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venerdì 5 Marzo 2021

Che fine ha fatto Jack Ma?

In breve

  • Jack Ma, il magnate del tech cinese noto per la sua personalità istrionica, mantiene il silenzio stampa dopo l’intervento dell’antitrust cinese su Alibaba, in particolare sulla sua controllata Ant Financial.
  • All’ultimo Bund Forum di Shanghai Ma si è lasciato andare a critiche che, tanto nella forma quanto nella sostanza, sfidano la leadership del Partito Comunista Cinese e lo stesso Xi Jingping.
  • La risposta dell’establishment cinese, oltre alla cancellazione della IPO di Ant Financial e le indagini dell’antitrust, è passata anche attraverso i media ufficiali e i social, persino avvalendosi di messaggi “in codice”.

Dove si trova

Analisi La scomparsa di Jack Ma, patron di Alibaba, rappresenta il culmine di un’escalation governativa nei suoi confronti. In questa analisi cerchiamo di comprendere meglio le ragioni del lungo conflitto tra il brillante imprenditore e il Partito Comunista Cinese, sfociato addirittura in una sorta di rivalità personale con il Presidente Xi Jinping.

STAVOLTA JACK MA HA ESAGERATO

Il protagonismo di Jack Ma non è oggetto di dibattito: esibirsi in un assolo di chitarra elettrica (rigorosamente pre-registrato) vestito da rockstar, cavalcare sul palco una moto da biker con tanto di giacca di pelle, dare ogni sorta di spettacolo durante i maggiori eventi annuali di Alibaba e persino presenziare come giudice a una versione africana del reality “Shark Tank” da lui sponsorizzata – sono solo alcuni dei momenti in cui si può riconoscere una personalità a dir poco estroversa. In merito alla critica a Pechino, Ma non è nuovo a exploit piuttosto coloriti, a partire dal celebre “innamorati di loro, ma non sposarli” riferito al Governo cinese e pronunciato in una celebre intervista con il Wall Street Journal del 2014, al quale aggiungeva scherzosamente che i regolatori cinesi lo avrebbero “ucciso” (inteso, in quel frangente, come un “tarpare le ali”). Tuttavia lo scorso ottobre, al Bund Summit 2020 di Shanghai, parlando del ruolo che la controllata Ant Financial potrebbe avere per la piccola-media impresa cinese, Ma Yun (vero nome di Ma) sembra aver davvero esagerato.
Dopo aver definito il credit management come “l’essenza stessa della finanza” e i collateral e le altre forme di garanzia sul credito “roba da banco dei pegni”, ha citato lo stesso Xi Jingping – “Il Presidente Xi dice che il successo non deve consistere in me stesso” (frase che, tra le altre cose, richiama il sempiterno concetto secondo cui il successo e la gloria spettano al Paese, al Popolo e al Partito) – salvo poi utilizzare la citazione prima per elaborarne il contenuto – “Per come la vedo io, questa è una frase che richiama il senso di responsabilità verso il futuro e le nuove generazioni” – e poi persino per correggerne l’opinione: “Buona parte dei problemi della Cina contemporanea possono essere risolti con l’innovazione, ma le banche presteranno solo alle grandi compagnie da cui possono avere garanzie solide, non al piccolo imprenditore” mentre “l’innovazione, per essere tale, prevede un rischio finanziario di cui qualcuno deve prendersi la responsabilità”.
Se da una parte non è raro che qualcuno citi Xi in un discorso pubblico, dall’altra è impensabile, nella cultura cinese post-1949, citare il Chairman con l’obiettivo di sottolinearne una vera o presunta fallacia argomentativa: sempre e comunque, le parole di Xi e di qualunque altro Segretario del Partito sono pronunciate come esempio di virtù, declamate come venivano recitati gli estratti degli scritti o dei discorsi di Mao Zedong, perché nel citare la carica più alta dello Stato e del Partito c’è una solennità cerimoniale intrinseca che non può essere violata per nessun motivo, soprattutto per esprimere le proprie differenti vedute. Per questo motivo è opinione degli osservatori cinesi che Xi Jinping abbia percepito il discorso di Ma come un attacco alla sua leadership, portando a livelli intollerabili la sfida che Alibaba, data la sua mole finanziaria, già rappresentava per il PCC.

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Fig. 1 – Un lavoratore di Jinzhong, nella provincia di Shanxi, passa di fronte a un manifesto di propaganda che raccomanda di studiare il pensiero del Presidente Xi Jingping, ottobre 2020 

LA RESA DEI CONTI

Nonostante a novembre, durante l’ormai tradizionale festival dell’e-commerce “Double Eleven”, Alibaba vantasse vendite record per 74 miliardi di dollari, il NASDAQ mostrava al contempo un crollo dell’indice Baba a causa della “tempesta perfetta” scatenata dalla decisione last-minute dei regolatori cinesi: stop “per ragioni di stabilità del mercato” all’IPO di Ant Financial, che si prospettava ancora più ricca della storica IPO di Saudi Aramco.
La sfida di Ma Yun ai regolatori cinesi che abbiamo osservato qui sopra aveva luogo esattamente un mese prima della grande IPO, un mese in cui si è avuto tempo di riflettere sulle parole del tycoon, il quale ha definito i potenti della finanza cinese un “circolo per anziani” con una mentalità da banco dei pegni, rivolgendo allo stesso Xi Jingping un’inaccettabile “lezione pubblica” di economia. “Un sistema finanziario e degli investimenti che si focalizza sul controllo dei rischi, come quello cinese” – dice Ma al Bund Forum – “va a svantaggio delle opportunità per giovani imprenditori e Paesi in via di sviluppo”: un’affermazione del tutto incompatibile con la posizione cinese nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, sopratutto in Africa, dove Ma stesso è molto attivo. In quell’occasione, Ma si è spinto anche ad analizzare uno dei termini cinesi per “regolazione” (监管 jian guan), facendo notare che “i cinesi sono bravi nel management (guan). ma il sistema di supervisione (jian) è estremamente carente”. Nella cultura cinese addentrarsi nella semantica dei singoli caratteri è un artificio retorico normalmente utilizzato a scopo pedagogico: un affronto personale grave verso il Partito, da parte di un imprenditore nato e cresciuto con il favore degli stessi regolatori cinesi.
Alla fine è accaduto ciò che per molti versi era prevedibile. “Jack Ma è sparito” – l’allarme ha cominciato a serpeggiare sui social il primo gennaio, quando Alibaba ha inviato a sorpresa un altro executive a sostituire Ma nel ruolo di giudice del reality show imprenditoriale “Africa’s business heroes” – uno show che lo stesso Ma, il quale ama notoriamente apparire in pubblico da protagonista, ha contribuito a creare. A Reuters un portavoce di Alibaba parla di uno “schedule adjustment”, ma il contesto impone da subito cautela.

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Fig. 2 – Jack Ma conclude il suo mandato da Chairman del gruppo Alibaba esibendosi sul palco dei festeggiamenti per il ventesimo anniversario del gruppo, settembre 2019

DALLE STELLE ALLA PRIGIONE?

“Jack, tra dieci anni sarà eretto un monumento con una targa in tuo onore per ciò che hai fatto per il Paese, ma oggi ci tocca ucciderti.” Scherzava così Ma Yun con il Wall Street Journal nel 2014, prospettando anni ruggenti per il gruppo Alibaba e vantandosi di aver parlato faccia a faccia con gli AD di ciascuna delle 5 grandi banche di Stato, già allora molto restii ad abbracciare le liberalizzazioni e aperture del sistema che il tycoon proponeva.
In effetti, sul fatto che le frizioni con i vertici del PCC siano alla base del silenzio di Ma troviamo diversi indizi lasciati di proposito dallo stesso establishment, a partire da un post uscito sul feed Wechat di Xinhua News proprio mentre, il 2 novembre, Ma veniva convocato dalle Autorità cinesi per essere interrogato sugli affari di Alibaba. Il post è intitolato “non si può parlare a sproposito, fare come pare e piace, secondo il proprio volere” ed è accompagnato dall’immagine di un dipinto giapponese del 1972 intitolato “Nuvole fuggenti” che raffigura una nuvola a forma di cavallo nel cielo notturno, chiaro riferimento al nome 马云 (Ma Yun), che letteralmente significa “cavallo” e “nuvola”. Il messaggio tra le righe è che la gloria di Ma è solo una nuvola che verrà soffiata via se non si conformerà all’interesse nazionale.
Il concetto era stato chiarito già nell’articolo del People’s Daily Online del 2019 “non esiste l’era di Ma Yun, esiste soltanto un’era con Ma Yun al suo interno” (riportato da molti siti web cinesi, ma stranamente non più disponibile sul sito ufficiale del People’s Daily al momento della stesura di questo articolo) e viene ribadito nella recente comunicazione stampa del Governo cinese in cui si dice che Jack Ma sarebbe intento ad “abbracciare la supervisione”. Le parole utilizzate (拥抱监督 yongbao jiandu) significano proprio “abbracciare, stringere al petto” (yongbao è una parola di solito usata in contesti di calore affettivo o fervore ideologico) una supervisione, quest’ultima espressa nella sua accezione semantica più stretta, con un valore di “direzione” esterna che verrebbe imposta a Ma Yun o Alibaba: si tratta chiaramente di una frase pensata per schernire il tycoon e al contempo informare il pubblico del fatto che Ma si trova probabilente in Cina sotto l’attenta osservazione – e, forse, la custodia – delle Autorità giudiziarie competenti.

Federico Zamparelli

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Federico Zamparelli
Federico Zamparelli

Udinese per nascita e affinità calcistica, genovese nel cuore, cittadino del mondo anche se fa un pochino cliché. Ho studiato Scienze Diplomatiche al SID di Gorizia (Università di Trieste) e proseguito con una magistrale in Global Studies, in un programma di doppia laurea con la LUISS di Roma e la China Foreign Affairs University di Pechino. Ora frequento un corso intensivo di lingua e cultura cinese alla Tsinghua University di Pechino, perché proprio non riesco a resistere al fascino del “regno di mezzo”. Parlo correntemente inglese e francese, le mie aree di maggior interesse sono l’Africa e l’Asia – in particolare la Cina – e nel Caffè metto la mia passione per l’economia, l’high tech e le politiche energetiche.

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