Saudi Aramco. E il giorno successivo un’altra petroliera venne colpita, questa volta nella città di Shuqaiq, più vicina al confine con lo Yemen. La vulnerabilità di questa zona della penisola saudita è proprio dovuta al “pantano” militare in cui Riyadh si trova, a causa di un conflitto il cui termine è purtroppo lontano.

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Fig. 1 – La moschea Shafei ad al-Balad, nella parte storica della città di Jeddah, Arabia Saudita

2. IL PORTO SAUDITA PER ECCELLENZA

Conosciuta in Medio Oriente come la “Sposa del Mar Rosso”, Jeddah è un importante centro commerciale nel Paese e tappa fondamentale per coloro i quali vogliono intraprendere l’hajj, il pellegrinaggio in uno dei luoghi sacri dell’Islam. Jeddah, infatti, si trova nell’area geografica denominata Hijaz, da sempre fulcro religioso e commerciale per il principale centro della penisola: La Mecca. In particolare è il suo porto, localizzato su vie di comunicazione marittime tra l’oriente e l’occidente, a rappresentare una punta di diamante per l’economia saudita, in quanto porta d’ingresso di circa il 65% delle importazioni di Riyadh. Inoltre è una delle basi, se non la più importante, della multinazionale del petrolio e del gas saudita, la Saudi Aramco, grazie ai suoi terminal petroliferi e portuali che qui hanno sede e che hanno favorito l’aumento del transito giornaliero di barili di greggio verso Mar Mediterraneo, Stati Uniti e Asia: da 1,5 nel 2014, a 6,2 milioni nel 2019. Proprio la presenza a Jeddah della sesta multinazionale al mondo per introiti, quindi, è verosimilmente la causa di quanto successo pochi giorni fa.

Fig. 2 – Un’antica cartina geografica raffigurante le terre che si affacciano sul Mar Rosso | Fonte: Wikimedia

3. UNA FUTURA ESCALATION?

Quello che ci si chiede è se questi episodi rimarranno isolati o se costituiscano elementi di una futura escalation nell’area del Mar Rosso. Si tratta di una zona fortemente contesa da un punto di vista geo-strategico, sia per la presenza di numerosi giacimenti petroliferi sottomarini, sia come porta d’ingresso al Mar Mediterraneo. La sponda orientale dello stretto di Bab el-Mandeb è controllata dai ribelli yemeniti houthi, mentre sulla sponda occidentale, a Gibuti, i cinesi presenziano la loro prima base militare fuori dalla madrepatria. Port Sudan, oltre a permettere all’economia sudanese di avere voce in capitolo tramite i suoi terminal petroliferi, ospiterà prossimamente anche la prima base nave russa dai tempi dell’Unione Sovietica. Oltre all’Arabia, all’Egitto e all’Eritrea, persino Israele e Giordania hanno accesso a queste acque, rispettivamente con le città di Eilat e Aqaba.
Gli atti di terrorismo diretti contro i centri nevralgici della zona rappresentano un rischio per la sicurezza e la stabilità delle forniture energetiche non solo saudite, ma dell’economia globale. Non è dunque così scontato che questi eventi possano costituire l’inizio di una possibile escalation nell’area, data la sua importanza strategica per numerosi attori. La salvaguardia di questo mare rappresenta il comune denominatore dei Paesi coinvolti e a tal proposito sono state intraprese diverse iniziative. Un esempio è la formazione di un organo, fortemente voluto dall’Arabia Saudita, che si occupi della salvaguardia della sicurezza del Mar Rosso e del Golfo di Aden, includendo l’Egitto, la Giordania, l’Eritrea, lo Yemen, il Sudan, Gibuti e la Somalia, con l’obiettivo di aumentare la cooperazione tra questi Paesi riguardo alle minacce alla stabilità e al commercio. Infine la risoluzione della questione yemenita risulta un elemento essenziale per ridurre la possibilità che nuovi attacchi possano perpetrarsi e minare la stabilità e l’economia dell’area.

Alessandro Manda


Immagine di copertina: Photo by Pixabay is licensed under CC0

Alessandro Manda

Nato a Napoli, classe ’87, cresciuto a Civitavecchia. Laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di storia, geopolitica e affari internazionali. Alla continua ricerca di metodologie per mettere alla prova le mie conoscenze, ho frequentato Corsi di Perfezionamento presso l’Istituto Affari Internazionali – IAI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI e seguito corsi in e-learning presso la School of Oriental and African Studies – SOAS di Londra e il Middle East Institute di Washington.

 

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