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venerdì 5 Marzo 2021

Quale futuro per la democrazia a Hong Kong?

In breve

  • Gli attivisti di Hong Kong stanno diventando i nuovi rifugiati, soprattutto alla volta di Taiwan.
  • La Hong Kong Security Law limita i diritti umani e le libertà dei cittadini di Hong Kong, portando anche a nuove tensioni con gli Stati Uniti.
  • L’ondata di arresti successivi all’introduzione della nuova legge pone in discussione la democrazia a Hong Kong.

Dove si trova

Caffé Lungo L’introduzione da parte cinese della Hong Kong Security Law ha messo in serio dubbio la libertà di espressione e la democrazia a Hong Kong. Una nuova ondata di arresti scuote la città, mentre degenerano i rapporti con gli Stati Uniti.

I NUOVI RIFUGIATI DI HONG KONG

Si è verificato un avvenimento epocale per Hong Kong. La città, che era contraddistinta da una particolare vocazione ad attirare rifugiati da tutto il mondo, è ora protagonista della fuga dei propri cittadini, soprattutto alla volta di Taiwan. La mattina dello scorso 23 agosto, dodici attivisti di Hong Kong, con un’età compresa tra i 16 e i 33 anni sono stati intercettati e arrestati dalla guardia costiera cinese 70 chilomentri a sudest di Hong Kong, mentre in motoscafo tentavano di raggiungere Taiwan, per fuggire dalle persecuzioni sul proprio territorio. Hanno legami con i movimenti di protesta del 2019 e diversi erano ricercati dalle Autorità giudiziarie.
Centinaia di abitanti di Hong Kong si sono rifugiati già a Taiwan. Molti di loro ci giungono con mezzi regolari, mentre altri si affidano a metodi illegali, come nel caso dei dodici attivisti. Questi ultimi sono stati detenuti in Cina, a Shenzhen, per mesi dopo il loro arresto, ma senza specifici capi d’accusa. Infine sono giunte le imputazioni: attraversamento illegale di confine, che prevede un anno di carcere, e organizzazione di attraversamento illegale di confine, che prevede una pena più severa fino a sette anni.

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Fig. 1 – Conferenza stampa delle famiglie dei dodici attivisti hongkonghesi arrestati mentre cercavano di rifugiarsi a Taiwan, 28 dicembre 2020

LA HONG KONG SECURITY LAW E TENSIONI CON GLI STATI UNITI

In risposta alle proteste a Hong Kong, il 30 giugno 2020 Pechino ha imposto nella città la Hong Kong Security Law. La nuova legge composta da 66 articoli, che limita le libertà di Hong Kong e riduce le prospettive di democrazia, criminalizza secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere o esterne, prevedendo perfino la pena dell’ergastolo.
In risposta all’Hong Kong Security Law, gli Stati Uniti nel luglio 2020 hanno promulgato l’Hong Kong Autonomy Act, che impone sanzioni alle banche di Hong Kong che hanno transazioni con membri del Governo cinese che reprimono le proteste.
Gli Stati Uniti in precedenza avevano già tolto a Hong Kong la condizione di status speciale. In virtù di tale status, Hong Kong era considerata un porto franco, ovvero non erano applicati dazi nell’importazione o esportazione di merci e godeva di un regime doganale indipendente da quello cinese. D’ora in poi invece alla città verrà riservato un trattamento analogo a quello della Cina continentale. Significa che alle merci verranno applicati dazi addizionali. Da parte statunitense sono anche stati sospesi tre accordi bilaterali che riguardavano estradizione ed esenzione delle tasse sui profitti da spedizioni internazionali.
Gli Stati Uniti avevano già promulgato nell’ottobre 2019 l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, che condanna la repressione delle proteste da parte cinese. L’atto prevede sanzioni nei confronti della Cina e di esponenti governativi di Hong Kong considerati colpevoli di violazione dei diritti umani e aveva il compito di revisionare periodicamente la situazione politica della città per verificare se era opportuno mantenere lo status speciale di Hong Kong, condizione che ha ormai avuto termine.

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Fig. 2 – Attivisti pro-democrazia manifestano contro il Governo di Carrie Lam, 31 dicembre 2020

LA RECENTE ONDATA DI ARRESTI

Riguardo ai recenti sviluppi successivi all’introduzione della Hong Kong Security Law spiccano soprattutto l’arresto di Joshua Wong, ventiquattrenne leader del movimento studentesco, e quello di Jimmy Lai, magnate nel campo dei media e proprietario della testata giornalistica Apple Daily, che si è distinta per una forte vocazione pro-democrazia.
Joshua Wong e i compagni attivisti Ivan Lam e Agnes Chow, soprannominata la “dea della democrazia” o la “nuova Mulan”, sono stati arrestati per assemblea non autorizzata. Visto che i reati che vengono loro contestati hanno avuto luogo prima dell’entrata in vigore della nuova legge, hanno evitato l’ergastolo. Joshua Wong è stato condannato a tredici mesi e mezzo di carcere e mentre veniva portato via dopo la sentenza ha detto: “I giorni che ci attendono saranno duri, ma resisteremo”. Invece su Twitter, per tramite dei suoi avvocati, ha scritto: “Adesso ci stiamo unendo alla battaglia in prigione, con molti altri manifestanti coraggiosi, meno visibili, ma essenziali nella lotta per la democrazia e la libertà a Hong Kong”. Joshua Wong era già stato accusato per reati minori legati alle proteste del 2019 e in seguito all’entrata in vigore della Hong Kong Security Law ha abbandonato l’organizzazione Demosisto, che aveva fondato con Agnes Chow e della quale era segretario Ivan Lam.
Nello stesso giorno dell’arresto di Joshua Wong e dei suoi compagni attivisti, è stato arrestato anche il magnate Jimmy Lai, a capo della testata giornalistica Apple Daily, segnando un momento estremamente negativo per la libertà di stampa a Hong Kong. Già nel mese di agosto erano stati perquisiti gli uffici del giornale. Apple Daily si è distinto per le critiche nei confronti del Governo centrale di Pechino e delle Autorità di Hong Kong, specialmente la Chief Executive Carrie Lam.
Sempre in seguito all’introduzione della Hong Kong Security Law, il 6 gennaio 2021 sono stati arrestati bene 53 politici pro-democrazia con l’accusa di sovversione. Molti di loro rappresentano una classe politica che a lungo è stata esclusa dal Governo della città.

Nicol Betrò

DSCF0061” by Studio Incendo is licensed under CC BY

Nicol Betro
Nicol Betro

Laureata in Relazioni Internazionali con lingua cinese e inglese all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha lavorato per Invest Hong Kong, agenzia governativa di Hong Kong, dove si occupava di investimenti. Continua a coltivare una passione per la geopolitica, con aree di interesse la Cina e Hong Kong, coerentemente al suo percorso.

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