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domenica 19 Settembre 2021

UE-Cina: un’intesa iniziale sugli investimenti

In breve

  • Dopo 7 anni di trattative, UE e Cina hanno annunciato il raggiungimento di un’intesa iniziale sul Comprehensive Agreement on Investment.
  • L’accordo disciplina le principali criticità circa le condizioni di accesso al mercato e la parità di condizioni per gli operatori, prevedendo inoltre impegni su clima e diritti umani.
  • Nonostante le critiche, il CAI resta un importante passo verso relazioni commerciali più equilibrate.

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In 3 Sorsi Bruxelles e Pechino, non senza critiche e perplessità interne all’Unione e provenienti da oltreoceano, hanno raggiunto un’iniziale intesa politica sul Comprehensive Agreement on Investment.

1. RAGGIUNTA L’INTESA CON IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE

Il 30 dicembre, al termine del meeting virtuale tra il Presidente cinese Xi Jinping, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel – ai quali si sono uniti, inoltre, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron – Bruxelles ha annunciato il raggiungimento di un’iniziale intesa con Pechino sul Comprehensive Agreement on Investment (CAI), l’accordo sugli investimenti. Dopo 7 anni e 35 round di negoziati, la deadline definita nel corso del Summit UE-Cina dell’aprile 2019 è stata pertanto rispettata, segnando peraltro un ulteriore successo per il semestre a presidenza tedesca dell’UE. È da sottolineare che l’accordo – volto a creare un maggiore equilibrio nelle relazioni commerciali tra i due blocchi perseguendo l’obiettivo di reciprocità – ha acquisito nel 2020 rilevanza ancor maggiore in considerazione della nuova posizione assunta dalla Cina: nel terzo trimestre 2020, infatti, gli scambi UE-Cina hanno raggiunto i 425,5 miliardi di euro, permettendo così al gigante asiatico di superare gli Stati Uniti e diventare il primo partner commerciale di Bruxelles.

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2. COSA PREVEDE L’ACCORDO

La Commissione Europea, nel comunicato stampa diramato al termine del meeting virtuale, ha definito il CAI l’accordo più ambizioso che la Cina abbia mai concluso con un Paese terzo riguardo agli investimenti. Innanzitutto l’intesa di principio vincola la liberalizzazione degli investimenti in Cina e impedisce il ritorno alle precedenti condizioni di accesso al mercato per le imprese europee. In aggiunta è prevista l’eliminazione delle restrizioni quantitative, dei limiti di capitale e dei requisiti di joint venture in numerosi settori tra i quali il manifatturiero, i servizi finanziari, le telecomunicazioni, ricerca e sviluppo, la sanità privata e l’automobilistico. Bruxelles, d’altra parte, si impegna a migliorare l’accesso della Cina ad alcuni settori, rassicurando tuttavia che le sensibilità strategiche dell’UE saranno preservate nel CAI, così come verranno mantenuti il sistema di screening degli investimenti esteri e il Toolbox su 5G e sicurezza. In secondo luogo l’accordo contiene disposizioni volte al raggiungimento della parità di condizioni per imprese europee e cinesi: viene disposto l’obbligo per le imprese statali cinesi di agire in conformità con i requisiti commerciali e di fornire informazioni per verificare il rispetto di tali norme, l’obbligo di trasparenza sui sussidi nel settore dei servizi, il divieto di stabilire requisiti di investimento che impongano il trasferimento di tecnologia e di interferire nella concessione di licenze tecnologiche, la protezione delle informazioni aziendali riservate. Infine l’accordo include impegni da parte di Pechino circa l’attuazione dell’Accordo di Parigi e la ratifica, attualmente in sospeso, delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, pur non includendo alcun termine temporale. L’attuazione degli impegni previsti è garantita da un sistema di monitoraggio e di risoluzione delle controversie Stato-Stato.  

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3. VERSO L’ENTRATA IN VIGORE

Nonostante il raggiungimento dell’accordo di principio, la via verso l’entrata in vigore del CAI è ancora lunga e non priva di ostacoli. Occorrerà definire in dettaglio le disposizioni esecutive dell’accordo, procedere alla sua firma e infine alla ratifica da parte di Pechino e del Parlamento Europeo, con l’approvazione del Consiglio. Le crescenti preoccupazioni circa il mancato rispetto dei diritti umani e dei lavoratori da parte di Pechino rappresentano indubbiamente un possibile ostacolo alla conclusione del percorso: diversi gruppi politici all’interno del Parlamento Europeo hanno definito le norme incluse nell’accordo insufficienti a proteggere tali diritti e hanno annunciato la loro opposizione alla ratifica del CAI. Un’ulteriore criticità nasce da parte dell’assenza di disposizioni riguardanti la protezione degli investimenti, che tuttavia l’Unione si è impegnata a raggiungere entro due anni dalla firma dell’accordo. Infine alcuni Stati membri dell’UE hanno espresso perplessità circa le modalità frettolose di conclusione delle trattative e il format irrituale, che ha visto la partecipazione francese alle discussioni. Critiche e perplessità sono giunte altresì da oltreoceano: l’Amministrazione Biden, già alla vigilia dell’insediamento, aveva manifestato la preferenza per un approccio più coordinato nelle relazioni con la Cina. Ciò nonostante l’accordo raggiunto rappresenta sicuramente un passo fondamentale nello sviluppo di equilibrate relazione economiche tra Bruxelles e Pechino, pur in un contesto che rimane articolato e dialetticamente contraddistinto da profonde differenze e difficoltà.

Matilde Grandi

Photo by Artur Roman is licensed under CC0

Matilde Grandi
Matilde Grandi

Classe 1995, curiosa verso il mondo, appassionata di affari internazionali e forte sostenitrice del progetto europeo. Mi sono laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, trascorrendo un semestre a Parigi. Ho proseguito i miei studi a Londra con un master in EU Politics alla London School of Economics and Political Science, specializzandomi in relazioni internazionali dell’Unione Europea.

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