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martedì 19 Ottobre 2021

L’Iran arricchisce la sfida agli USA

In breve

  • L’Iran ha annunciato che procederà con l’arricchimento dell’Uranio-235 fino a livelli del 20% circa, in violazione di quanto stabilito dal JCPOA
  • Tale livello di concentrazione non basta per un ordigno nucleare, ma rappresenta comunque il superamento di buona parte delle difficoltà tecniche del processo
  • L’Iran intende la mossa come strumento di pressione diplomatica

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RistrettoLa decisione dell’Iran di procedere all’arricchimento dell’Uranio-235 fino al 20% potrebbe essere una sfida alla prossima Amministrazione Biden, con lo scopo di spingerla a ritornare all’accordo sul nucleare (JCPOA).

Il primo gennaio l’Iran ha annunciato che procederà con l’arricchimento dell’Uranio-235 fino a livelli del 20% circa presso il suo sito nucleare sotterraneo di Fordow, in violazione di quanto stabilito dal JCPOA. Dal punto di vista diplomatico questa mossa ha probabilmente lo scopo di spingere gli USA (in particolare la prossima Amministrazione Biden) a ritornare al JCPOA stesso, mostrando in maniera tangibile i rischi di un mantenimento della situazione attuale. Aspetti diplomatici a parte, è bene capire perché tale soglia sia rilevante. Tecnicamente una percentuale di arricchimento del 20% non è ancora sufficiente per una bomba atomica convenzionale: servirebbe un’arricchimento all’85-90% almeno. È vero che il 20% circa può essere sufficiente per una “bomba sporca”, ma si ritiene che questo non sia l’obiettivo di Teheran e lo vedremo tra poco. In teoria, anzi, l’utilizzo principale di uranio-235 arricchito al 20% (più precisamente il 19,75%) è per scopi civili nel reattore sperimentale di Teheran, che serve a produrre radionuclidi per uso medico e dunque non necessariamente con scopi bellici.
Perché la notizia è però considerata comunque preoccupante?
Il problema è proprio negli aspetti tecnici del processo di arricchimento: non solo nulla vieta all’Iran di proseguire l’arricchimento oltre il 20% (e dunque fino al weapon-grade del 90%), ma gran parte del lavoro (in questo caso si intende il termine tecnico “unità di lavoro separativo”) viene impiegato proprio per passare da 3,5% circa a 20% circa, mentre i passaggi successivi richiedono meno lavoro.
In termini più chiari, possiamo dire che gran parte della complicazione avviene per passare proprio da 3,5% a 20%, mentre il passaggio da 20% a 90% è relativamente più facile. Il che significa, in altre parole, che una volta raggiunto il 20%, anche se per motivi civili, il passaggio successivo al livello bellico di 90% risulta molto più semplice. È su questa preoccupazione che l’Iran gioca per spingere gli USA a tornare all’accordo (che, ricordiamo, obbligava Teheran a non arricchire al 20%, in cambio di uranio già arricchito per il reattore di ricerca).

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina: Photo by mostafa_meraji is licensed under CC BY-NC-SA

Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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